Ersilio Tonini

cardinale e arcivescovo cattolico italiano (1914-2013)

Ersilio Tonini (1914 – 2013), teologo e cardinale arcivescovo cattolico italiano.

  • Fin dai tempi di Platone la musica è stata la più alta espressione della spiritualità. Ma se esci dal "Rigoletto" non hai un messaggio per il futuro, l'abbandono di molti giovani dalla musica classica è un dato di fatto. E loro sono pronti a ricevere valori, hanno solo bisogno di testimoni, l'abbiamo visto chiarissimamente con il milione di ragazzi raccolto a Parigi per il Papa, un evento che ha colto di sorpresa gli stessi francesi. La musica deve anche parlare al cuore, è fatta apposta per trasformare in sentimenti i grandi valori. Da quanto tempo la musica classica e operistica non assolve a questo compito? [...] La musica moderna può far riflettere. Il rock può avere una sua spiritualità. Elton John ai funerali di Diana ha detto qualcosa con una canzone... (citato in Celentano: Gesù mi vuole in tv, canterò per il Papa, Corriere della sera, 16 settembre 1997)
Ersilio Tonini
Il futuro in ostaggio del pensiero malato, in Avvenire, 20 febbraio 2009.
  • Entra in crisi la democrazia, perché essa, intendo la democrazia quantitativa moderna, è stata pensata supponendo che ci fossero dei valori stabili, fissi, condivisi da tutti.
  • Il fatto è che il pensiero è malato, che la cultura dominante non ha più nessuna stima, perché il pensiero è fatto per sua natura per nutrirsi di realtà, e perciò per offrire agli uomini una verità che esso scopre nelle cose. Ma questo oggi e intollerabile, perché nel frattempo è emerso un nuovo valore fondamentale: la libertà. Le cose, la natura non valgon più nulla; vale la seconda natura, quella che crea con le sue mani.
  • Poveri noi, se avessimo speranza in Cristo, ma senza essere sicuri che è la Verità, se avessimo fede e speranza in Cristo soltanto per questo mondo: noi saremmo i più miserabili degli uomini, come dice san Paolo.
  • Se il pensiero non è disciplinato non riusciamo più a far nulla e ci troveremo dinanzi solo i residui del '68, i residui della mentalità soggettivistica che confonde sincerità, spontaneità con la bontà e con il valore, che prende la festa in sé come motivo, come valore, non curandosi poi se la festa distrugge l'uomo.

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