Filippo Argenti

politico italiano

Filippo Cavillucci, meglio conosciuto come Filippo Argenti o Argente (... – ...), cittadino fiorentino.

La barca di Dante (E. Delacroix, 1822)

Citazioni su Filippo ArgentiModifica

  • La complessa manifestazione motrice dell'epilettoide può essere interrotta da una depressione, come da uno snervamento improvviso di forza psichica; si può avere, nel bel mezzo dell'impulso motore, una rilassatezza dei muscoli e della volontà, un abbattimento, uno scoramento profondo, come quello appunto di Filippo Argenti, che dopo essersi impetuosamente rizzato di contro al poeta, perde ad un tratto, la sua brutalità, il suo impeto iroso, per uscir in quella frase che è tutto un lamento, tutto un rimpianto:
    ... vedi che son un che piango.
    La forza bestiale lo ha abbandonato, la cecità psichica ha cessato per un momento di determinare i suoi atti; si è manifestata come una interruzione di corrente, quasi agisse un commutatore elettrico; egli, l'Argenti, è ricaduto giù, nel fango, nella sozza onda del pantano, col singulto alla gola e la disperazione nell'animo; la superbia lo ha abbandonato, la sua energia si è spezzata: «Non vedi? io piango». (Alfredo Niceforo)
  • Un cavaliere chiamato messer Filippo Argenti, uomo grande e nerboruto e forte, sdegnoso, iracundo e bizzarro più che altro. (Giovanni Boccaccio)

CaparezzaModifica

  • Argenti vive, vive e vivrà, | sono ancora il più temuto della città, | sono ancora il più rispettato, quindi cosa t'inventi? | Se questo mondo è l'Inferno allora sappi che appartiene a... | Filippo Argenti![1]
  • Ciao Dante, ti ricordi di me? | Sono Filippo Argenti, | il vicino di casa che nella Commedia ponesti tra questi violenti, | sono quello che annega nel fango, | pestato dai demoni intorno. | Cos'è vuoi provocarmi, sommo? | Puoi solo provocarmi sonno![1]
  • Sono sicuro che in futuro le giovani menti, | saranno come l'Argenti e l'arte porterà il mio nome![1]

NoteModifica

  1. a b c Nella canzone Argenti vive, Caparezza immagina l'ipotetica risposta di Filippo Argenti a Dante Alighieri (che nel VII canto dell'Inferno lo aveva posto tra i violenti), in una sorta di dissing medievale.

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