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Francesco Melzi d'Eril

politico italiano
Francesco Melzi d'Eril

Francesco Melzi d'Eril (1753 – 1816), politico italiano.

Citazioni di Francesco Melzi d'ErilModifica

  • La guerra a' ricchi è, in senso volgare, guerra alla proprietà; giacché ogni ricchezza non illegittima è proprietà. Niente di più fatale dell'idea dell'imposta progressiva, in principio, conosciuta impossibile in fatto, disastrosa per lo Stato ne' suoi effetti, malgrado la sua democratica fisionomia. Allora non v'è limite per arrestare, e si va collo stesso identico principio alla Legge Agraria. Chi ha tenuto dietro alla storia di questi tempi ne è convinto. Guai dunque a noi se si lasciano prevalere quelli che non cercano che il torbido per guadagnare. La causa della stessa ricchezza è solidale con quella della povertà. Rovesciando l'una viene rovesciata anche l'altra nel caos.[1]
  • La mia salute reclamando sempre riposo e cura, mi fa strascinare scioccamente la vita; né il soggiorno, né il modo di convivere mi convien molto. L'acqua è pestifera, cattivo in genere il vino. Più d'altri bramo dunque la fine, e se è dubbia troppo per tutti ancora cercola per me, domandando d'essere rilevato. O son buono a qualche cosa, mi si dia tempo a ristabilirmi; o no, è facile il rimpiazzarmi.[2]

Citazioni su Francesco Melzi d'ErilModifica

  • Aveva fatto parte dei circoli illuministici dei Serbelloni, dei Beccaria e di Pietro Verri, di cui era anche cognato. Napoleone lo aveva conosciuto al tempo della sua prima campagna d'Italia, dopo la battaglia di Lodi lo aveva invitato a Mombello, e ne aveva fatto il proprio consigliere. Quel signore che portava ancora il costume settecentesco, le calze bianche e la parrucca incipriata, gli piaceva. Gli piaceva perché non era servile, perché non era venale, perché non era nemmeno ambizioso. Una leggera sordità e una salute piuttosto precaria, insidiata da un forte artritismo, l'obbligavano a riguardi incompatibili con l'esercizio del potere. Più che il protagonista, preferiva fare il suggeritore. (Indro Montanelli)
  • Melzi apparteneva a una delle più grandi famiglie dell'aristocrazia lombarda, e ne portava nel sangue le doti migliori: la rettitudine, la cultura, la cortesia, ma anche una certa alterigia, che probabilmente gli veniva dalla madre spagnola. (Indro Montanelli)

NoteModifica

  1. Lettera al cittadino Moscati, Presidente del Direttorio esecutivo, Rastadt, 30 Nevoso, Anno VI Repubblicano; riprodotta in Francesco Melzi d'Eril, Memorie-documenti e lettere inedite di Napoleone I e Beauharnais, raccolte e ordinate per cura di Giovanni Melzi, Volume I, Gaetano Brigola Editore, Milano, 1865, pp. 490-491.
  2. Lettera al cittadino Greppi, Rastadt, 9 febbraio 1798; riprodotta in Francesco Melzi d'Eril, ibidem, p. 487.

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