Julia Kristeva

linguista, psicanalista e filosofa francese

Julia Kristeva (1941 – vivente), linguista e scrittrice, psicanalista e filosofa francese, di origine bulgara.

Julia Kristeva nel 2016

Citazioni di Julia KristevaModifica

  • [...] come nel vero teatro, senza trucco né maschere, rifiuti e cadaveri mi mostrano ciò che devo respingere definitivamente per sopravvivere.[1]

«Non credenti, niente paura»

Intervista di Lorenzo Fazzini, Avvenire, 24 marzo 2011.

  • Ci troviamo in un periodo in cui il dialogo tra cristiani e umanisti è molto importante.
  • L'umanesimo deve trovare una ricchezza propria più profonda e un rapporto nuovo con i sistemi morali.
  • Anche le fedi, di solito dogmatiche, siano capaci di mettersi in gioco.
  • Di fronte alla deregulation morale del mondo degli show e del capitalismo, che legge tutto in senso produttivo, rischiamo di perdere il senso della vulnerabilità della persona.
  • Abbiamo bisogno della tenerezza cristiana e dobbiamo far leva sul cristianesimo per sconfiggere quel mondo che vuole negare il dolore.
  • Voglio dirlo ai miei amici laici: "Non abbiate paura della religione". Voi avete i modi per pensare il bisogno religioso senza la paura di essere inghiottiti dall'oscurantismo.
  • Possiamo far meglio di Voltaire, superando gli abusi della religione e guardando il positivo del credere.
  • Agli studenti va offerto un ventaglio di conoscenze religiose; l'insegnamento religioso deve essere garantito con basi scientifiche.
  • Solo il cristianesimo, tra i monoteismi, ha promosso l'idea dell'universale dove si assiste al rovesciamento dell'unico Dio su tutte le sue creature.

«Uniti, non sottomessi». Come rifondare il matrimonio

Intervista di Stefano Montefiori, Corriere delle Sera, 8 settembre 2016.

  • Nella storia recente della cultura francese abbiamo due o tre esempi di coppie date come modello, coppie surrealiste come Nadja e André Breton, dove la donna è allo stesso tempo mito, strega e vittima, oppure la coppia Beauvoir e Sartre, e poi ancora Elsa Triolet e Aragon, incensati dal partito comunista. Poi si è capito che questi miti si fondavano su errori, abbiamo conosciuto la sofferenza di Beauvoir rispetto alla mancata maternità, o la fuga di Aragon verso l'omosessualità. Non c'è un modello possibile, quel che conta è mettersi in discussione.
  • Ci possono essere "all'esterno" delle relazioni sessuali e sensuali che rispettano il corpo e la sensibilità del partner principale. È questa la fedeltà. E non stare sempre insieme, o non conoscere alcun altro uomo e alcuna altra donna.
  • La maternità ha scosso le femministe, le ha divise. Simone de Beauvoir diceva che un bambino era un tumore che divora la donna, che avere un bambino significa sottomettersi al patriarcato. All'estremo opposto c'è l'idea di sottomettere la donna al ruolo di riproduttrice della specie. Bisognerebbe evitare entrambi gli estremi e indagare a fondo la questione della passione materna. Ma non abbiamo abbastanza strumenti, l'umanesimo secolarizzato non ha un discorso sulla maternità, siamo vittime sia del rigetto, sia del discorso religioso, con il modello della Vergine Maria, il burqa o non so che altro. È la prossima sfida delle scienze umane accompagnare le donne nel loro desiderio di maternità, o di non maternità.

Incipit di I samuraiModifica

Consegnò due valigie di cuoio sciupato color foglia morta al banco dei bagagli, sfiorò con le labbra le guance umide di mamma e papà, dedicò a Dan una strizzata d'occhio che poté passare per amorosa, ascese senza girarsi la scaletta del Tupolev, restò due ore e mezzo nell'aereo senza sognarsi di guardare l'orologio – la testa vuota e solo il sapore di tannino del tè in bocca – e atterrò in una Parigi grigia e melmosa.[2]

NoteModifica

  1. Citato in AA.VV., Il libro del femminismo, traduzione di Martina Dominici, Gribaudo, 2019, p. 187. ISBN 9788858022900
  2. Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937

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