Félix Bungener

teologo svizzero
Félix Bungener

Laurent Louis Félix Bungener (1814 – 1874), teologo svizzero.

Vita di Giovanni CalvinoModifica

CitazioniModifica

  • Per togliere alla Riforma il pregio di aver richiamato allo studio della Bibbia e di averla pubblicata nella lingua del popolo, dai nemici dei riformatori si negava che non fosse conosciuta: si diceva esistere stampata in Alemagna e in Francia prima della Riforma: si cercava così rendere vani tutti i lamenti dei protestanti che divulgavano nascosta a bella posta dalla Chiesa romana: che che se ne dica, ogni ragionamento cede al fatto; e quando vediamo che a Lutero, a Calvino, a Zuinglio, e al popolo minuto al sol legger della Bibbia, cadono le scaglie dagli occhi, si sentono peccatori, e abbandonano la Chiesa di Roma, è prova manifesta che quel libro era stato loro fino a quel tempo nascosto, è una rivelazione nuova per loro che per la prima volta hanno avuta sulla terra. E se prima di quella scoperta nei casi detti di coscienza, la risoluzione veniva dalle Decretali e dal responso dei papisti, ora è la Bibbia che risponde a tutto: richiamarono in vigore le antiche consuetudini dei santi Padri, dei primi tempi della Chiesa, in ordine alle quali ogni disputa veniva definita con i Vangeli e con le lettere degli Apostoli. (cap. I, p. 8)
  • Il successo che ebbe questo libro [l'Istituzione della religione cristiana di Calvino] fu prodigioso; tutti i paesi protestanti riconobbero, anche quelli di cui la fede era già officialmente riconosciuta, il bisogno di una confessione di fede, il desiderio che un libro, non solo la facesse conoscere al mondo, ma che anche contenesse tutto quello che era necessario per intenderla e difenderla. La Istituzione fu quel libro; esso dette alle nuove Chiese il definitivo concetto della loro legittimità, dei loro diritti e della loro forza. (cap. III, p. 22)
  • Serveto [...]; giovane vivace, dava grave pensiero al padre, temendo che un giorno o l'altro il tribunale della Inquisizione lo chiudesse nelle sue carceri, per qualche inconsiderato discorso; lo mandò in Francia. A Tolosa, 1528, accolse le idee della Riforma: facile agli studi, si era dato al diritto, alla medicina, alla teologia; nelle sue opere vi s'incontrano tutte queste scienze; la sua prima opera sulla Trinità, al quinto libro parla della circolazione del sangue. È lavoratore infaticabile come tutti gli scienziati del secolo decimosesto, ardito come quelli del diciottesimo. (cap. V, p. 77)
  • Terminate queste parole [della sentenza che lo condannava al rogo], Serveto fu preso da spavento, e gridando aver errato per ignoranza, e aver voluto attenersi alla Scrittura, supplicava che gli si commutasse il gastigo in una meno rigorosa pena. Si fu inesorabili; fu condotto al supplizio: Farel[1] assiste il paziente dal quale non poté ottenere, nemmeno alla vista del rogo, una parola di ritrattazione. Giunto al Champel, Farel domanda a Serveto se vuole che il popolo preghi per lui; alla sua affermativa, e sull'invito di Farel, la moltitudine innalza preghiere a Dio per la conversione del condannato; egli persiste nei suoi errori; il carnefice lo lega al palo, al fianco gli son legati i suoi libri, causa del suo supplizio, in capo una corona di foglie intinte nello zolfo; si dà fuoco al rogo, un grido di spavento esce dalla bocca di Serveto, un'ora dopo era ridotto in cenere. Dio sia benedetto, tali auto-da-fé il mondo civilizzato non permetterà mai più. (cap. V, pp. 84-85)
  • La Chiesa romana accusa Calvino per aver punito con il fuoco Serveto; è l'accusa di chi ha inventato la pena, e non vuole che altri se ne serva; la Chiesa romana accusa la Riforma di quest'auto-da-fé, e si tace dei suoi mille e mille: la Chiesa protestante non ha mai bruciato chi si è dichiarato Romanista, ma la Chiesa di Roma ha bruciati milioni di Protestanti. Se Serveto fosse stato bruciato per sentenza della Chiesa di Roma, tutti avrebbero applaudito: nessuno ha alzato la voce contro la sentenza dei Giudici di Lione, che essi pure lo condannarono al fuoco e lo bruciarono in effige. Ginevra, perché Ginevra, è accusata di crudeltà: nell'accusa non vi è né generosità, né verità. (cap. V, p. 85)

ExplicitModifica

  • Le strade di Ginevra risuonavano di questa voce: "Calvino è morto" il lutto fu generale; la Chiesa aveva perduto il suo capo, lo stato il suo primo cittadino, e, dopo Dio, il suo più sincero protettore.
    Il giorno dopo, i signori di Ginevra, i Pastori, tutta la città seguirono la spenta salma di Calvino: il suo corpo fu reso alla terra: nessuna memoria indicò il luogo ove fu posto: non ve ne era bisogno, tutta Ginevra attestava che Calvino era in quella città. La sola memoria che gli atti officiali abbiano di lui, si legge di fronte al suo nome, nel registro del Concistoro con queste parole: "Andato a Dio sabato;" la sola memoria degna di lui è tutta la vecchia Ginevra, che per lui ascese al principato della Riforma del XVI secolo.

NoteModifica

  1. Guillaume Farel (1489 – 1565), teologo francese, collaboratore di Calvino.

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