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Citazioni sull'IRI, acronimo di Istituto per la Ricostruzione Industriale, ente pubblico italiano.

  • L'IRI aveva scopi «riparatori», era cioè (e resterà nei decenni, prima e dopo la caduta del fascismo) un ospedale o un ospizio per imprese in collasso, o malate, o senescenti. Varando l'IRI, Mussolini si diceva certo che esso avrebbe tonificato potentemente il mercato italiano. Nessuna intenzione di collettivizzare l'economia, anche se lo Stato si trovò in grado di controllare, come scriveva Gerarchia[1], i tre quarti del meccanismo produttivo industriale e agricolo, almeno per le grandi imprese. (Indro Montanelli e Mario Cervi)
  • L'I.R.I. non agisce secondo i criteri di un istituto finanziario di carattere privato giacché esso tiene costantemente presente in ogni operazione, oltre a tutte le considerazioni di ordine economico-aziendale, le considerazioni di ordine sociale e nazionale, scegliendo, fra le varie soluzioni tecniche che ogni operazione consente, quella che meglio corrisponde all'interesse del Paese. (Arturo Marpicati)
  • Non è mancato chi ha visto nelle finalità generiche dell'I.R.I. un pericolo: quello dell'eccessivo intervento dello Stato nel campo dell'economia privata, ritenendo inevitabile che la concessione dei finanziamenti dovesse portare alla assunzione – diretta o indiretta – della gestione delle imprese da parte dello Stato.
    Le finalità dell'I.R.I. sono precisamente opposte. Esso tende a far sì che in molte aziende italiane – finora controllate da determinati raggruppamenti – i risparmiatori partecipino direttamente al capitale. (Arturo Marpicati)

NoteModifica

  1. Rivista ufficiale del fascismo, fondata da Mussolini nel 1922.

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