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Francesco Merlino

politico italiano
Francesco Merlino

Francesco Saverio Merlino (1856 – 1930), politico, attivista anarchico e teorico socialista italiano.

L'utopia collettivistaModifica

IncipitModifica

Se qualcuno, guardando al titolo del libro Pro e contro il Socialismo, ha potuto sospettare che l'autore abbia voltato faccia ai principii da lui per l'addietro professati, tutto ciò che io posso dire è che mi auguro che egli non si sia fermato al frontespizio, ma abbia spinto lo sguardo più innanzi; nel qual caso è certo che si sarà disingannato e forse avrà esclamato malinconicamente, come quel bravo corrispondente dell'Allgemeine Zeitung[1]: "Ma qui di contrario al Socialismo non c'è che... la metà del titolo, e qualche critica all'uno o all'altro sistema o indirizzo del Socialismo contemporaneo (einzelne historisch aufgetretene Richtungen des Socialismus)": le quali critiche viceversa tornano a ribadire le verità essenziali del Socialismo. Non solo io continuo ad essere socialista, ma sono più che mai convinto che alla povera navicella, nella quale noi navighiamo, non vi sia scampo che nel porto del Socialismo dalla tempesta che la travaglia.

CitazioniModifica

  • Il Socialismo non è un sistema determinato, il Collettivismo, il Comunismo, il Mutualismo od altro analogo: è l'essenza comune di questi sistemi, è tutto ciò che tende a dare un assetto migliore alla convivenza sociale; è l'equità dei rapporti, l'abolizione de' monopolii, delle usure, delle speculazioni e delle frodi commerciali; la soppressione del salariato come condizione permanente di una gran parte della popolazione, la cooperazione, l'uguaglianza approssimativa delle condizioni economiche, l'equa partecipazione di tutti gli uomini al lavoro o agli agi della vita. (cap. 1, pp. 3-4)
  • Il Socialismo, non solo in Italia, dove da' medii ceti si viene apprendendo alle classi operaie, ma anche in altri paesi dove si può dire che segua il cammino inverso, estendendosi dalle classi operaie alle classi medie, va perdendo il carattere catastrofico che gli aveva impresso la dottrina marxista, cessa di essere l'aspirazione di una classe e tende a diventare l'aspirazione di tutta l'umanità, almeno della parte migliore dell'umanità. (cap. 1, p. 9)
  • [...] le due grandi divisioni del Socialismo contemporaneo – il Socialismo democratico e l'Anarchismo – vantano ciascuno di avere un modo proprio di risolvere il problema sociale: l'uno immagina un assetto sociale che assorba in sé l'individuo, l'altro preconizza lo sviluppo e la libertà dell'individuo fino alla dissoluzione effettiva de' vincoli sociali.
    A me è toccato di dimostrare che la società non può stare senza l'individuo, né l'individuo senza la società; e perciò a voler perfezionare l'uno bisogna perfezionare anche l'altra, accrescendo al tempo stesso la libertà (pratica e relativa) dell'individuo e la solidarietà sociale. (cap. 1, pp. 14-15)
  • L'utopia non consiste nel concepire un nuovo ordinamento sociale e neppure nella forma plastica e fittizia che si dia ad un'idea di questo genere, ma nella natura fantastica e non reale della cosa concepita, nella sua contrarietà alle condizioni essenziali della convivenza sociale. (cap. 3, p. 37)
  • Mi son contentato di mostrare al lettore che la teoria del plusvalore è una teoria, direi così, di combattimento, una ritorsione di alcune teorie degli economisti classici contro il sistema capitalistico dagli stessi economisti difeso e glorificato: che essa non ci dà la chiave de' rapporti economici in una società socialistica; che, dappoiché scrisse Marx, gli orizzonti della scienza economica si sono allargati, le investigazioni di essa si sono portate su un altro terreno, e che in conclusione i socialisti errerebbero gravemente, se si fossilizzassero nella dottrina marxiana. (cap. 4, pp. 53-54)
  • Secondo la scuola austriaca[2] il valore non è solo un rapporto tra le cose, ma anche tra le persone. Un tozzo di pane ha valore grandissimo per l'affamato, non ne ha punto per il sazio. (cap. 4, p. 61)
  • La critica che ho fatta del Collettivismo, mi autorizza a stabilire il seguente principio:
    La determinazione dei valori di cambio deve essere lasciata – e con essa l'iniziativa della produzione – agli individui e alle Associazioni. La collettività deve limitarsi ad impedire i monopolii e le grandi accumulazioni facendo sue le rendite; a mantenere l'eguaglianza delle condizioni fra gli uomini fornendo a tutti dal ricavato delle rendite i mezzi di lavoro, a contenere nei giusti limiti la concorrenza, impedendo che essa si converta nel suo contrario – il monopolio. (cap. 5, pp 66-67)

NoteModifica

  1. Importante quotidiano tedesco.
  2. Scuola austriaca o di Vienna: scuola di pensiero economico eterodosso che proclama una stretta aderenza all'individualismo metodologico.

BibliografiaModifica

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