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Gerda Taro

Gerda Taro Pohorylle (1910 – 1937), fotografa tedesca.

Citazioni su Gerda TaroModifica

  • A Gerda, che trascorse un anno in Spagna. E lì rimase per sempre. (Robert Capa)
  • I parigini hanno dato alla piccola Taro una sepoltura straordinaria, dove tutti i fiori del mondo si sono incontrati. Capa, al mio fianco, piangeva, e quando il corteo funebre si è fermato ha nascosto i suoi occhi nella mia spalla. (Louis Aragon)

Helena JaneczekModifica

  • Così, osservandola, Ruth aveva avuto un’intuizione: guardala, aveva pensato, questa piccola donna che attrae tutti gli sguardi, questa incarnazione di eleganza, femminilità, coquetterie, di cui nessuno sospetterebbe mai che ragiona, sente e agisce come un uomo.
  • Credeva veramente, Gerda, che i suoi sorrisetti e ghingheri le servissero da corazza impenetrabile, e quella convinzione era stata sufficiente per non farsi scalfire? O era davvero refrattaria alla paura, all’angoscia (nella camera delle torture, dio santo!) e all’inesorabile senso di disfatta.
  • Lei si era scelta il lavoro e il nome, ed era morta in un incidente stupido e crudele, però in una guerra che, con le sue immagini, voleva vincere per tutti. Era caduta tra i compagni andati a lottare contro il fascismo, non importa a quale RACE or PEOPLE appartenessero.
  • Lui, che si chiama Robert Capa, dice che Barcellona è magnifica e gli ricorda la sua città natale, solo che a Budapest non può tornare finché è in mano all’ammiraglio Horthy e al suo regime reazionario. Gerda Taro, la sua compagna, deve essere un’alemana, una di quelle giovani emancipate che non si sono sottomesse neanche a Hitler.
  • Tornava a Madrid, Valencia, Barcellona, prosegue Ruth. Si rimetteva i tacchi, il rossetto e il sorriso. Rientrava a Parigi e sembrava la solita, allegra ed entusiasta Gerda, e parlava della Spagna, sì, con qualche accenno alle cose orribili che aveva visto, nell’impeto di quei resoconti avventurosi: le bestialità commesse da los moros, la spossatezza della gente, il paesaggio surreale creato dalle bombe. Ma erano tutte parole spese per la causa, così come lo erano le sue foto. La solidarietà internazionale doveva far sentire chiaro e forte che il non-intervento era un crimine. Questo diceva, Gerda Taro, e la capisco.

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