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Giacomo Favretto

pittore italiano
Giacomo Favretto: Dopo il bagno (1884), Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma

Giacomo Favretto (1849 – 1887), pittore italiano.

Citazioni su Giacomo FavrettoModifica

Pompeo Gherardo MolmentiModifica

  • Come il Gallina riproduceva sul teatro la Venezia odierna, così il Favretto sulle tele. Giacomo Favretto e Giacinto Gallina, questi due gemelli dell'arte veneziana, così somiglianti nell'indole dell'ingegno, nella bontà dell'animo, nel modesto aspetto della persona, nella morte immatura, penetrarono senza sforzo, per un'intuizione nativa, nell'intima vita del popolo. L'arte del Gallina è più profonda, più dominata dal sentimento, ma la superficialità delle impressioni del Favretto è compensata dal brio della osservazione.
  • Il Favretto, pur mantenendo la sua ricca e fervida originalità, seppe far tesoro degli esperimenti altrui. Era istruito tanto da comprendere ogni ragione dell'arte, se non per istudio e cultura appresa, per certa felice intuizione. Fu un ribelle temperato dal freno dell'arte, arte ch'egli seppe agitare, con certa salutare inquietudine, la quale non ha nulla di comune con le furiose e torbide innovazioni. L'impeto riformatore non poté mai trascinar la sua mente oltre i limiti del giusto; il suo genio non era fiamma viva che abbrucia, ma virtù riposata che illumina. Lasciando il cammino tracciato dai vecchi, seppe aprirsene uno nuovo, conservando sempre la misura; allargò con temperanza le forme dell'arte, e con la eccitabilità imaginosa, coloritrice del suo ingegno, ristaurò e rifece, inspirandosi al presente, non disprezzando il passato, conservando tutto ciò ch'era degno ed utile.
  • Quando, per la Mostra internazionale del 1899, si pensò alle Esposizioni individuali collettive, e si raccolsero in una sala più di quaranta quadri del Favretto, fu un grido di ammirazione. Sebbene in alcune tele, dopo così breve tempo, apparissero fosche e cupe le tinte, appannate le luci, come nel Liston del 700, da tutto l'insieme di quella esposizione emanava uno splendor così lieto, che nulla di più dolce agli occhi e allo spirito. La sua gloria in vero non corre pericolo di essere sommersa dal flutto di nuove idee, il gusto mutato non scema la grazia spirituale dell'arte fravettiana, e la pupilla si abbandona ancora con voluttà su quell'armonia di tinte, rivelatrice dell'animo dell'artefice sereno, che inebriò la pittura veneziana di sole, di aria, di vita.

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