Giorgio Agamben

filosofo italiano

Giorgio Agamben (1942 – vivente), filosofo italiano.

Citazioni di Giorgio AgambenModifica

  • Chiamerò dispositivo letteralmente qualunque cosa abbia in qualche modo la capacità di catturare, orientare, determinare, intercettare, modellare, controllare e assicurare i gesti, le condotte, le opinioni e i discorsi degli esseri viventi. Non soltanto, quindi, le prigioni, i manicomi, il Panopticon, le scuole, la confessione, le fabbriche, le discipline, le misure giuridiche eccetera la cui connessione con il potere è in un certo senso evidente, ma anche la penna, la scrittura, la letteratura, la filosofia, l’agricoltura, la sigaretta, la navigazione, i computers, i telefoni cellulari e —perché no— il linguaggio stesso, che è forse il più antico dei dispositivi, in cui migliaia e migliaia di anni fa un primate —probabilmente senza rendersi conto delle conseguenze cui andava incontro— ebbe l’incoscienza di farsi catturare. [...] Chiamerò soggetto ciò che risulta dalla relazione e, per così dire, dal corpo a corpo fra i viventi e i dispositivi.[1]
  • Lo stato non può in alcun caso tollerare [...] che delle singolarità facciano comunità senza rivendicare un'identità.[2]
  • Quel che definisce i dispositivi con cui abbiamo a che fare nella fase attuale del capitalismo è che essi non agiscono più tanto attraverso la produzione di un soggetto, quanto attraverso dei processi che possiamo chiamare di desoggettivazione. [...] quel che avviene ora è che processi di soggettivazione e processi di desoggettivazione sembrano diventare reciprocamente indifferenti e non danno luogo alla ricomposizione di un nuovo soggetto, se non in forma larvata e, per così dire, spettrale.[3]

Stato di eccezioneModifica

  • Di fronte all'inarrestabile progressione di quella che è stata definita una "guerra civile mondiale"[4], lo stato di eccezione tende sempre più a presentarsi come il paradigma di governo dominante nella politica contemporanea. Questa dislocazione di una misura provvisoria ed eccezionale in tecnica di governo minaccia di trasformare radicalmente [...] la struttura e il senso della distinzione tradizionale delle forme di costituzione. Lo stato di eccezione si presenta anzi in questa prospettiva come una soglia di indeterminazione fra democrazia e assolutismo.[5]
  • Lo stato di eccezione non è una dittatura [...] ma uno spazio vuoto di diritto, una zona di anomia in cui tutte le determinazioni giuridiche – e, innanzitutto, la stessa distinzione fra pubblico e privato – sono disattivate.[6]
  • Un giorno l'umanità giocherà col diritto, come i bambini giocano con gli oggetti fuori uso, non per restituirli al loro uso canonico, ma per liberarli definitivamente da esso. [7]

NoteModifica

  1. Da Che cos'è un dispositivo, Nottetempo, 2006, pp. 21-22.
  2. Da La comunità che viene, Einaudi, Torino, 1990.
  3. Da Che cos'è un dispositivo, Nottetempo, 2006, pp. 30-31.
  4. Il riferimento è allo scontro di civiltà dopo l'11 settembre. Cfr. Il diavolo è nei dettagli, nota 159, p. 112.
  5. Da Stato di eccezione, Bollati Boringhieri, Torino, 2003, p. 11; citato in Omar Ferrario e Mario Picozzi, Il diavolo è nei dettagli: Lotta al terrorismo, ricorso alla tortura, ruolo dei medici, Rosenberg&Sellier, Torino, 2016, p. 112. ISBN 978-88-7885-424-6
  6. Da Stato di eccezione, Bollati Boringhieri editore, Torino, 2003, p. 66.
  7. Da Stato di eccezione, Bollati Boringhieri, 2003.

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