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Giovanni Brusca (1957 – vivente), mafioso e collaboratore di giustizia italiano.

Citazioni di Giovanni BruscaModifica

  • Chiarisco che in Cosa Nostra c'era la consapevolezza di poter contare su un personaggio come Andreotti.[1]
  • Durante la guerra di mafia c'erano morti tutti i giorni. Nino Salvo mi incaricò di dire a Totò Riina che Andreotti ci invitava a stare calmi, a non fare troppi morti, altrimenti sarebbe stato costretto ad intervenire con leggi speciali.[1]
  • Ho ucciso Giovanni Falcone. Ma non era la prima volta: avevo già adoperato l'auto bomba per uccidere il giudice Rocco Chinnici e gli uomini della sua scorta. Sono responsabile del sequestro e della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, che aveva tredici anni quando fu rapito e quindici quando fu ammazzato. Ho commesso e ordinato personalmente oltre centocinquanta delitti. Ancora oggi non riesco a ricordare tutti, uno per uno, i nomi di quelli che ho ucciso. Molti più di cento, di sicuro meno di duecento.[2]
  • Per quel che riguarda gli omicidi Dalla Chiesa e Chinnici, io credo che non sarebbe stato possibile eseguirli senza scatenare una reazione dello Stato se non ci fosse stato il benestare di Andreotti.[1]

NoteModifica

  1. a b c Dal dossier del processo Andreotti; citato in "E noi lo chiamavamo zio" I pentiti lo ricordano così, Repubblica.it, 20 febbraio 1999.
  2. Da Saverio Lodato, Ho ucciso Giovanni Falcone, Mondadori, maggio 2006. ISBN 8804558423

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