Innominato

personaggio de I promessi sposi

Innominato, personaggio del romanzo I promessi sposi di Alessandro Manzoni.

L'Innominato in un'illustrazione di Francesco Gonin tratta dall'edizione del 1840 de I promessi sposi.

Citazioni dell'InnominatoModifica

  • [Al cardinale Federigo Borromeo] – Dio veramente grande! Dio veramente buono! io mi conosco ora, comprendo chi sono; le mie iniquità mi stanno davanti; ho ribrezzo di me stesso; eppure...! eppure provo un refrigerio, una gioia, sì una gioia, quale non ho provata mai in tutta questa mia orribile vita! (I promessi sposi)
  • «Quell'animale di don Rodrigo non mi venga a romper la testa con un ringraziamento; che... non voglio più sentir parlare di costei. L'ho servito perché... perché ho promesso: e ho promesso perché... è il mio destino. Ma voglio che me lo paghi bene questo servizio, colui. Vediamo un poco...» (I promessi sposi)

Citazioni sull'InnominatoModifica

  • L'Innominato. Montuoso e solitario, come il suo castello, il brigante innominato. Senza un amico né una donna. Con mani e sogni sporchi di sangue ma, nel cuore, un'«uggia» misteriosa, e insieme un barlume di bene e una nostalgia, come «la rimembranza della luce in un vecchione accecato da bambino» (detto per altri, ma vale per lui). Da qui la sua interminabile notte di passione, la sua doglia impervia e dolorosa, finché, in un'alba di cenere, l'uomo nuovo venga alla luce. Splendida rivitalizzazione d'un usato stereotipo gotico, nel segno di una coscienza religiosa che fra fede e ragione non esita a scegliere entrambe. (Gesualdo Bufalino)

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