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Illustrazione che ritrae Divine

Divine, pseudonimo di Harris Glenn Milstead (1945 – 1988), attore e cantante statunitense.

Citazioni di DivineModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Di solito dico alla gente che sono nato Divine, ma in realtà non è così. È stato John a darmi il nome "Divine", diceva che aveva sempre pensato che io fossi... "divino". (1982[1])
  • Per anni la gente mi ha regalato statue di fenicotteri rosa. Alla fine me ne sono liberato, perché le odiavo. (1982[2])
  • [Sulla scena di coprofagia in Pink Flamingos] Non so proprio che gusto avesse, anche se tutti me lo chiedono. Sapeva, ecco, di merda, ecco che gusto aveva. [...] Fu davvero traumatico, e per un po' di tempo mi svegliavo al mattino pensandoci continuamente. (1982[3])

Citazioni su DivineModifica

  • La maschera del travestito, figura ambigua e inquietante, metafora della doppiezza sesuale ma anche del potere della fantasia del feticcio; il grasso, segnale dell'eccesso, della ridondanza, della tracimazione, sopra le righe e al di là di ogni argine morale [...]. (Vito Zagarrio)
  • La morte di Divine è la morte di un cinema "rivoluzionario" nei suoi intenti ideologici e nei suoi modelli produttivi: il B movie, il cinema a basso costo che deve contenere delle trovate particolari per sfondare, per far tornare i suoi conti; il cinema povero che diventa cult, la trasgressione antiborghese che paga nei circuiti off. (Vito Zagarrio)

John WatersModifica

  • Divine è un bell'uomo di 135 chili che di solito interpreta parti femminili nelle mie atrocità di celluloide. Io penso a lui come «lui» quando non è in costume e come «lei» quando è abbigliata da travestito. Divine preferisce il pronome «luei» ma questo è imbarazzante per la grammatica. Divine adora i vestiti attilati e trasparenti, grandi scarpe a tacco alto e non ha riserve sul tingersi i capelli o raderseli a zero per pure ragioni di stile.
  • Nei primi film lui recita dei personaggi talmente pazzi che il pubblico ha davvero pensato che ci fosse qualcosa di strano in lui. In realtà Divine è molto diverso da ciò che è nei film: è piuttosto timido, rimane attaccato ai vecchi amici, è davvero molto differente dal personaggio che interpreta nei film.
  • Ogni giorno aveva un colore diverso di capelli, e mi ricordo che mio padre provava raccapriccio soltanto a guardar"la". A me veniva da pensare: «buon Dio, riesce a provocare una reazione così incredibile semplicemente standosene in piedi all'angolo di una strada!».
  • Ritengo che Divine sia una grande star cinematografica. E senz'altro Divine è uno dei principali motivi per cui i miei film hanno così tanto successo. Ogni genere di pubblico ama Divine: intendo dire che Divine è qualcuno che prima si picchiava a scuola e a cui adesso si chiede un bacio. Penso che Divine sia un buon commediante, un buon attore. Divine non è un travestito nella vita di tutti i giorni. Non va in giro vestito come una donna. Ciò che indossa sul set sono i suoi "vestiti di lavoro", come li definisce lui, è difficilissimo farglieli mettere addosso, ci vogliono due ore, anche perché sono molto scomodi. Divine ha sempre portato, soprattutto nei miei primi film, l'opposto di quello che uno si aspetterebbe di vedere indossato da una persona grassa. Intendo dire che ha sempre indossato vestiti stretti, aderenti, ed è stato una bomba sexy pur pesando oltre centoquaranta chili. Quindi penso che parte di questa attrazione derivi dal fatto che Divine è un uomo: alcuni spettatori di Polyester non lo sapevano neppure.

NoteModifica

  1. Da un'intervista condotta da Vito Zagarrio durante le riprese del documentario Divine Waters, 1982; citato in Vito Zagarrio, John Waters, Il Castoro, Milano, 2005, p. 43. ISBN 978-8880333265.
  2. Da un'intervista condotta da Vito Zagarrio durante le riprese del documentario Divine Waters, 1982; citato in Vito Zagarrio, John Waters, Il Castoro, Milano, 2005, p. 43. ISBN 978-8880333265.
  3. Da un'intervista condotta da Vito Zagarrio durante le riprese del documentario Divine Waters, 1982; citato in Vito Zagarrio, John Waters, Il Castoro, Milano, 2005, p. 44. ISBN 978-8880333265.

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