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Lucio Flavio Filostrato (172 circa – 247 circa), scrittore greco antico.

Indice

Vita di Apollonio di TianaModifica

IncipitModifica

I devoti di Pitagora di Samo dicono che non era nativo della Ionia, ma era stato un tempo Euforbo a Troia ed era rivissuto dopo la morte, avvenuta secondo il racconto di Omero. E narrano che egli rifiutava vestimenti tratti da animali morti, e che per mantenersi puro si asteneva da ogni cibo che avesse avuto vita, e dai sacrifici: non bruttava di sangue gli altari, ma le sue offerte erano focacce di miele e grani di incenso e canto di inni, poiché sapeva che gli dèi prediligono questi doni più che le ecatombe e il coltello disposto sul canestro. Egli s'incontrava infatti, dicono, con gli dèi e da loro apprendeva come a causa degli uomini provino piacere e di converso dolore; e di qui traevano origine i suoi discorsi sulla natura.

CitazioniModifica

  • Eusseno comprese che [Apollonio di Tiana] s'impegnava in un nobile proposito, e gli chiese da che punto avrebbe cominciato; ed egli rispose: «Dove cominciano i medici: purificando il ventre, essi ad alcuni prevengono le malattie, e altri conducono a guarigione». Dopo tali parole si astenne dal cibarsi di carne, dicendo che era impura e appesantiva la mente; e si nutriva di frutta secca e di verdure, sostenendo che è puro tutto ciò che la terra produce direttamente. Affermava inoltre che il vino è sì una bevanda pura in quanto proviene agli uomini da una pianta coltivata, ma che si oppone all'equilibrio della mente poiché turba l'etere che è nell'anima.
    Dopo avere in tal modo purificato il ventre, scelse di non portare calzatura alcuna, e si vestì di un abito di lino rifiutando le vesti fatte con pelli d'animale; si lasciò crescere la chioma, e viveva nel tempio. (I, 8; p. 67)
  • Volendo una volta cacciare le fiere nelle riserve dove i barbari tengono leoni, orsi e pantere, il re chiese ad Apollonio di unirsi alla caccia; ma egli rispose: «Ti dimentichi, o re, che non assisto neppure ai tuoi sacrifici? Tanto più che non è un piacere tendere insidie ad animali torturati e resi schiavi contro la loro natura». (I, 37; p. 98)
  • Domandò dunque Apollonio se conoscessero anche sé stessi: ritenendo che pure lui [Iarca], come i Greci, considerasse cosa difficile il conoscere sé stesso. Ma egli, smentendo la previsione di Apollonio, rispose: «Noi conosciamo tutto appunto perché, prima di ogni altra cosa, conosciamo noi stessi: infatti nessuno di noi potrebbe accedere a questa sapienza, senza conoscere prima sé stesso». E Apollonio, ricordando ciò che aveva sentito da Fraote e come gli aspiranti alla filosofia iniziassero mettendo alla prova sé stessi, si trovò d'accordo con questo discorso: tanto più che si era convinto di ciò pure grazie alla propria esperienza. (III, 18; p. 154)
  • Apollonio [...] espose il motivo per cui praticava la sapienza: affermava di praticarla per conoscere gli dèi e per convivere con gli uomini, in quanto conoscere gli altri è più difficile che conoscere sé stessi. (IV, 44; p. 217)

BibliografiaModifica

  • Filostrato, Vita di Apollonio di Tiana, a cura di Dario Del Corno, Adelphi, Milano, 1978.

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