Karch Kiraly

ex pallavolista, ex giocatore di beach volley e allenatore di pallavolo statunitense

Charles Frederick Kiraly (1960 – vivente), allenatore di pallavolo, ex pallavolista ed ex giocatore di beach volley statunitense.

Karch Kiraly (2014)

Citazioni di Karch KiralyModifica

  • Dici che sono il migliore di tutti, forse addirittura il migliore di tutti i tempi? Beh, io a questa cosa non ho mai pensato. Non mi sono mai detto: eh, Karch, tu sei il più grande. Non è importante, non è fondamentale. Vedi, nello sport conta solo il risultato. Il risultato della squadra. Io faccio parte di un gruppo. Se il Messaggero [Ravenna] avesse perso lo scudetto, che significato avrebbe avuto sentirmi raccontare che sono il più bravo? Nessun significato. lo non mi sono mai alzato la mattina con l'idea di essere the best. No, non mi interessa. Davvero.[1]

Una vita per il volley

Citato in Alessandro Brugnolo, rivistacontrasti.it, 18 gennaio 2017.

  • Il talento da solo non basta. Servono allenamento mentale e olio di gomito.
  • Allenati all'impossibile per essere pronto all'imprevedibile.
  • [Sulla pallavolo] Tutto quello che oltrepassa la rete si può prendere.

Citazioni su Karch KiralyModifica

  • Ho imparato tantissimo nell'anno in cui mi sono allenato e ho giocato con quel fenomeno che si chiama Kiraly. Un conto è quando un allenatore ti racconta come fare una difesa, un altro è vedere uno come Karch, che ha vinto due volte l'Olimpiade, buttarsi per terra anche alle 9 del mattino per raccattare qualsiasi pallone: in allenamento tanto quanto in partita. Vedere lui che faceva quelle cose ti "obbligava" a fare altrettanto, giusto per non sentirti proprio una merda. (Andrea Gardini)
  • Ho parlato con Dio. Si, proprio con Lui. No, non sono andato a Gerusalemme. Non ho scalato il Monte Sinai. [...] Ho parlato con Dio, si. Con il nostro "God", il Signore delle Palestre, il Più Grande Giocatore dell'Era Moderna e poi basta maiuscole, altrimenti chi mi legge fa indigestione. Però chiedo scusa all'inizio, chiedo scusa anticipatamente: frequento i teatri e i teatrini della pallavolo da quasi vent'anni, diciamo dal 1975. Ho visto cialtroni e buffoni, cani e porci, Campioni e bidoni. Ho visto Savin giovane e Zaytsev vecchio. Ho visto fuoriclasse e giovani promesse, devastanti bombardieri ed eccezionali difensori, centrali iper efficaci e palleggiatori sopraffini. Ma Dio no, non l'avevo mai visto sul parquet. Fino ad una sera tiepida d'ottobre, era il 1986 e a Parigi-Bercy si giocava la finale mondiale tra Usa e Urss. In campo c'era un certo Kiraly. Se ne parlava e se ne scriveva, si: ma fino a quella notte sotto sotto eravamo tutti convinti che a Los Angeles [1984] gli americani avessero conquistato l'oro solo perché non c'erano i sovietici. Credo che Karch avesse avvertito il clima, le perplessità, i sospetti. Non era bastata nemmeno l'impresa di Coppa del Mondo, nel 1985, a spese dei sovietici. Ci voleva il trionfo iridato. Kiraly fornì una prestazione sensazionale. In tribuna facevamo la bocca a culo di gallina: stupiti, sbalorditi, persino sbigottiti. Era troppo grande, quell'americano di origini ungheresi. (Leo Turrini)
  • Vorrei che ogni giocatore fosse come Kiraly: sembra che ti mangi, ha le vene gonfie, non molla mai, ti urla in faccia, ti fa sentire che è lui il più forte (Julio Velasco)

NoteModifica

  1. Dall'intervista di Leo Turrini, Bello e possibile, Pallavolo Supervolley, giugno 1991; citato in Amarcord 1991: Il personaggio Karch Kiraly, volleyball.it, 30 marzo 2020.

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