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Giuseppina Lagorio (1930 – 2005), scrittrice italiana.

Citazioni di Gina LagorioModifica

  • A chi compie liberamente una scelta la rinuncia non pesa. (da Incontro con Gina Lagorio; citato in Gina Lagorio, Qualcosa nell'aria, Aldo Garzanti Editore, 1975, prefazione di Silvio Riolfo Marengo, p. 17.)
  • Le malattie sono più intelligenti di noi, trovano la risposta dei nostri problemi prima della ragione. (da La spiaggia del lupo, Garzanti)
  • La verità può non essere una regola di vita, è anzi una grazia rara, da guardasi persino con sospetto. (da La spiaggia del lupo)
  • Ricordati che ogni cosa si può dire con la parola giusta: tra quattro aggettivi, non lasciarne tre, e nemmeno due: uno solo, ma che sia insostituibile. (da Incontro con Gina Lagorio; citato in Gina Lagorio, Qualcosa nell'aria, Aldo Garzanti Editore, 1975, prefazione di Silvio Riolfo Marengo, p. 18.)
  • Se due amici si incontrano, non importa che anni ed eventi li abbiano tenuti lontani: nel paese si riconoscono, come i loro pensieri riconoscono il paese. (da Fuori scena, prologo, p. 12)
ItaliaLibri, Milano, 5 aprile 2000
  • So scrivere solo con la macchina da scrivere e con la penna. La tecnologia, mi fa insieme fascinazione e paura, non appartiene alla mia generazione.
  • [Internet] Mi fa un po' paura, ma so che ci sono dei ragazzi che si sono inventati un lavoro e ci guadagnano.
  • In un paese che è così abbietto per tante cose, così incerto, c'è sempre qualcosa per cui, io credo, che la lingua italiana, il genio italiano, il talento italiano, malgrado tutto, avranno modo di affermarsi.
  • Oggi la lingua italiana cos'è? La lingua italiana è questo enorme scrigno a cui hanno attinto tutti.
  • Siddharta di Herman Hesse è una immagine di un mondo migliore attraverso una visione meno realistica del mondo.
  • Il ventre che partorisce il fascismo è sempre gravido.
  • Quando hai dei figli sai quello che non dovrai fare, perché hai lo hai rimproverato in cuor tuo a tua madre.
  • Non credo che si possa fare una letteratura di sola testa. La letteratura è qualcosa di così intimo, profondo, così necessario, se è necessario – secondo me è una conditio sine qua non – che deve implicare tutta intera la persona, che deve scegliere tra il dovere e il piacere, che deve sapere navigare nel mondo in cui si trova a navigare e in cui è bene, se è possibile, non cedere a troppi compromessi, perché i compromessi corrodono l'integrità di una persona.
  • Come fai a dire, «il mondo», senza sentire che Monet non sarebbe Monet se non ci fosse questo trionfo di colori nella natura.
  • È un paradiso laico il mio, dove ci metto, naturalmente, mia mamma, che accendeva le candele in chiesa e cantava come un angelo, ci metto mio papà, che bestemmiava.
  • Mia madre voleva che facessi la sarta. Mio padre mi diceva: cosa li compri a fare tutti questi libri? La biblioteca è questa! – e mi faceva vedere la sua raccolta di Baroli d'annata.

Incipit di alcune opereModifica

Qualcosa nell'ariaModifica

Il treno correva ancora, ma più lentamente, effettuando gli scambi, poi s'infilò sotto la tettoia di ferro e il rimbombo risvegliò il soldato che si era addormentato in un angolo, nello scompartimento surriscaldato.
Intorno a lui tre viaggiatori raccoglievano le proprie cose per prepararsi a scendere. Il soldato li guardò, ancora intontito, chiese, a tutti e a nessuno in particolare: «Dove siamo?»
«Mondovì.» gli risposero in due, senza guardarlo; un soldato è un soldato, come tanti altri.
«Tra due ore e mezzo sono a casa,» fu il pensiero ch'egli dette in risposta all'informazione. Guardò l'ora e si accorse di aver fame. Si alzò, s'affacciò al finestrino e cercò con gli occhi, nel trambusto, un ferroviere.

Fuori scenaModifica

Alla svolta del bastione scorse con stupore e subito dopo con disappunto una macchia chiara sulla panchina. Nell'ora che precede il buio e nemmeno i grilli rompono il silenzio, non capitava mai che ci fosse qualcuno. D'inverno in paese non arrivano forestieri, la gente è sempre la stessa e ha abitudini regolate da ritmi lenti e rispettati: forse, pensò, gli riconoscevano tacitamente il diritto indiviso di quella panchina un'ora al giorno: la gente sapeva che quando il cielo bianco diventa turchino e poi nero, il conte era là a guardare le colline di fronte e la piana in basso, con il quadrato bianco del cimitero fra i pioppi.

Citazioni su Gina LagorioModifica

  • [...] ha questo che la distingue: una femminilità appassionata, ma virilmente lucida e coraggiosa, che va diritto alle cose, le ama con l'amore giusto di chi ne ha capito la sostanza e svela nel ricordo una dimensione quasi religiosa. (Claudio Marabini)
  • Gina Lagorio sa che ogni Storia, pubblica o privata, si confonde con i sentimenti che la muovono. Le sue pagine, proprio perché sono ricche di calore umano e mai prigioniere dei limiti della storia, hanno echi, lampi di memoria, intuizioni psicologiche, verità politiche e sociali, che scattano di colpo e superano il fatto in sé. (Silvio Riolfo Marengo)

BibliografiaModifica

  • Gina Lagorio, Qualcosa nell'aria, Aldo Garzanti Editore, 1975.
  • Gina Lagorio, Fuori scena, Euroclub, 1981.

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