Guy-Toussaint-Julien Carron

scrittore e presbitero francese

Guy-Toussaint-Julien Carron (1760 – 1821), scrittore e presbitero francese.

L'abate Carron in una stampa ottocentesca

Compendio della vita di Luigi XVI re di FranciaModifica

  • Quando è giunto sul palco [Luigi XVI di Francia] vuol parlare al popolo; ma la sua voce è soffocata dallo strepito de' tamburi. Non furono intese se non queste parole: Popolo, io muoio innocente. Poi rivolgendosi verso gli esecutori, loro disse: Miei Signori, io muoio innocente di tutto ciò che mi è imputato: desidero che il mio sangue possa render stabile la felicità de' Francesi.
    Dopo quelle poche parole, Luigi pose tranquillamente la testa sotto la guillotine. La falce mortifera cadde due volte; la prima volta il re, ferito troppo vicino alla testa perché questa potesse essere troncata, mandò un grido doloroso: finalmente il sacrifizio dell'innocente è compiuto, l'atrocissimo parricidio è consumato. (pp. 146-147)
  • [Luigi XVII di Francia] Era dotato di qualità molto belle così di anima come di corpo, e le grazie della sua innocenza e vivacità furono gran conforto e ricreazione alla real famiglia nel carcere del Tempio. Conosceva appieno lo stato lagrimevole di sé e della sua famiglia, e un giorno che certo Mercereaut, muratore di professione, e allora commissario al carcere del tempio, gli disse: Sai tu bene che la libertà ci ha fatti liberi, e siamo tutti quanti eguali? l'augusto fanciullo rispose: Eguali finché vorrete; ma in questo luogo non potete persuaderci che la libertà ci abbia fatti liberi. E in così dire volgeva uno sguardo al prigioniero suo padre. (pp. 249-250)
  • Tornando alla voce che Luigi XVII morisse avvelenato, dirò che quantunque altri indizi ancora si potessero riferire a confortare simile opinione, pure rimane incerto se gli scellerati ad opprimere l'innocente abbiano[1] aggiunto questo mezzo del veleno agli altri indubitati e certissimi che ho finora narrati, cioè i trattamenti crudeli e spietati. (p. 267)
  • [Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena] L'accusarono bensì i furbi e implacabili nemici del trono di Luigi XVI, e tanto si adoperarono con discorsi e libelli calunniatori, che d'una principessa buona, semplice e adorabile ne fecero un obbietto d'odio ed esecrazione alla credulità della gente. E questo infernale artifizio di diffamazione quanto nocque alla Francia, agevolando la gran rivolta del regno, altrettanto afflisse e martoriò la regina, la quale nel suo anno trigesimo quarto era già intieramente canuta. Allora fu che si fece dipingere, e donando questo ritratto a madama di Lamballe sua amica, di sua mano vi scrisse in fondo questo motto: incanutita per le sue sventure. (p. 270)

NoteModifica

  1. Nel testo "abbiamo".

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