Edgar Rice Burroughs

scrittore statunitense (1875-1950)

Edgar Rice Burroughs (1875 – 1950), scrittore statunitense.

Edgar Rice Burroughs

Sotto le lune di Marte

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  • Sono molto vecchio, non so esattamente quanto. Forse ho cento anni, forse più; ma non posso dirlo perché non sono mai invecchiato come gli altri uomini e non ricordo neppure di avere avuto un'infanzia. Fin dove la mia memoria arriva, ricordo di essere sempre stato adulto: un uomo di circa trent'anni. Oggi il mio aspetto è identico a quello di quaranta e più anni fa, eppure sento che non posso continuare a vivere per sempre; che un giorno affronterò la vera morte dalla quale non c'è resurrezione. Non so perché dovrei temere la morte, io che sono morto due volte e sono sempre in vita, tuttavia, al pensiero, provo lo stesso orrore che provate voi, che non siete mai morti. Ed è proprio a causa del terrore della morte, credo, che sono così convinto che morirò sul serio, questa volta. (p. 11)

Citazioni

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  • Poche meraviglie del West suscitano più stupore delle bellezze di un paesaggio dell'Arizona illuminato dalla luna: lo splendore argenteo delle montagne in lontananza, gli strani chiaroscuri dei crinali e degli arroyo e i grotteschi particolari dei cactus, rigidi e meravigliosi, formano un dipinto allo stesso tempo incantato ed evocatore: come se quello fosse il primo sguardo su un mondo morto e dimenticato, tanto il suo aspetto è diverso da quello di ogni altro luogo sulla faccia della Terra. (p. 25)
  • "Un guerriero può cambiare il suo metallo, ma non il cuore", si dice su Barsoom. (p. 102)
  • Credo davvero che il modo di comportarsi di un uomo con una donna sia inversamente proporzionale al suo coraggio con gli individui del suo stesso sesso. I deboli e i citrulli sono spesso abilissimi nell'incantare le donne, mentre i guerrieri che affrontano impavidi mille pericoli si ritirano nell'ombra come bambini spaventati. (p. 129)
  • Ho fatto molte cose strane nella mia vita, cose che uomini più saggi di me non avrebbero osato, ma neppure nelle mie più accese fantasie avrei sognato di conquistare una Dejah Thoris... poiché mai avevo sognato che in tutto l'universo potesse esistere una donna come la principessa di Helium. Che tu sia una principessa non mi mette in soggezione, ma che tu sia tu, questo basta a farmi dubitare della mia sanità mentale nel chiederti, mia principessa, di essere mia. (p. 218)
  • Mentre siedo qui, questa sera, nel mio studio affacciato sull'Hudson, già vent'anni sono passati da quando ho aperto per la prima volta i miei occhi su Marte.
    Posso vederlo risplendere nel cielo dalla piccola finestra accanto alla mia scrivania, e questa notte sembra chiamarmi di nuovo, come non mi ha più chiamato da quella notte perduta nel passato, e mi sembra quasi di vedere, nel tremendo abisso dello spazio, una meravigliosa donna dai capelli neri in piedi nei giardini del palazzo, e accanto a lei un bambino che l'abbraccia mentre lei gli indica nel cielo il pianeta Terra, e ai loro piedi un'orrenda creatura dal cuore d'oro.
    Credo che mi stiano aspettando, lassù, e qualcosa mi dice che lo saprò molto presto. (pp. 235-236)

Incipit di alcune opere

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Assenza di gravità

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Dovevo aver chiuso involontariamente gli occhi durante la transizione, poiché quando li riaprii giacevo supino, lo sguardo rivolto a un cielo vividamente illuminato dal sole, mentre, immobile a pochi passi da me, l'espressione indicibilmente sbalordita, c'era l'individuo più strano su cui i miei occhi si fossero mai posati.[1]

Tarzan delle scimmie

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Ho appreso questa strana storia da un tale che non aveva alcuna ragione di raccontarla, né a me né ad altri. Il principio mi fu narrato in grazia di certe vecchie bottiglie di vino che ebbero il potere di sciogliere lo scilinguagnolo di quel tale; e, quanto al seguito, debbo esserne grato alla mia incredulità.
Infatti, quando il mio anfitrione, che mi aveva narrato la vicenda soltanto fino ad un certo punto, si accorse, nei giorni che seguirono, che io ero rimasto piuttosto scettico, fu spinto dal suo amor proprio a terminare il racconto incominciato sotto l'azione di quelle certe bottiglie, e a convalidarlo, anzi, appoggiandolo con prove convincenti, rappresentate da alcuni manoscritti, corrosi dall'umidità, e da un certo numero di aridi documenti dell'Ufficio Coloniale Britannico, che ne confermavano molti dei passi più importanti e bizzarri.

Bibliografia

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  • Edgar Rice Burroughs, John Carter e la principessa di Marte (A Princess of Mars, 1912), traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli, Mondadori, Milano, 1912. ISBN 978-88-04-62123-2
  • Edgar Rice Burroughs, Tarzan delle scimmie, traduzione di B. Reynaudo e R. Caporali, Giunti-Bemporad Marzocco, 1971.

Voci correlate

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Altri progetti

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  1. Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937