Girolamo Li Causi

politico italiano (1896-1977)

Girolamo Li Causi (1896 – 1977), politico italiano.

Girolamo Li Causi

Citazioni su Girolamo Li Causi

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  • [Nel 1944 a Villalba] Andavamo a sfidare il boss Calogero Vizzini. Quando Li Causi cominciò a parlare di sfruttamento da parte della mafia, si scatenò l'inferno: spari, bombe; lui venne ferito a una gamba e restò claudicante per sempre. (Emanuele Macaluso)
  • Girolamo Li Causi, primo segretario comunista siciliano, aveva passato quindici anni in carcere, dal 1928 al 1943 per attività antifascista. Uscito di galera, era diventato uno dei dirigenti del Clnai, il Comitato di liberazione nazionale dell'Alta Italia. Nato nel 1896 a Termini Imerese, vicino Palermo, si era trasferito a vivere in Veneto. Togliatti, appena rientrato dall'Urss, l'aveva rimandato in Sicilia per riorganizzare il partito e metterlo alla testa delle lotte contadine. L'età, l'esperienza, la lunga permanenza in carcere, ne avevano fatto un politico che, a dispetto della fede stalinista connaturata a un uomo della sua generazione, poteva concedersi largi margini di libertà, anche rispetto alle indicazioni di partito. Per esempio, aveva nominato dirigente del Partito comunista un anarchico, Accursio Miraglia. Così in Sicilia la sua parola d'ordine era stata quella dell'unità delle forze antifasciste e autonomiste contro il predominio della vecchia classe dirigente e della mafia che ne garantiva gli interessi. (Marcello Sorgi)
  • Nei piani di Li Causi la rivoluzione nelle campagne doveva essere, dunque, prevalentemente tecnica e legale. Soprattutto, non doveva sottostare a pregiudizi ideologici. Di conseguenza, incurante del disorientamento che accompagnava ogni suo gesto, Li Causi cominciò a costruire, per l'aspetto tecnico della battaglia che si proponeva, un rapporto straordinario con un esperto di problemi agricoli, l'ingegner Mario Ovazza. Era un ex ufficiali degli arditi, nazionalista, mutilato e medaglia d'argento nella Prima guerra mondiale. Quanto di più lontano dal capo partigiano rispedito in Sicilia da Togliatti. Eppure, reclutato a dispetto delle sue idee, secondo Li Causi, poteva dare un contributo concreto per uscire da un'agricoltura, quella siciliana, destinata a stento alla sopravvivenza. (Marcello Sorgi)

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