Dmitrij Gluchovskij

scrittore e giornalista russo
Dmitry Glukhovsky

Dmitrij Alekseevič Gluchovskij', traslitterato anche come Dmitry Glukhovsky (1979 – vivente), scrittore russo.

Metro 2033Modifica

IncipitModifica

"Chi va là? Artyom, va' a vedere!"
Artyom si alzò con riluttanza dal posto che aveva occupato vicino al fuoco e, portando la mitragliatrice dalla schiena al petto, si diresse verso l'oscurità. Se ne stava al limitare della zona illuminata quando tolse la sicura all'arma e cominciò a urlare in modo burbero e minaccioso, con tutto il fiato che aveva in corpo: "Fermi! Parola d'ordine!"

CitazioniModifica

  • Vedi, Artyom, è chiaro che tu vieni da una stazione in cui l'orologio funziona; tutti lo osservate con riverenza e controllate l'ora prima sul vostro orologio da polso e poi la paragonate a quella indicata dai numeri rossi sopra l'entrata della galleria. Secondo la tua concezione, il tempo è lo stesso per tutti, proprio come la luce. Beh, qui è il contrario, perché nessuno si fa i fatti degli altri. Nessuno è obbligato ad assicurarsi che vi sia luce per tutti. Vai a parlare con chiunque abiti qui e vedrai che la tua idea gli sembrerà assurda. Chi ha bisogno della luce, la deve portare con sé. Ed è lo stesso anche con il tempo: chi ha bisogno di sapere che ore sono, chi teme il caos, deve portare con sé il tempo. (Khan)
  • Come vedi, nella Metro è quasi sempre notte e non ha senso cronometrare il tempo in maniera tanto meticolosa. Libera le ore e vedrai che il tempo si trasformerà, è molto interessante. Muterà a tal punto che non lo riconoscerai nemmeno. Smetterà di essere frammentato, diviso in sezioni composte da ore, minuti e secondi. Il tempo è come il mercurio: se lo spargi, si riunisce di nuovo, ritrova la sua integrità e la sua indeterminatezza. L'uomo è riuscito a domarlo, a rinchiuderlo in orologi da taschino e cronometri e, per coloro che tengono il tempo alla catena, questo scorre senza intoppi. Ma se lo liberi, vedrai: scorre in maniera diversa a seconda delle persone. (Khan)
  • Non si può vivere continuando a meditare sulla propria mortalità. Bisogna dimenticarsela. Sebbene prima o poi il pensiero ritornerà, si deve sempre cercare di scacciarlo via, soffocarlo, altrimenti potrebbe radicarsi nella coscienza e rendere la vita una miseria. Non si può pensare al fatto che si deve morire, altrimenti si impazzisce. C'è solo una cosa che può salvare l'uomo dalla pazzia, ed è l'incertezza. La vita del condannato a morte è diversa da quella di una persona normale solo perché il primo sa con esattezza quando morirà, mentre il secondo ne è totalmente all'oscuro e perciò ha la percezione di poter vivere per sempre, anche se esiste sempre una piccola possibilità che potrebbe finire ucciso il giorno successivo, per una disgrazia. La morte non fa paura di per sé, ciò che si teme è l'attesa.
  • Morire è così semplice per quelli che credono in qualcosa, per coloro che sostengono che la morte non sia la fine di tutto. Quelli per cui esiste solo il bianco e il nero, che sanno esattamente cosa devono fare e perché, che sventolano lo stendardo di un'idea, o di ciò in cui credono: lo trattengono nelle loro mani e tutto ciò che vedono ne è illuminato. Coloro che non hanno dubbi o rimpianti. Per loro morire deve essere facile. Se ne vanno con il sorriso sulle labbra.
  • Se Dio possiede davvero qualità particolari o caratteristiche distintive, queste non includono l'amore, la giustizia e il perdono. Osservando ciò che è accaduto sulla Terra dal momento che è stata, ehm, creata, si nota subito che Dio ama solo una cosa e cioè le storie interessanti: prima getta le basi perché si sviluppi una situazione interessante, poi si mette da parte per assistere allo spettacolo. Se il risultato è noioso, aggiunge un po' di pepe. Il vecchio Shakespeare aveva ragione: il mondo è un palcoscenico. Solo che non si trattava di quello a cui alludeva lui. (Yevgeny Dmitrievich)
  • A me sembra che la vita sia una barzelletta senza avvenimenti, senza alcuno scopo, nella quale non esiste il destino, cioè quella molla esplicita e definita che quando nasci ti comunica se diventerai un astronauta, una ballerina o se morirai da piccolo... No, niente di tutto ciò. Quando vivi il periodo di tempo che hai a disposizione... come posso spiegartelo... potrebbe verificarsi qualcosa che ti obblighi a eseguire azioni specifiche, a prendere decisioni particolari e, sempre con il libero arbitrio, tu possa decidere di dedicarti a un'attività o a un'altra. Ma se prendi la decisione giusta, allora tutto accade di conseguenza, non si tratta di eventi casuali, come li hai chiamati tu. Vengono causati dalle tue scelte. (Sergei Andreyevich)
  • Tuttavia, se in seguito ti dovessi trovare di nuovo a un incrocio e decidessi di percorrere la via giusta, ti ritroveresti a prendere una decisione che non ti sembra più casuale perché la puoi comprendere. La tua vita non sarà più solo un insieme di eventi, ma si trasformerà in una... trama, in cui tutto è collegato da un filo rosso, non necessariamente diritto. Questo è il tuo destino. A un certo punto, se hai percorso la tua strada e la tua vita è diventata una trama, vivrai vicende che sembrano inspiegabili dal punto di vista strettamente razionale o della tua teoria degli eventi casuali. Però, se guardi la vita come una trama, allora ti accorgi che questi stessi fatti si susseguono secondo una certa logica. Il destino non accade e basta, ci devi arrivare tu. (Sergei Andreyevich)
  • Gli eventi della sua vita formavano una trama armoniosa che influenzava la volontà e la ragione umana, tanto che i suoi nemici ne erano abbagliati e i suoi amici vedevano la luce ed erano in grado di aiutarlo in tempo. Era una trama che controllava la realtà; le leggi immutabili della probabilità ne cambiavano obbedienti la forma, come con uno stucco, in risposta al potere crescente di una mano invisibile che lo spostava sulla scacchiera della vita. E se fosse stato davvero così, allora la domanda: "Che significato ha tutto ciò?", che in precedenza avrebbe trovato una risposta solo nel silenzio cupo e rabbioso, ora sarebbe scomparsa. Il coraggio con cui professava a se stesso e la testardaggine con cui proclamava agli altri che non esisteva alcuna Provvidenza o piano divino, che non c'erano né leggi né giustizia a questo mondo, si rivelavano completamente inutili, perché il progetto poteva essere previsto.
  • La sua missione e i tentativi umani di sopravvivere in un mondo tanto diverso erano inutili. Non c'era nulla: solo una galleria vuota e oscura nella quale avrebbe dovuto arrancare per percorrerla dalla stazione della "Nascita" a quella della "Morte". Coloro che ricercavano la fede dovevano andare a perlustrare le ramificazioni della linea. Ciononostante, le stazioni erano sempre due e la galleria che le collegava rimaneva una sola.
  • Questa canzone ha più di cento anni, se non addirittura centocinquanta. La composero prima per una guerra, poi l'adattarono per quella successiva. È perfetta per qualsiasi conflitto. Finché l'uomo riuscirà a sopravvivere e si considererà la luce del mondo, i suoi nemici incarneranno sempre le tenebre. È lo stesso per entrambi i fronti. (Colonnello Melnik)

BibliografiaModifica

  • Dmitry Glukhovsky, Metro 2033, traduzione di Cristina Mazzucchelli, Multiplayer.it Edizioni, 2010. ISBN 9788863550979.

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