Jonathan Franzen

scrittore e saggista statunitense

Jonathan Franzen (1959 – vivente), scrittore e saggista statunitense.

Jonathan Franzen nel 2008

Citazioni di Jonathan Franzen

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  • La prima cosa che la lettura insegna è come stare da soli.
The first lesson reading teaches is how to be alone.[1]
  • Lo sentiva aprire e chiudere i cassetti al piano di sopra. I figli erano l'unica cosa di cui...[2]
  • [Su David Foster Wallace] Non esisteva scrittore vivente dotato di un virtuosismo retorico più autorevole, entusiasmante e inventivo del suo. Arrivato alla parola numero 70 o 100 o 140 di una frase sprofondata dentro un paragrafo lungo tre pagine e intriso di umorismo macabro o di autocoscienza favolosamente reticolata, sentivi l'odore di ozono esalare dalla precisione scoppiettante del costrutto che lui impartiva alle frasi, dal destreggiarsi fluido e calibratissimo tra dieci livelli di dizione: alta, bassa, media, tecnica, avanguardistica, secchiona, filosofica, gergale, farsesca, esortativa, teppistica, sdolcinata o lirica. Quelle frasi e quelle pagine, quando riusciva a crearle, erano una dimora sincera, sicura e felice quanto ogni altra avuta in quasi tutti i venti della nostra conoscenza.[3]
  • Perché in quasi tutto il periodo della nostra conoscenza, l'interazione forse più intensa che ho avuto con Dave è stata quando ho letto da solo sulla mia poltrona, per dieci sere di fila, il manoscritto di Infinite Jest. È in quel libro che Dave, per la prima volta, ha orchestrato se stesso e il mondo secondo i suoi dettami. A livello più microscopico: sulla faccia della terra non si è mai visto un prosatore che usasse la punteggiatura con la passione e la minuzia di Dave Wallace. A livello più globale: ha sfornato un migliaio di pagine di amenità che, pur non mostrando mai un cedimento nella forma e nella qualità dell'umorismo, diventavano sempre meno spiritose, sezione dopo sezione finché, verso la fine, ti ritrovavi a pensare che tanto valeva intitolare il libro Infinite Sadness. Nessuno come Dave ha colpito nel segno.[3]
  • Quando indossava i panni del giornalista, Dave dava il meglio di sé se riusciva a trovare un tecnico – un cameraman al seguito di John McCain, un operatore in un programma radiofonico – elettrizzato all'idea di conoscere uno sinceramente interessato ai misteri del suo lavoro. Dave adorava i particolari in quanto tali, ma i particolari erano anche una valvola di sfogo per l'amore che teneva imbottigliato nel cuore: un modo per stabilire un legame, su un terreno intermedio relativamente sicuro, con un altro essere umano. Il che equivale, grosso modo, alla definizione di letteratura a cui io e lui siamo giunti tra una chiacchierata e uno scambio di lettere all' inizio degli anni Novanta.[3]
  • Se uno scrittore satirico intelligente come Kraus è popolare, vuol dire che il suo pubblico non lo capisce.[4]
  • Una delle grandi virtù adattative del nostro cervello, la caratteristica che rende la nostra materia grigia assai più intelligente di qualsiasi macchina finora inventata (l’ingombro hard disk del mio portatile o il world wide web che insiste a rievocare, nei minimi particolari, un sito di Beverly Hills 90210 il cui ultimo aggiornamento risale al 20.11.1998), è la nostra capacità di dimenticare quasi tutto quello che ci è successo.[5]
  • [Sull'attentato dell'11 settembre 2001] Fin dall’inizio l’ho considerato un evento minore.[6]

Da I liberal hanno più a cuore gli operai in Cina che in Ohio Perciò Hillary ha perso. Le istituzioni culturali? Finite. L'ultima? I Simpson

Intervista di Serena Danna, La Lettura, supplemento del Corriere della Sera, 9 aprile 2017, pp 2 e 4.

  • Quando sei troppo preso a stare nel mondo è difficile impegnarsi nella scrittura di un romanzo.
  • I romanzi muoiono quando diventano contenitori delle opinioni dello scrittore. Per questo sono allergico al concetto di romanzo politico, che vuol dire fare propaganda per chi la pensa come te. Io scrivo romanzi che possono essere letti da tutti, che non innescano un'identificazione di categoria nel lettore.
  • Perché mai io dovrei andare alle feste? Non voglio né incontrare la direttrice di una rivista né tantomeno portarmi a letto qualcuno: le uniche ragioni valide per andarci.
  • Sono circondato da persone convinte che gli elettori di Trump siano degli idioti.[7] Questo per me è incitamento all'odio: usano una parola per definire un'intera classe. 
  • Bill Clinton era contrario ai matrimoni gay perché pensava che i tempi non fossero maturi. Se fosse stato eletto ai tempi di Obama sarebbe stato favorevole, perché è un bravo politico. Quando le battaglie corrono troppo, a causa delle bolle che si creano nelle accademie e nelle comunità online, nascono voragini.
  • Potrei dire che Toni Morrison è un'istituzione [culturale] ma lontano dai campus quanti sanno chi è? Lo pensavo di "Time" perché aveva il coraggio di mettere Joyce in copertina e non per sensazionalismo. Oggi in copertina gli scrittori vanno solo se vendono tantissimo. La capacità di vendere è diventata la misura dell'autorità culturale.

Le correzioni

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Un fronte freddo autunnale arrivava rabbioso dalla prateria. Qualcosa di terribile stava per accadere, lo si sentiva nell'aria. Il sole era basso nel cielo, una stella minore, un astro morente. Raffiche su raffiche di entropia.

La sola cosa che non dimenticò mai fu come rifiutare. Tutte le correzioni di Enid erano state inutili. Era testardo come il giorno in cui l'aveva incontrato. E tuttavia quando morí, dopo averlo baciato sulla fronte ed essere uscita con Denise e Gary nella tiepida notte di primavera, Enid sentí che niente poteva più uccidere la sua speranza, niente. Aveva settantacinque anni e intendeva cambiare alcune cose nella sua vita.

Forte movimento

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  • Ma ogni persona ragionevole di questo paese non ha forse la responsabilità di dire alle televisioni e ai giornali: Adesso sei il mio nemico. Mi hai tradito. Non stai davvero dalla mia parte. Stai dalla parte del denaro e adesso ho capito chi sei e non ne voglio più sapere di te. (capitolo IV)
  • Ma viviamo in un mondo terribilmente venale. Le persone ragionevoli – gli artisti e gli intellettuali, i bravi giornalisti – devono scrivere per il "Times" e parlare alla Cbs, altrimenti lo faranno i loro nemici. E così i grandi mass media comprano scrittori e intellettuali con il ricatto. Ai mass media non gliene frega un cazzo della verità [...]. Sono semplicemente imprese commerciali che devono sempre fare soldi, non smettere mai di fare soldi e non offendere mai nessun gruppo. (capitolo IV)
  • L'estrema destra non andrebbe da nessuna parte se i media parlassero di ciò che bello e vero e giusto, invece di parlare di ciò che è politicamente realizzabile. L'estrema destra non è né bella né vera né giusta. Ha semplicemente la fortuna di essere considerata politicamente. (capitolo IV)
  • E così come esistono persone che non sentono i sapori, e così come il leader di una nazione di daltonici vive nella sua Berlino nera o Tokyo grigia o Casa Bianca e ride di quelli che dicono di provare sentimenti per il colore blu, voi dovete imparare a ridere di quelli che sono stati in montagna e dicono di aver percepito la presenza di un Dio eterno, e a rifiutare qualsiasi conclusione abbiano tratto da quella esperienza. (capitolo X)
  • E perché, con la scusa di essere genitori responsabili, state inculcando ai vostri figli lo stesso ethos del consumo, se i beni materiali non sono l'essenza dell'umanità: perché vi state assicurando che la loro vita sia ingombra di oggetti come la vostra, con doveri e paranoie e immissioni ed emissioni, così che l'unico scopo per cui avranno vissuto sarò quello di perpetuare il sistema, e l'unica ragione per cui moriranno sarà il fatto di essersi logorati. (capitolo X)
  • Una persona poteva ritrovarsi ad amare nemici e mendicanti e genitori ridicoli, gente che era stato così facile tenere a distanza e verso la quale, se in un momento di debolezza ci si lasciava andare ad amarla, si acquistava poi un'eterna responsabilità. (Capitolo XII)
  • In una società decadente si può scivolare a poco a poco nella brama di violenza, oppure venire lentamente trascinati verso la violenza dalla cultura del commercio. (capitolo XVII)

Incipit di Libertà

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Le notizie su Walter Berglund non vennero riprese dalla stampa locale — lui e Patty si erano trasferiti a Washington due anni prima, e ormai non contavano più niente per St Paul —, ma la nuova borghesia urbana di Ramsey Hill non era così leale alla propria città da non leggere il «New York Times». Secondo un lungo e assai poco lusinghiero articolo del «Nyt», Walter, nella capitale della nazione, aveva mandato a rotoli la propria vita professionale. I suoi vecchi vicini avevano qualche difficoltà a conciliare la descrizione del quotidiano («arrogante», «tirannico», «eticamente compromesso») con l'uomo generoso, sorridente e rubicondo dei loro ricordi, l'impiegato della 3M che risaliva Summit Avenue sulla sua bici da città nella neve di febbraio; sembrava assurdo che Walter, più verde di Greenpeace e cresciuto in campagna, fosse finito nei guai per connivenza con l'industria del carbone ai danni dei contadini. Ma nei Berglund, d'altra parte, c'era sempre stato qualcosa che non andava.

– Oh micetta, come sono contenta di sentire la tua voce, – disse la madre della ragazza al telefono. – Il corpo mi tradisce di nuovo. A volte penso che la mia vita sia solo una lunga serie di tradimenti corporali. – Non è così per tutti? – disse la ragazza, Pip. Ultimamente chiamava la madre a metà della pausa pranzo alla Renewable Solutions. Ciò le procurava un po' di sollievo dalla sensazione di non essere adatta a quell'impiego, di avere un impiego al quale nessuno poteva essere adatto, o di essere una persona inadatta a qualunque tipo di impiego; e poi, dopo venti minuti, poteva dire con sincerità di dover tornare al lavoro.

Solo quando il cielo riaprí le cateratte, quando la pioggia arrivata dall'immenso, buio oceano occidentale cominciò a battere sul tetto della macchina e il suono dell'amore coprí gli altri suoni, solo allora Pip pensò che forse ce l'avrebbe fatta.

Citazioni su Jonathan Franzen

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  • Non riuscirò mai a capire l'entusiasmo per David Foster Wallace e Jonathan Franzen. Ho finito da poco Freedom e mi sembra Pynchon in versione annacquata. (Harold Bloom)
  1. Da How to Be Alone: Essays, Farrar, Straus and Giroux, 2003, p. 178.
  2. Da Le correzioni. Citato in AA.VV., Il libro della letteratura, traduzione di Daniele Ballarini, Gribaudo, 2019, p. 328. ISBN 9788858024416
  3. a b c Da «Sai perché scriviamo? Per non restare soli», traduzione di Giovanna Granato, Corriere della Sera, 8 dicembre 2008.
  4. Citato in Marcello Veneziani, Imperdonabili, Venezia, 2017, p. 389, ISBN 978-88-317-2858-4
  5. Da Il cervello di mio padre, Internazionale, n. 469, 27 dicembre 2002, p. 30-32.
  6. 1 settembre 2010. Citato in Jonathan Franzen: “L’11 settembre un evento minore”, ilpost.it, 5 settembre 2010.
  7. Franzen nel 2017 vive a Santa Cruz, in California.

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