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Hans Albert

filosofo, sociologo e insegnante tedesco

Citazioni di Hans AlbertModifica

  • [...] se si sostituisce all'idea della fondazione quella del controllo critico, vale a dire della discussione critica di tutti gli assetti problematici con l'aiuto di argomenti razionali, si rinuncia in effetti a certezze autocostruite, ma mediante un procedimento per prove ed errori – mediante, cioè, la costruzione, a titolo di ipotesi, di teorie controllabili, e mediante la discussione critica di queste ultime secondo punti di vista rilevanti – è possibile avvicinarsi alla verità, senza tuttavia raggiungere mai la certezza.[1]

Per un razionalismo criticoModifica

IncipitModifica

Chi si sforza di afferrare la natura della conoscenza o di tracciare una linea di demarcazione fra conoscenza genuina e sapere vero, da un lato, e mere opinioni, supposizioni e convinzioni soggettive, dall'altro, si troverà prima o poi alle prese con uno dei problemi centrali – se non proprio il centrale – della teoria della conoscenza: il problema della fondazione. Innanzi tutto, questo problema sembra rivestire una grande importanza per le scienze, costituendo queste un modello generale della conoscenza umana, sia per le loro procedure, sia per i loro risultati. Esse producono un sapere, del quale si afferma la maggiore sistematicità rispetto a quello della vita quotidiana, le migliori garanzie dal punto di vista metodologico, e soprattutto una migliore fondazione, che lo rende preferirei al sapere della vita di ogni giorno.

CitazioniModifica

  • Si pone immediatamente, se si prende seriamente questo principio, il seguente problema: se si riesce a conseguire un fondamento per tutto, si deve, a maggior ragione, conseguire un fondamento per le conoscenze alle quali si è ricondotta la concezione – l'insieme degli enunciati – da fondare. Questo porta a una situazione che genera tre alternative, tutte e tre inaccettabili, vale a dire a un trilemma, che per l'analogia che esso presenta col problema che il famoso barone si trovò a risolvere, abbiamo voluto chiamare "trilemma di Münchhausen"[2]. Si hanno pertanto le seguenti possibilità: 1. un regresso all'infinito, reso necessario dal fatto di dover risalire sempre più indietro alla ricerca dei fondamenti, ma che è in pratica irrealizzabile e non offre di conseguenza nessuna base sicura; 2. un circolo logico nella deduzione, che ha luogo per il fatto che nel processo di fondazione ci si rifà ad enunciati a loro volta da fondare, e che, essendo logicamente scorretto, non può in nessun caso condurre a fondamenti sicuri; 3. l'interruzione del procedimento a un certo punto, che in linea di principio è praticabile, ma che implicherebbe una sospensione arbitraria del principio di ragion sufficiente. (Da I. Il problema della fondazione. Il principio di ragion sufficiente e il trilemma di Münchhausen, pp. 22-23)
  • Karl Popper ha mostrato che il nocciolo di questa teoria ottimistica della conoscenza, che ispirò la nascita della scienza moderna, consiste nell'assunzione che la verità è manifesta e che basta aprire gli "occhi" per "vederla". "La verità può anche essere velata... Rimuovere il velo può essere facile; ma una volta che la nuda verità sta rivelata davanti ai nostri occhi, noi abbiano la facoltà di vederla, di distinguerla dalla falsità e di sapere che è la verità". Questa teoria della conoscenza che si può ritrovare anche in pensatori dell'antichità classica, era strettamente connessa, come Popper ha mostrato, con una teoria ideologica dell'errore, cioè con la concezione che l'errore ha bisogno di spiegazione, mentre la verità è autoevidente, e che le cause dell'errore vanno ricercate nell'ambito della volontà, dell'interesse, del pregiudizio. (Da I. Il problema della fondazione. La gnoseologia classica: intellettualismo e empirismo, pp. 25-26)
  • Il requisito avanzato dalla teoria classica che, per accedere alla conoscenza, si debba cominciare con l'eliminazione di tutti i pregiudizi, sembrerebbe implicare la necessità di neutralizzare in maniera radicale questo effetto di inerzia. Si tratta però di un'impressione illusoria. Si parte infatti da una valutazione utopistica della situazione conoscitiva umana, sottovalutando del tutto gli aspetti positivi che certi presupposti possono assumere nel processo cognitivo. I cosiddetti pregiudizi, che si annidano nelle abitudini mentali e nelle disposizioni speculative, non sono altro che punti di vista teorici che si sono formati in situazioni problematiche precedenti, anche nelle generazioni passate, e che costituiscono la base per il superamento di problemi successivi. L'opinione che tali punti di vista siano falsi è da respingere decisamente, per il solo fatto che si sono ereditati dalla tradizione o che si sono acquisiti sulla base di situazioni precedenti, è assai poco accettabile: essa costituisce un'argomentazione genetica negativa falsa. (Da II. L'idea della critica. Il pensiero dialettico: la ricerca di contraddizione, pp. 57-58)

ExplicitModifica

Questo metodo non crea la certezza, neppure quella di trovarsi dalla parte di quelle forze cui è affidato il senso della storia. Ma esso ci dà la possibilità di imparare dai nostri errori e di non rifiutare l'aiuto dei nostri simili, anche se hanno punti di vista, idee e esperienze diverse dalle nostre.

Citazioni su Hans AlbertModifica

  • Albert, nell'introduzione del suo "trattato"[3], contesta ai sostenitori degli indirizzi analitici (positivismo) ed ermeneutici (esistenzialismo) l'inconciliabilità di razionalità e impegno, per contro critica ai fautori degli indirizzi dialettici (marxismo) l'asserita semplicità e inscindibilità di nessi, che tuttavia riconosce, tra razionalità e impegno. Per superare l'angustia di questi indirizzi, Albert propone il "razionalismo critico" della Filosofia di Karl Popper, suo riconosciuto maestro, che consentirebbe di conciliare razionalità e impegno. La via dovrebbe essere quella di "un impegno critico per un pensiero razionale". (Lillo Gullo)

NoteModifica

  1. Citato in Lillo Gullo, Conoscenza e impegno: le proposte del razionalismo critico, Verifiche, Anno III, Numero 2, Giugno 1974, p. 215.
  2. Il barone di Münchhausen è il protagonista del romanzo eponimo di Rudolf Erich Raspe di cui si dice che sia riuscito a cavarsi da una pozza di fango tirandosi per i capelli Cfr. voce su Wikipedia.
  3. Hans Albert, Per un razionalismo critico, Società editrice il Mulino, Bologna, 1973.

BibliografiaModifica

Hans Albert, Per un razionalismo critico, Traduzione di Eva Picardi, Società Editrice il Mulino, Bologna, 1973.

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Voci correlateModifica