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La mente di un uomo di Stato

raccolta di aforismi di Niccolò Machiavelli raccolti e rielaborati da Stefano Bertolini

La mente di un uomo di Stato, raccolta di aforismi di Niccolò Machiavelli, rielaborati e pubblicati da Stefano Bertolini nel 1771.

Indice

IncipitModifica

Niccolò Machiavelli
a Bernardo suo figlio

Leggete, figlio mio, in queste poche carte più volumi delle fatiche mie di tanti anni, ed immensi delle fatiche altrui di tanti secoli, e notate, ancor giovane, il pensare di un capo canuto. So che taluno ha sputato veleno contro gli scritti miei, perché ha dato il suo giudizio sopra ciascuno, e non sopra tutti insieme, e perché ha mirato più alle parole che alla mente, come se si potesse giudicare dirittamente di un lavoro, o di scienza o di arte, da una sola parte e non dal tutto, e giudicare dalle tinte e non dal disegno. Queste sentenze, quando voi siate più amato dal cielo di me, saranno a voi di assai ammaestramento per trattare le faccende sicuramente, e condurle a fine lieto.[1]

Francisci Petri Del Nero
An. 1622

Capitolo II, Guerra e paceModifica

  • Le armi si debbono riservare in ultimo luogo, dove, e quando gli altri modi non bastino.[2] (III; p. 1159)
  • Quella guerra è giusta, che è necessaria.[3] (IX; p. 1159)
  • Si ricordino i prìncipi, che si cominciano le guerre quando altri vuole, ma non quando altri vuole si finiscono.[4] (XII; p. 1159)

Capitolo V, LeggiModifica

  • Dalle buone leggi nasce la buona educazione.[5] (VIII; p. 1161)
  • Dalla buona educazione nascono i buoni esempi.[5] (IX; p. 1161)

Capitolo XI, Precetti e sentenze nobiliariModifica

  • Gli uomini non buoni temono sempre che altri non operi contro di loro quello che pare loro meritare.[6] (XX; p. 1165)

NoteModifica

  1. Tale lettera fittizia venne scritta dallo stesso Bertolini. Cfr. Opere complete di Niccolò Machaivelli, p. 1157: «Finalmente l'arricchi con una elegante lettera dedicatoria, la quale, creata sul tavolino del Collettore, si finge scritta dal Machiavelli stesso al figlio, con una tale perfetta conformità di stile, da illudere il pubblico, e qualunque più avveduto conoscitore dello stile dell'autore. E per meglio sostenere il lodevole inganno, e dare a questo lavoro una vernice di legittimità, appose sotto la lettera una piccola nota, mediante la quale potesse immaginarsi che fosse stata trovata fra le carte di Francesco del Nero. Sapendo di far cosa grata ai lettori, riportiamo qui la lettera, che è la seguente.»
  2. Cfr. Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, libro II, cap. XXI: «Non è per questo che io giudichi che non si abbia adoperare l'armi e le forze; ma si debbono riservare in ultimo luogo dove e quando gli altri modi non bastino.»
  3. Cfr. Istorie fiorentine, libro V, cap. VIII: «Sono solamente quelle guerre giuste che sono necessarie, e quelle armi sono pietose dove non è alcuna speranza fuora di quelle.»
  4. Cfr. Istorie fiorentine, libro III, cap. VII: «Comincionsi le guerre quando altri vuole, ma non quando altri vuole si finiscono.»
  5. a b Cfr. Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, libro I, cap. IV: «Né si può chiamare in alcun modo con ragione una republica inordinata, dove siano tanti esempli di virtù; perché li buoni esempli nascano dalla buona educazione, la buona educazione, dalle buone leggi; e le buone leggi, da quelli tumulti che molti inconsideratamente dannano: perché, chi esaminerà bene il fine d'essi, non troverrà ch'egli abbiano partorito alcuno esilio o violenza in disfavore del commune bene, ma leggi e ordini in beneficio della publica libertà.»
  6. Cfr. Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, libro III, cap. VI: «[...] principi non buoni temono sempre che altri non operi, contro a loro, quello che par loro meritare [...]»

BibliografiaModifica

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