Dolindo Ruotolo

presbitero italiano (1882-1970)

Dolindo Ruotolo (1882 – 1970), presbitero italiano, terziario francescano e venerato come servo di Dio dalla Chiesa cattolica.

Dolindo Ruotolo

Citazioni di Dolindo Ruotolo

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  • Lungi da noi modernizzarci per stare, Come si dice, all'altezza dei tempi, dobbiamo tornare alla fede e alla pietà dei Padri (Tradizione e Deposito della fede), in tutto e per tutto perché il modernizzarsi è già una apostasia più o meno dissimulata e conduce infallibilmente alla perdizione.[1]

Commento ai quattro Vangeli

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  • I Magi, primizie dei pagani chiamati alla fede e primizie nostre, ci tracciano il cammino che ci conduce al Redentore, e ci indicano come dobbiamo raggiungerlo. Essi furono illuminati da una stella, capirono che era una chiamata celeste, e senza frapporre indugio affrettarono il loro cammino verso Gerusalemme, guidati dalla medesima stella. Così dobbiamo camminare noi verso la celeste Gerusalemme: obbedendo al Signore che ci invita a sé, e camminando con lo sguardo al cielo, nella luce soprannaturale della fede. Non si va a Gesù Cristo con la luce umana, non ci si può andare per un calcolo di opportunità materiale o politica; la luce che ci guida a Lui spunta nel cielo, e dal Cielo ci guida fino alla Patria eterna. (p. 55-56)
  • La vera felicità temporale ed eterna sta nel possesso di Dio. (p. 127)
  • La vita cristiana non è e non può essere un divertimento, perché non ha per fine il passare più o meno gioiosamente il tempo che ci è stato assegnato da Dio, ma tende alla conquista dell'eterno tesoro, di Dio, infinita grandezza ed infinita bellezza. (p. 318)

Vangelo di Luca

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  • La contemplazione, per la quale l'anima s'eleva nelle divine magnificenze, è esultanza dello spirito nella luce divina, è gioia nel gustare i frutti della redenzione, è slancio d'amore a Dio per la sua infinita bellezza e bontà. L'anima cresce nelle vie dell'amore quando si umilia e riconosce la propria bassezza; è allora che Dio si abbassa fino a lei, e si compiace di lei, operando meraviglie di grazia. Guardare Dio ed essere guardati da Lui, ecco la sintesi delle elevazioni più grandi d'amore: Respixit. Lo guarda la fede, lo guardano la speranza e la carità, ed Egli si volge a noi illuminandoci, elevandoci ed abbracciandoci; lo guarda il cuore tribolato, esule e gemente in questa valle di pianto, ed egli effonde la sua misericordia. (pp. 982-983)
  • Venne la notte. Era algida ma serena, e brillavano gli astri nel cielo. Un silenzio grande circondava quel luogo, ed una solennità più grande vi regnava, perché l'invisibile corte celeste già veniva in terra a corteggiare il Re divino, e rifulgeva nella sua placida luce spirituale, fatta tutta di conoscenza e di amore. Gli uomini e le cose dormivano, e lontano lontano si vedeva solo qualche bagliore dei fuochi dei pastori che vigilavano il gregge. Gli astri roteavano nel cielo, seguendo le leggi di ordine loro assegnato da Dio, e nel corpo immacolato di Maria si compivano con la stessa precisione le leggi della procreazione. Rutilavano le stelle e rutilava il Sole divino verso l'orizzonte della vita terrena, prossimo a spuntare come raggio attraverso il seno immacolato della Madre. (pp. 1004-1005)
  • Fu un momento solenne: l'angelica schiera, invisibile, si fece visibile; era un coro di luce che splendeva nella notte fino ai confini, dell'orizzonte. Erano figure fulgenti come folgore e placidissime come un'aurora; avevano gli occhi al cielo ed il loro corpo era tutto un ammanto di gloria. Si muovevano come un cielo stellato, in un ordine massimo, e cantavano. Oh, chi può immaginare che cosa era quel canto? (p. 1012)
  • La notte, che sembrava sparita per un momento, ritornò col suo ammanto di ombre. Brillava il firmamento, ma le stelle non sembravano stelle; erano come placidi occhi di pace che miravano la terra estasiati. Passavano rutilanti sulla grotta beata come in una danza d'amore; si sarebbe detto che riconoscevano lontano lontano la voce potente che le creò, ed intonavano un cantico di ordine all'eterna sapienza Incarnata che le aveva armonizzate. (p. 1014)
  • Mai si è parlato tanto di pace quanto oggi, e mai il mondo è stato un cantiere di guerra come oggi. Se non si dà gloria a Dio, come viene la pace? (p. 1019)
  • Il pane del corpo, senza quello dell'anima, riduce l'uomo come una bestia, e lo preoccupa solo della vita che passa, mentre egli peregrina nel mondo per conseguire la vita immortale. È una pena immensa il constatare che gli uomini non parlano che di affari materiali, il vederli affannati nel guadagno, e completamente o quasi dimentichi dell'anima! (p. 1068)
  • Ecco Gesù in preghiera, solo, prostrato innanzi al Padre, con le braccia aperte e lo sguardo al cielo. Era uno spettacolo meraviglioso degno di Dio, come Verbo eterno, conoscenza del Padre, luce da luce infinita. Egli era come lampada eterna innanzi a Lui. (p. 1102)
  • Quel piccolo lume fa risaltare la bellezza dell'altare, e parla dell'ineffabile amore che silenziosamente arde nel santo Ciborio; esprime in un simbolo delicato la realtà infinita del Verbo eterno, luce del Padre, e la realtà del Verbo Incarnato vittima che perennemente arde e si consuma. Raccoglie l'anima nostra nella fede, che è conoscenza di Dio, e l'accende di tenero amore; non è un semplice lume, ma è un complesso di cuori accesi innanzi all'amore che si dona. Ogni vibrazione di quella luce esprime la vibrazione di un'anima, ogni efflusso dell'olio verso la fiammella esprime il rifluire della vita verso Dio, accendendosi di amore e consumandosi di carità; ogni crepitare tranquillo della placida luce esprime la trepidazione della carità interiore. La lampada, posta dalla Chiesa, non è muta, ma è la rappresentanza della Chiesa, generata dal Redentore e sua glorificazione perenne. (p. 1102)
  • La Chiesa è una muraglia salda che nessuna bomba è stata capace di abbattere, perché le parole di Gesù hanno formato dei suoi figli una falange di eroi. (p. 1318)
  • Gesù Cristo si proclama invece conquistatore di amore per il suo sacrificio cruento e pone come base del carattere cristiano l'amore, il sacrificio eroico e la carità. Egli è venuto a portare sulla terra il fuoco, non quello della distruzione ma quello della carità e desidera solo che esso si accenda; è venuto a portarlo sottomettendosi Egli al completo sacrificio ed ai dolori che dovevano inondarlo come un battesimo, e l'amor suo glieli fa desiderare con ansia vivissima, che lo tiene in angustia fino a che non li abbia tutti subiti. Questo amore e questo sacrificio Egli li lascia come bella eredità anche ai suoi seguaci, poiché la conversione del mondo importerà per essi il subire persecuzioni e dolori persino dalle persone più care di famiglia. (p. 1328)
  • Gesù assiso al centro della tavola, aveva un aspetto trasumanato, divino. Il bellissimo volto era soffuso di maestà, di amore, di bontà, di pace e di una soave e profonda tristezza, che era come l'ombra di quel quadro meraviglioso e lo rendeva più bello. La divinità, nascosta dall'umanità santissima, affiorava da quei lineamenti arcanamente scultorei e bellissimi; gli occhi rifulgevano ed in essi si rispecchiava il cielo, le guance erano candide e rubiconde, e ad esse la bionda barba dava come una sfumatura di oro nello splendore della sua bontà. Affiorava da quel volto tutto il suo Cuore, tutto il suo amore, e nella composta sua modestia aveva un tratto materno, immensamente materno. Era lo Sposo dei Cantici che in quel momento si donava; apriva la porta della sua carità e stillava profumi di amore; Egli abbracciava le anime dei secoli tutti; abbracciava la sua Chiesa e le donava la sua vita. (p. 1498)
  • Era già come trasfigurato, ma si trasfigurò anche di più... Il suo volto era arcano, dolcissimo, pensoso, profondo, ... era come il volto di Dio: potenza, sapienza ed amore. Aveva la sicurezza di chi può tutto, la luminosità di chi tutto conosce e tutto compie con sapienza, e la soavità di chi si dona per purissimo amore. Gli angeli trattenevano quasi la vita, e i cieli quasi fermarono la loro armonia. Prese il pane, elevò gli occhi al cielo, rese grazie, cioè pregò ardentemente e ringraziò il Padre per il dono grande che dava agli uomini; spezzò il pane distribuendolo ai suoi apostoli, ed esclamò pacatamente con voce di placido amore, innanzi al quale le leggi del creato si arrestarono, adoranti ed obbedirono, quasi sparendo dal suo cospetto: Questo è il mio corpo che è dato per voi, fate questo in memoria di me. (p. 1500)

Vangelo di Giovanni

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  • O luce eterna, a Te dunque io vengo, e nelle tue parole vedo le verità che trascendono tutte le altre; le vedo, le accetto, le adoro, le assorbo nella mia vita, ne formo la mia norma, il mio carattere, la ragione e la guida di ogni mia azione, il pascolo della mente, la fiamma del cuore, la beatitudine nell'esilio, la felicità svelata nella Patria eterna. (p. 1606)
  • Il cielo con tutta la sua creazione è come il telescopio che ci fa scorgere Dio: non lo ingrandisce, non lo può ingrandire al nostro sguardo, perché Egli è infinito, ma può farci intravedere la sua grandezza, può farci contemplare un raggio della sua potenza, un fulgore della sua sapienza, un caldo riflesso dell'infinita fiamma del suo amore. (p. 1615)
  • Ed anche se ascendo nel cielo sidereo, che cosa è questo di fronte a Te, mio Dio? E se pur la mia mente giunge in alto e, quasi cherubino dalle ali spiegate, si protende verso i confini del cielo, che cosa ha visto della creazione, e che cosa ha potuto intuire di Te, mio Dio? Se aprissi le braccia ad oriente e ad occidente, come le ha aperte e protese l'immagine effigiata dal michelangelo nella Sistina, e se portassi sulla punta delle mie dita, per così dire, la potenza della mente che vede e dell'amore che plasma, come par che la porti quell'immagine, che cosa avrei visto di Te, mio Dio, e delle opere tue? (p. 1616)
  • Gli angeli estatici ammirarono l'opera del Verbo di Dio, e cantarono lodi di amore; videro lontano, su quei mari di splendore, quello che Egli sarebbe stato incarnandosi, videro nella luce profetica la sua umana natura, fulgente della natura divina nell'unità della stessa Persona del Verbo per cui tutto in quel momento era fatto, e si sentirono invitati ad adorare. (p. 1620)
  • L'anima mia si raccoglie e t'adora, o Verbo di Dio, poiché tutte queste meraviglie cantano le tue lodi, e per Te glorificano il Padre. Tu sei il cielo ideale dell'anima, Tu la fonte perenne d'acqua viva che la disseta, Tu il fiore spuntato dalla verga della radice di Iesse. Tu il sole che illumina la vita nostra, e la luce che ne rischiara le tenebre, Tu l'Agnello immolato per la salute di tutti, Tu l'Adamo novello, che formi la generazione dei giusti, riformi l'uomo come lo vuole Dio, e lo conduci all'eterna beatitudine. Tu sei il mio Redentore, e come potrei rendere vana in me l'opera tua? (p. 1621)
  • Le vie del divino Amore non si percorrono senza Maria; è un assurdo il contrario, poiché senza la sua valida mediazione non si ha quel vigore di fede che lo alimenta e lo sostiene. L'anima non si sposa a Dio senza Maria, e non ha il purissimo vino dell'amore senza di Lei. (p. 1656)
  • Gesù era solo e pregava. Quale spettacolo! La sua anima pregava, e pregando era come fiamma che si sollevava da un olocausto, poiché il suo corpo era tutto un'immolazione di amore. pregava ed era avvolto dal fulgore divino della divina Persona del Verbo, quasi fiaccola nei raggi meridiani. Splendeva di luce divina, e traeva il corpo appresso a sé quasi fosse nube di timiama tratta su dalla fiamma. Non aveva più come centro di gravità la terra ma l'eterno splendore del Verbo e tendeva in alto, fatto leggero leggero. (p. 1768)
  1. Citato da tempi di Maria, un esorcismo di don Dolindo Ruotolo (al minuto 7), YouTube.it, 5 maggio 2024.

Bibliografia

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  • I quattro Vangeli commentati dal sac. Dolindo Ruotolo, Casa Mariana Editrice, Napoli, 2005.

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