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La gabbianella e il gatto

film di animazione del 1998 diretto da Enzo D'Alò

La gabbianella e il gatto

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Titolo originale

La gabbianella e il gatto

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 1998
Genere animazione, drammatico, musicale
Regia Enzo D'Alò
Soggetto Luis Sepúlveda (dal romanzo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare)
Sceneggiatura Umberto Marino
Produttore Columbia Pictures
Doppiatori italiani
Note
Musiche: David Rhodes

La gabbianella e il gatto, film d'animazione del 1998, regia di Enzo D'Alò.

Indice

FrasiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Continuiamo a lavorare, | cresceremo sempre più. | Mentre gatti molleggiati, | croccantini mandan giù. | La fatica che facciamo, | presto ci compenserà, | il momento si avvicina, | presto sarà nostra tutta la città. (Grande Topo)
  • Vuoi sentire come ho cambiato la mia poesia sui gabbiani? "Ma il loro piccolo cuore, | lo stesso degli equilibristi, | per nulla sospira tanto, | come per quella pioggia sciocca, | che quasi sempre porta il vento, | che quasi sempre porta il sol." (Poeta)
  • A quei tempi non potevamo circolare liberamente per la strada. Ma un grande giorno, quando fu troppo, ci mobilitammo in massa e li facemmo ritornare al loro posto. [riferendosi ai cani] (Colonnello)
  • Quello è il petrolio, la maledizione degli umani. (Gabbiano)
  • Siamo gatti, | siamo noi. | Siamo gatti, | beati noi. (Gatti in coro)

DialoghiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Kengah: Che strani... che cosa sono tutti quei lenzuoli colorati sulle navi?
    Igor: Bandiere. Gli umani le chiamano così. A ogni bandiera corrisponde una nazione e a ogni nazione una lingua diversa.
    Kengah: Ah sì? E come fanno gli umani a capirsi tra di loro quando parlano?
  • Kengah: Con le ultime forze che mi restano, voglio cercare di deporre il mio uovo. Ma devo chiederti di farmi tre promesse.
    Zorba: Uovo? Promesse? Ma lascia perdere. [si accinge ad andarsene]
    Kengah: Io sto morendo! Non posso più aspettare, ti prego.
    Zorba: Va bene, prometto, prometto. Ma che cosa?
    Kengah: La prima promessa che ti chiedo, è di non magiare l'uovo.
    Zorba: D'accordo e che cos'altro?
    Kengah: Poi, promettimi che ne avrai cura finché non nascerà il piccolo. E in ultimo, ti prego, promettimi che gli insegnerai a volare.
    Zorba: Volare? Ma io sono un gatto.
    Kengah: Però hai un cuore grande come quello di un gabbiano. Fai ciò che ti ho chiesto.
    Zorba: Va bene, va bene, te lo prometto. Ora vado a cercare aiuto.
  • Fortunata: Tu non sei la mia vera mamma, non è vero, Zorba?
    Zorba: No, Fifì. La tua mamma era una gabbiana giovane e coraggiosa. Lei era leggera, elegante e nobile, come tutte le creature che sanno volare.
    Fortunata: Ma io ho paura di volare.
    Zorba: Non devi temere ciò che è nella tua natura, Fifì. Ti prometto, che quando sarai pronta, io sarò vicino a te.
  • Zorba: Guarda. Si vede il cortile dove sei nata e là c'è il museo di Diderot.
    Fortunata: Ho tanta paura.
    Nina: Forza gabbianella, so che hai paura, io non riesco neanche a guardare giù. Non ti dimenticare che tu hai le ali e chi ha le ali non ha paura dell'altezza o di qualunque ostacolo possa incontrare. Se hai le ali, non c'è niente che può fermarti. Puoi volare fino a lassù, fino alla luna. Vola piccolo gabbiano, vola.
    Zorba: Fallo per noi gatti, non abbiamo mai volato. Sii tu il primo gatto volante.
    Fortunata: Ti voglio bene, Zorba.
    Zorba: Anch'io, Fifì. Coraggio, vola.

Voci correlateModifica

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