Jacques Le Goff

storico francese

Jacques Le Goff (1924 – 2014), storico e accademico francese.

Citazioni di Jacques Le GoffModifica

  • Bronisław Geremek ricorda che nell'Alto Medioevo il bando è stato considerato pena sostitutiva della morte. Esclusione dall'abituale ambiente di vita, l'esilio può essere una sorta di bando interiore, come quello che deriva dall'interdetto e dalla scomunica, esclusione di un uomo di un paese, dal beneficio dei sacramenti, privazione dei mezzi quotidiani di salvezza, allontanamento in un luogo dove il sacro non funziona più, dove non funziona più la chiesa.[1]
  • È anche grazie al culto mariano che la donna è stata rivalutata nelle società medievali.
  • Gli uomini e le donne, se sanno cogliere il piccolo dono di libertà, di libero arbitrio e di volontà efficace che la natura umana e la storia concedono loro, possono servirsene per cambiare il mondo e la società, faticosamente, attraverso alti e bassi, balzi in avanti e arretramenti, senza che niente sia definitivamente dato per scontato. La storia può essere, deve essere libertà.[2]
  • Il dovere dell'uomo medievale era di restare dove Dio lo aveva collocato. Elevarsi era segno d'orgoglio, abbassarsi peccato vergognoso. Bisognava rispettare l'organizzazione della società voluta da Dio e questa rispondeva al principio della gerarchia. Modellata sulla società celeste, doveva riprodurre la gerarchia minuziosa degli angeli e degli arcangeli che aveva descritto nelle sue opere il monaco orientale del VI secolo, tradotto in seguito in latino, conosciuto sotto il nome di Dionigi l'Areopagita (per gli storici moderni lo Pseudo-Dionigi). Secondo il suo grado di cultura, sotto forma dotta o popolare, l'uomo del Medioevo si è ispirato allo Pseudo-Dionigi, inserendosi in una concezione gerarchica della struttura del mondo.[3]
  • Il Medioevo ammetteva il male, purché si manifestasse al margine della società, lontano dal suo centro sacro.[4]
  • L'uomo d'oggi, anche quello che consulta veggenti e cartomanti, chiama degli spiriti ai tavolini che girano, partecipa a messe nere, riconosce una frontiera tra visibile e invisibile, naturale e soprannaturale. Non solo il visibile è per lui solo la traccia dell'invisibile, ma il soprannaturale, momento per momento, irrompe nella vita quotidiana: l'uomo medievale è circondato da continue «apparizioni». Non c'è linea divisoria, tanto meno barriera tra questo mondo e l'aldilà.[5]
  • La Chiesa medievale rifiutava la nudità, e con essa la maggior parte dell'arte antica che, soprattutto nella scultura, rappresentava corpi nudi. Con il Rinascimento in Europa, soprattutto nel Cinquecento, avviene la riscoperta dei nudi. Gli stessi che prima erano rappresentati negli affreschi delle basiliche soltanto nelle scene della resurrezione dei corpi.[4]
  • Per me, l'attuale papa Giovanni Paolo II è il Medioevo più la televisione.[6]
  • Piuttosto che volerlo sradicare del tutto, il cristianesimo ha sempre cercato di limitare il male attraverso la confessione e il pentimento.[4]
  • Se gli uomini del Medioevo hanno spesso ripetuto il verso del salterio – il libro dove gli alfabeti imparavano a leggere – «lo stolto disse in cuor suo: Dio non esiste» (Ps. 13, 1), la citazione abituale non doveva esser intesa che come una di quelle espressioni misteriose e incomprensibili proprie di un testo sacro.[7]

NoteModifica

  1. Da Introduzione a L'uomo medievale, a cura di Jacques Le Goff, Editori Laterza, Roma-Bari, 1987, p. 27. ISBN 88-420-2947-5
  2. Da Cinque personaggi del passato per il nostro presente, traduzione di Francesco Sircana, Ibis.
  3. Da Introduzione a L'uomo medievale, 1987, p. 37.
  4. a b c Da Il Medioevo e le radici dell'Europa, intervista di Silvia Luperini, la Repubblica, 17 gennaio 2007.
  5. Da Introduzione a L'uomo medievale, a cura di Jacques Le Goff, Editori Laterza, Roma-Bari, 1987, p. 31. ISBN 88-420-2947-5
  6. Da Intervista sulla storia, Trento, 1993.
  7. Da Introduzione a L'uomo medievale, 1987, p. 4.

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