Decimo Laberio

scrittore e drammaturgo romano

Decimo Laberio (106 a.C. – 43 a.C.), scrittore e drammaturgo romano.

Citazioni di Decimo Laberio

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  • Amare e insieme conservare il senno è concesso solo a Giove.[1]
  • Deve temere molti colui che molti temono.[2]
  • La fortuna non ha misura né nel bene né nel male.[3]

Citazioni su Decimo Laberio

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  • È certo che i suoi mimi si sollevavano spesso al di sopra della comune volgarità nell'azione e nei concetti, come si sollevavano pel valore formale e poetico. (Carlo Giussani)
  • I soggetti toglieva egli spesso da note commedie antiche, abbreviandole; ma di suo aggiungeva alla favola scenica il senso morale e satirico, valendosi però sempre della lingua plebea, di che viene quasi rimproverato da Aulo Gellio. (Angelo De Gubernatis)
  • Laberio era cavaliere romano, e come tale fu scrittore di mimi, ma non attore. Soltanto una volta, all'età di circa sessant'anni (nel 709), fu costretto da Cesare a gareggiar sulla scena, improvvisando un mimo, con Publilio Siro. La palma restò a Publilio; ma Laberio non tanto si senti ferito dalla sconfitta (che riconobbe anzi con buon garbo il valore del rivale), quanto dal disdoro inflittogli, sebbene Cesare cercasse di medicare subito la ferita assegnandogli una vistosa pensione, e porgendogli subito l'anello con cui era senz'altro rimesso nella dignità equestre. (Carlo Giussani)
  • Noi vediamo ancora il volto livido di Cesare fremente, noi sentiamo ancora il fremito degli amici di Laberio alla recitazione che il vecchio cavaliere romano sta facendo del suo prologo. Quindi il mimiambo, ossia la pantomima incomincia. Laberio ricompare più volte sulla scena in vario travestimento, e, fra una scena e l'altra, lancia verso l'uditorio, come a spiegare l'azione scenica, versi di vario senso due dei quali terribili, dovettero convergere gli occhi di tutti gli spettatori su di Cesare. L'uno diceva:
    Necesse est multos timeat quem multi timent.
    (È necessario che tema molti colui cui molti temono).
    E l'altro:
    Porro, Quirites, libertatem perdimus.
    (Orsù, Quiriti, abbiamo perduta la libertà).
    Il mimiambo si continuò poi fuori della scena. Avendo Laberio terminata la sua parte, Cesare lo invitò a riprender posto fra i senatori. Ma questi, sia che volessero punir Laberio d'aver consentito a farsi istrione, sia che credessero e volessero far piacere a Cesare non ricevendo più fra loro Laberio che, poco innanzi, dalla scena, aveva maltrattato il Dittatore, invece di ristringersi per fargli posto, si misero più agiati perch'ei non trovasse più un solo scanno vuoto. (Angelo De Gubernatis)
  1. Da un frammento; citato in Dammi mille baci, e ancora cento. Le più belle citazioni sull'amore, a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013.
  2. Frammento 126 R.3; citato in Dizionario delle sentenze latine e greche, a cura di Renzo Tosi, Rizzoli, 2017.
  3. Frammento 113; citato in L. De Mauri, 5000 Proverbi e Motti latini, a cura di Angelo Paredi e Gabriele Nepi, Hoepli, Milano, 2006.

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