Giovanni Maria Cattaneo

Giovanni Maria Cattaneo (? – 1503), umanista italiano.

GenuaModifica

  • [Sui liguri] [...] in tutto il mondo nessun popolo più forte | per coraggio o per abilità solca il mobile mare, | nessun altro marinaio fa staccare da riva tante | navi, nessuno le fornisce di miglior armamento, | così che, come grandi città sui flutti, Nettuno le vede | affrontare le improvvise tempeste dei venti.
  • Infatti fuori dalla città [Genova] dalla parte sinistra sorgono | numerose ville, diresti meglio regali dimore | fabbricate dalle abili mani dei Ciclopi. | A tal culmine di ammirazione giunge la loro costruzione | che diresti superino se stesse, perché la villa si erge | non meno maestosa della casa cittadina: se ammiri l'estrema | arditezza delle costruzioni o il marmo delle pareti, | le ornarono le Grazie, le dipinsero le varie Napee, | le posero intorno una verde corona le Driadi.
  • Tanto può la diligenza dei genovesi che Venere celeste | vorrebbe preferire all'amata Cipro, a Cnido e a Pafo, | da dove solevano muovere i passi i veloci Fauni, Genova | e vi si affretterebbero il veloce Amore ed Adone.
  • Se dalla campagna ritorni alla bella città | e ti piace andare sul mare tranquillo, smetti di rasentare | la costa e volgi la tua imbarcazione verso l'estremità del porto | là dove, affinché la flotta non venga distrutta da impetuose ondate, | protende verso il mare e i suoi bracci di solida pietra | e gli si oppone il molo, contro cui si abbatte l'onda | spezzata e dove le carene sostano sicure. | Ogni tipo d'imbarcazione penetra nel porto ed i cittadini | gioiscono che carica di merci, lontana dal fragore delle | bombarde e della tromba di guerra, entri nel sicuro approdo.
  • Dall'altra parte sulla sommità di una roccia si eleva verso il cielo | una torre che con una lampada richiama qui di notte i marinai | erranti; posta in alto protegge il porto e la città | una fortezza di recente costruzione, come una grande isola staccata | dalla dura pietra presso la montagna, che nessuna forza umana | e nessun ingegno può abbattere, nessuna crudele carestia | domare, nessuno assediare con l'aiuto di una flotta.
  • [Su Genova] Non ammirerai tanto altri porti sul mare | che la natura generosa ha creato curvati ad arco, | o straordinaria città [...]
  • Inoltre dal grembo di Genova ogni anno suole | emigrare un così gran numero di giovani e tanti uomini | che, se la gente ligure, sparsa per tutte le terre | potesse dirsi trasferita in una sola colonia | dove il sole con la sua luce continua illumina i mortali, | e potesse radunarsi insieme, richiamata da tutte le parti, | occuperebbe regioni e campi con spazio molto maggiore | di quello che il Varo con la Magra per lungo tratto, | il Po ed il mare racchiudono in uno spazio troppo angusto.
  • [Su Genova] O terra famosa per le imprese e ricca di virtù, | che coltivi luoghi aridi per natura e superi con l'arte | ogni avversità, opera che ti innalzi tra tante cose ammirevoli, | che percorri tutto il mondo con le solide navi | e esporti ed importi cose utili alla vita umana, | del cui potere la Propontide rispetta il ricordo, | sii felice!

BibliografiaModifica

  • Giovanni Maria Cattaneo, Genua, 1514, estratto da G. Bertolotto, in Atti della Società Ligure di storia patria, XXIV, fasc. 2, 1891, pp. 727-881; citato in Giovanna Petti Balbi, Genova medievale vista dai contemporanei, Sagep Editrice, Genova, 1978, pp. 160-173