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Fiorentino Sullo

Fiorentino Sullo (1921 – 2000), politico italiano.

Il tempo storico della costituenteModifica

IncipitModifica

Ricorre continuamente una comoda valutazione di censura della nostra costituzione. Viene definita costituzione di compromesso, e, per questo motivo, giudicata con severità da dottrinari, più o meno astratti, e da tendenziosi politici. Sfugge a esegeti, non sempre in buona fede, il tempo storico nel quale la costituzione fu preparata, elaborata e, infine, approvata.

CitazioniModifica

  • Il compromesso cattolico-marxista, che è alla base della carta costituzionale, celava un proposito segreto dei coautori, esattamente antitetico l'uno all'altro. Ciascuno, nel linguaggio, apparentemente convergente, vedeva il punto di partenza per un'evoluzione contrastante. (p. 314-315)
  • Tanti articoli della costituzione, specie quelli cosiddetti programmatici, furono elaborati in maniera che da essi si potesse trarre in futuro una conseguenza coerente con la propria, divergente, ideologia. (p. 315)
  • È stato detto, non senza motivo, che la nostra costituzione subisce il contraccolpo anche di difetti nascenti dalla scarsa esperienza di governo di coloro che la redassero. (p. 315)
  • Il compromesso cattolico-marxista si fondava su una visione alquanto rosea dei rapporti internazionali, e quindi su una tensione, non accentuata, seppure scontata, sul piano ideologico della lotta politica interna. Esso presupponeva lo smantellamento di antiquate strutture, dello stato liberale e dello stato fascista a un tempo, con l'ingresso di uomini nuovi capaci di pilotare una società civile senza timore dei managers industriali del ventennio. Tutto andava inquadrato nella visione di una società pluralistica, che i comunisti dichiaravano di accettare, e di cui i cattolici democratici si facevano banditori. (p. 316)
  • Ritorna di tanto in tanto, l'evocazione della repubblica presidenziale. Se i costituenti, il 1946, pure in clima rivoluzionario, rifiutarono la repubblica presidenziale, non vedo, come, per un moto cerebrale, si possa instaurare, oggi in Italia, un regime come l'americano, che comporta drastiche distinzioni tra potere legislativo ed esecutivo. (p. 320)
  • Rimane essenziale l'osservazione: che le costituzioni non si ribaltano a freddo, senza fatti drammattici, nel paese. Gli studiosi ricordano la primaverile pubblicistica della Francia, dopo la vittoria della prima guerra mondiale, e specialmente intorno al 1934-36. Uomini di sinistra (ricordiamo tra gli altri, Léon Blum), radicali, socialisti e anche moderati, presero coscienza, a livello tecnico-politico e culturale, della necessità di mutare le strutture della terza repubblica. Non se ne fece nulla perché la Francia viveva in un regime di pace e di stabilità relative, sia pure attraverso momenti di agitazione. Si passò dalla primavera all'estate, e all'autunno. Ci voleva l'inverno di Hitler per mutare qualche cosa! (p. 320)
  • La repubblica presidenziale genuina è l'americana. La repubblica «presidenziale» francese è un che di intermedio, che non sappiamo se reggerà alla prova. De Gaulle, a ogni buon conto, rifiutava di considerare presidenziale la sua repubblica; lo ha scritto nelle Memorie. Era una repubblica gollista! (p. 320)
  • Nel paese di Cesare Beccaria dovrebbe rimanere fermo il principio che ogni cittadino viene punito con un'equa commisurazione tra delitto e pena. Se un funzionario ha esorbitato, se un politico ha commesso errori di comportamento, infine, se un cittadino ha commesso reati, ci dovrebbe essere una sostanziale eguaglianza della valutazione dell'amministrazione giudiziaria rispetto a ciascuno. (p. 330)

[Fiorentino Sullo, Il tempo storico della costituente, ne La repubblica probabile, a cura di Mario D'Antonio, Aldo Garzanti Editore, 1972]

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