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Giovanna Botteri (1957 - vivente), giornalista italiana.

Da Giovanna Botteri

Intervista di Claudio Sabelli Fioretti, L'Adige, citato in Interviste.sabellifioretti.it, 1° agosto 2003.

  • [Sul periodo di inviata in Iraq] Autocensura c'è stata, ma non era nostra. Era quella degli iracheni che avevano giustamente paura. Noi anzi abbiamo raccontato come man mano questo muro di autocensura ha cominciato a sgretolarsi. Anche se, nel momento in cui qualcuno aveva voglia di dire delle cose, tu non potevi non porti il problema morale che quella persona stava correndo dei gravissimi rischi. Tutto il nostro materiale veniva passato al setaccio dalle autorità irachene. I giornalisti della carta stampata potevano proteggere le loro fonti. Ma quelli delle tv no.
  • Chi fa televisione non può raccontare cose che non filma. Se la gente, per paura, raccontava solo la propaganda del regime, io quello potevo raccontare.
  • [Sul suo rapporto con Lilli Gruber] Avevamo orari diversi. Facevamo cose diverse. Non c'è mai stata nessuna lite. Abbiamo condiviso un’esperienza dura. Era talmente difficile tutto quello che stavamo vivendo che non c'era tempo per baruffe.
  • Non avevamo luce, acqua, eravamo in condizioni pessime dal punto di vista del truccarsi. Alla Gruber dovrebbero farle un monumento perché in quelle condizioni è riuscita ad apparire sempre perfetta.
  • Gli uomini sono affascinati dalla strategia militare, dalle avanzate, dai calibri, dai carri armati. Il loro occhio va su altre cose perché la loro vita è diversa. Noi pensiamo ai bambini, alla scuola, alla spesa, alla quotidianità. La cosa che mi sconvolge di più della guerra è lo stravolgimento della vita di tutti i giorni. Andare in una casa e sentire una mamma che dice che la sera dà il valium ai bambini è scoordinare tutte le sicurezze che uno ha.

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