Jean-Baptiste Henri Lacordaire

religioso, giornalista e politico francese
Henri Lacordaire

Jean-Baptiste Henri Lacordaire (1802 – 1861), ecclesiastico e oratore francese.

Citazioni di Jean-Baptiste Henri LacordaireModifica

  • [Ai giovani] Abbiate un'opinione e fatela valere![1]
  • Dio, fratelli miei, impiega qualche volta mezzi diabolici.[2]
  • Il silenzio è, dopo la parola, il secondo potere del mondo. Io non ho più vita, fuor dell'avvenire e dell'eternità. Là spariscono tutte le vane ire dei partiti; là si acquista la forza di non pensarci nemmeno più.[3]
  • La forza è alle sorgenti; e lì voglio andare a cercarla. Sarà un lavoro lungo, giacché raccoglierò sulla mia strada tutto ciò che potrà servirmi per un'apologia del cattolicesimo, il cui quadro non è ancora determinato; ma i cui materiali debbono essermi dati dalla Scrittura, dai Padri, dalla storia e dalla filosofia. Gli scritti in difesa della religione, da me letti sino ad ora, mi sembrano, tutti quanti, deboli e incompleti. I teologi moderni non camminano senza guida. Così avviene nella Svizzera; un sentiero seguito da qualche celebre alpinista, lo prendono tutti; e intanto passano ignari accanto ad un altro sentiero che scoprirebbero nuove bellezze, ma che non è storico.[4]
  • Noi domandiamo in primo luogo la libertà di coscienza, cioè la libertà di religione piena, universale, senza distinzioni come senza privilegi; e di conseguenza, cosa che tocca noi cattolici, la totale distinzione della Chiesa dallo Stato [...] Questa separazione necessaria, senza la quale non esisterebbe per i cattolici nessuna libertà religiosa, implica da una parte, la soppressione del bilancio ecclesiastico, come noi abbiamo riconosciuto; d'altra parte, l'indipendenza assoluta del clero nell'ordine spirituale [...] Come oggi non può esserci nulla di religioso nella politica, così nella religione non deve esserci nulla di politico. [...] Inoltre, noi chiediamo la libertà di insegnamento, perché essa è un diritto naturale ed è, per cosi dire, la prima libertà della famiglia ; poiché senza di essa non esiste né libertà religiosa, né libertà d'opinione…[5]
  • Mia patria,
    nel mentre che voi perseguite con gioia e dolore alla formazione della società moderna, uno dei vostri nuovi figli, cristiano per fede e prete secondo la consacrazione tradizionale della Chiesa cattolica, viene da voi a reclamare la sua parte della libertà che avete conquistato, e che anche lui ha pagato [...] Mi rivolgo ad un'autorità che è la regina del mondo, la quale da tempo immemore, ha proscritto le leggi, ne ha stabilite delle altre, da lei dipendono le costituzioni, e le sue sentenze, un tempo sconosciute, vengono presto o tardi eseguite. È all'opinione pubblica che io domando protezione e la domando anche contro di essa, se ce ne fosse bisogno.[6]
  • Tra il forte e il debole, tra il ricco e il povero, tra il padrone e il servitore è la libertà che opprime, è la legge che affranca.[7]
  • Ho ritenuto la Rivoluzione del 1848 un atto di alta giustizia. [...] Pensavo che il tentativo d'instaurare un regime repubblicano in Francia sarebbe stato possibile in condizioni migliori rispetto al 1792. Ho accettato sinceramente questo tentativo. [...] Fu con questo intendimento che entrai all'Assemblea Nazionale e che mi posizionai all'estrema sinistra, al fine di dare immediatamente un segnale della mia adesione alla forma di governo che la forza degli avvenimenti stava imponendo in Francia. [...] Il 15 maggio scosse nelle fondamenta questa mia speranza, ciò mi ha rivelato che tutti i progetti e le passioni dovevano inevitabilmente sfociare nella guerra civile, in una lotta profonda, accanita, inevitabile, in cui l'estrema sinistra avrebbe giocato un ruolo del quale io non volevo per nulla al mondo assumerne le responsabilità. [...] I partiti monarchici rialzarono la testa; io non volevo servirli, non potevo farlo senza compromettere la religione. Ho ritenuto il ritiro la scelta migliore[8]
  • Che pericolo c'è se qualche cattolico propende un po' più vivamente per la democrazia? Chissà che essa non sia il futuro dell'Europa?[9]
  • Capii che nel mio pensiero, nel mio linguaggio, nel mio passato, in quello che mi restava da vivere, io ero una libertà, e che era giunta la mia ora di sparire insieme alle altre. Molti cattolici seguirono una linea diversa e, separandosi da tutto quello che avevano detto e fatto, si prostrarono con devozione davanti al potere assoluto. Questo scisma che non mi sento proprio di definire un'apostasia è sempre stato per me un grande mistero e un grande dolore.[10]

Citazioni su Jean-Baptiste Henri LacordaireModifica

  • Lacordaire accettò l'invito di Lammenais a collaborare all'Avenir, ma non fu mai un discepolo di quell'abate, essendo pervenuto alla precisazione delle sue idee di «cattolico penitente e liberale impenitente», per un processo spirituale autonomo, evolutosi, anche in seguito, entro margini diversi da quelli in cui era contenuto il pensiero lammenaisiano. Tra i due anzi non vi fu mai molta consonanza di idee e di affetti: erano due volontà robuste, due caratteri solidificati, che si controllavano, ma non si influenzavano. Nel duello spirituale per accaparrarsi l'anima generosa di Montalambert, la tenacia rettilinea di Lacordaire vinse. E se il giovane laico, nei primi anni, oscillò nella sua formazione fra i due sacerdoti, soggiogato dall'ammirazione per il maestro e attratto dall'affetto dell'amico, e se Lamennais, nel processo interiore delle sue ideologie si lasciò signoreggiare da un forte individualismo, che lo trasse fuori dalla comunione dei fedeli, Lacordaire seppe comprimere gl'impulsi della natura nello schema della disciplina e della tradizione cattolica, fuori della quale non comprendeva alcuna utile iniziativa sociale, riuscendo a valorizzare il comune programma entro l'ambito dell'ortodossia. (Igino Giordani)

NoteModifica

  1. Citato in Albino Luciani, Illustrissimi, Edizioni APE Mursia, 1979, p. 67.
  2. Citato in Focus, n. 83, p. 150.
  3. Da una lettera a Madame Swetchine. Citato nell'introduzione a Sofia Swetchine, Della pietà del cristianesimo, traduzione di Raffaella Por, introduzione di Angelina Marrucchi, note di Valentino Gambi, Edizioni Paoline, Bari, stampa 1962, p. 69.
  4. Citato nell'introduzione a Sofia Swetchine, Della pietà del cristianesimo, p. 63.
  5. Dal giornale L'Avenir, 7 dicembre 1830, articolo redazionale.
  6. Da Memoria per il ristabilimento in Francia dei Frati Predicatori, 1839.
  7. 1848; citato in Lorenzo Milani, lettera 29/50 del 30 ottobre 1950, in Progetto Lorenzo.
  8. Dalla lettera a Henri Maret del 21 settembre 1848.
  9. Dalla lettera a Charles de Montalembert del 7 novembre 1848.
  10. Da Testament du Père Lacordaire, ed. da Charles de Montalembert, Charles Douniol, Paris, 1870, p. 150.

BibliografiaModifica

  • Edoardo Martinelli (a cura di), Progetto Lorenzo: il maestro, Centro documentazione don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana, Firenze, 1998.

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