Eleonora Pimentel Fonseca

patriota e politica italiana

Eleonora Pimentel Fonseca (1752 – 1799), patriota e politica italiana.

  • Qual biasimevole contrasto opponete ora Voi a' vostri avoli de' tempi del gran Masaniello! Senza tanto lume di dottrine e di esempj, quanti ora ne avete, diè Napoli le mosse, proseguirono i vostri avoli, insorsero da per tutto contra il dispotismo, gridarono la Repubblica, tentarono stabilir la democrazia, e per solo ragionevole istinto reclamarono i diritti dell'Uomo. Ora proclamano l'uguaglianza, e la democrazia i nobili, la sdegnano le popolazioni! [riferendosi all'opposizione dei ceti umili di Napoli al governo repubblicano del 1799] (dal Monitore Napoletano n. 11, 1799)
Eleonora Fonseca Pimentel

Citazioni su Eleonora Pimentel FonsecaModifica

  • Pimentel Eleonora Fonseca. Audet viris concurrere virgo. Ma essa si spinse nella rivoluzione come Camilla nella guerra, per solo amor della patria. Giovinetta ancora, questa donna avea meritata l'approvazione di Metastasio per i suoi versi. Ma la poesia formava una piccola parte delle tante cognizioni che l'adornavano. Nell'epoca della repubblica scrisse il Monitore Napolitano, da cui spira il più puro ed il più ardente amor di patria. Questo foglio le costò la vita, ed essa affrontò la morte con un'indifferenza eguale al suo coraggio. Prima di avviarsi al patibolo volle bevere il caffè, e le sue parole furono: Forsan haec olim meminisse juvabit. (Vincenzo Cuoco)
  • ELEONORA FONSECA PIMENTEL. Ornata di ogni genere di letteratura, ed ancor più di virtù, da Metastasio lodata e da lui anche amata, scrivea il monitore Napolitano nel 1799. (Raffaele Mastriani)
  • Tutto il delitto della prima [Eleonora] fu d'esser una patriotta ardente; d'aver prima d'ogni altro levato il grido di libertà, quando la libertà apparve in Napoli; d'aver fondato il Monitore Napolitano. Questo delitto bastò a mandarla al patibolo, anzi alla forca.
    Per un'oscena cortesia del tribunale verso la plebaglia napolitana, la forca era alta trenta piedi.
    Eleonora Pimentel camminò al supplizio col sorriso sulle labbra; nel lasciar la carcere aveva bevuto una tazza di caffè: nel giunger a piè della forca, le fu chiesto se desiderava qualcosa: avevano l'ordine di accordarle l'ultima sua domanda: speravasi che chiederebbe la vita.
    – Datemi un paio di mutande, disse.
    Lucrezia[1] non avrebbe nulla trovato di meglio. (Alexandre Dumas (padre))

NoteModifica

  1. Allusione alla Lucrezia romana, moglie di Collatino, suicida per l'oltraggio di Sesto Tarquinio.

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