Apri il menu principale

Evgenij Ivanovič Zamjatin

scrittore russo
Evgenij Zamjatin in un ritratto di Boris Kustodiev (1923)

Evgenij Ivanovič Zamjatin (1884 – 1937), scrittore e critico letterario russo

Citazioni di Evgenij Ivanovič ZamjatinModifica

  • Una vera letteratura ci può essere soltanto là dove la fanno non dei funzionari diligenti e benpensanti, ma dei folli, degli eremiti, degli asceti, dei ribelli, degli scettici. E se lo scrittore deve essere assennato, se deve essere cattolicamente ortodosso, se deve essere oggi utile, se non può fustigare tutti come Swift, se non può sorridere di tutto come Anatole France, allora non c'è una letteratura bronzea, ma c'è soltanto una letteratura cartacea, giornalistica, che oggi si legge e domani servirà ad avvolgere il sapone da bucato.[1]
  • Ho paura che non avremo una vera letteratura, finché non si smetterà di considerare il demos russo come un bambino, la cui innocenza deve essere preservata. Ho paura che non avremo una vera letteratura, finché non guariremo da una sorta di nuovo cattolicesimo, che non meno del vecchio teme la parola eretica. E se questa malattia è inguaribile, ho paura che la letteratura russa abbia un solo futuro: il suo passato.[1]
  • "Liberazione?" Sbalorditivo: quanta e quale vitalità di istinti criminali nella razza umana! Dico "criminali" consapevolmente. Libertà e crimine sono indissolubilmente legati fra loro come... be', diciamo, il movimento dell'aeromobile e la sua velocità: velocità dell'aeromobile = 0 – nessun movimento; libertà dell'uomo = 0 – nessun crimine. È chiaro. L'unico mezzo per liberare l'uomo dalle azioni criminali è liberarlo dalla libertà.[2]

Incipit di NoiModifica

Trascrivo semplicemente – parola per parola – quel che è stato pubblicato oggi nel Giornale Statale:
«Tra 120 giorni sarà portata a termine la costruzione dell'Integrale».[3]

Citazioni su Evgenij Ivanovič ZamjatinModifica

  • In Zamjàtin il «paradosso dell'utopia» si manifesta con estrema chiarezza: quando l'utopia si realizza, e diventa potere dispiegato, essa si converte in Stato totalitario poiché se si vuole materializzare la perfetta e stabile armonia – la meta di tutti i progetti utopici – occorre annullare l'individuo nel collettivo con la conseguenza di trasformare la società in un gigantesco termitaio, soggetta ad un potere assoluto e dominata dal conformismo intellettuale e morale. (Luigi Fenizi)

NoteModifica

  1. a b Dall'articolo Ho paura, pubblicato sulla rivista Dom Iskusstv, Pietrogrado, 1920; citato in Luigi Fenizi, Icaro è caduto Parabola storica dell'utopia moderna, Bardi Editore, Roma, 2003, p. 213.
  2. Da Noi, traduzione di Alessandro Niero, Mondadori, Milano, 2018, p. 57.
  3. Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937

Altri progettiModifica