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David Adolph Korn (1930 – vivente), scrittore e diplomatico statunitense.

Ethiopia, the United States, and the Soviet UnionModifica

  • Haile Selassie voleva sviluppare il suo Paese, ma la giustizia sociale non era un concetto che esercitasse su di lui una grande impressione. (p. 4)
Haile Selassie wanted to develop his country, but social justice was not a concept that made a great impression on him.
  • Il principe ereditario Asfa Wossen era intelligente e ben disposto verso la liberalizzazione, ma non era un uomo del calibro di suo padre. (p. 5)
Crown Prince Asfa Wossen was intelligent and well disposed towards liberalization but he was not a man of his father's calibre.
  • Menghistu e gli altri nel Derg avevano due ragioni per volere armi sovietiche. In primo luogo, assunsero il potere come rivoluzionari con un programma radicale. Denunciavano regolarmente l'imperialismo, e tuttavia restavano fortemente dipendenti dal baluardo di ciò che loro chiamavano imperialismo, gli Stati Uniti, per la più essenziale delle merci, l'armamento per il loro esercito. Potevano essere autentici rivoluzionari e socialisti e tuttavia mantenere un legame così vitale con gli Stati Uniti? Era molto imbarazzante. Ma era più di questo. Il secondo ed altrettanto potente motivo che li spinse verso i sovietici era che volevano un esercito molto più grande di quello di cui disponeva l'Etiopia allo scoppio della rivoluzione. La decisione di optare per una soluzione militare in Eritrea rese ciò assolutamente essenziale, e c'era anche una crescente preoccupazione per la minaccia della Somalia. (pp. 17-18)
There were two reasons why Mengistu and the others in the Derg wanted Soviet arms. First, they came to power as revolutionaries with a radical program. They regularly denounced imperialism, yet they remained dependent on the bulwark of what they called imperialism, the United States, for the most critical of all commodities, weaponry for their army. Could they be true revolutionaries and socialists and still have such a vital link to the United States? It was very embarrassing. But it was more than that. For the second and equally powerful motive that pushed them toward the Soviets was that they wanted a much bigger army than Ethiopia had at the outbreak of the revolution. The decision to go for a military solution in Eritrea made this absolutely essential, and there was also growing concern over the threat from Somalia.
  • Fino a quando l'Angola ed il Mozambico divennero indipendenti e si allearono con Mosca, la Somalia era l'unico Stato sul continente africano a professare il marxismo-leninismo. (p. 29)
Until Angola and Mozambique became independent and allied themselves with Moscow, Somalia was the only state on the African continent to profess Marxism-Leninism.
  • I sovietici hanno una grave responsabilità per aver armato la Somalia, dopo il 1974, molto oltre ogni immaginabile esigenza di sicurezza interna o di difesa contro un'invasione. Ci si può solo domandare cosa avessero in mente [i sovietici] o se essi in segreto esitassero nel fornire un così consistente armamento a un governo che sapevano essere sfacciatamente irredentista. (p. 37)
The Soviets do bear a heavy responsibility for arming Somalia, after 1974, far beyond any imaginable requirement for internal security or defense against invasion. One can only wonder what the Soviets thought they were up to or whether they ever had secret qualms about about providing so much weaponry to a government that they knew to be unabashedly irridentist.
  • [Sulla guerra dell'Ogaden] Il regime etiope rispose alla prima fase dell'offensiva somala con annunci che aveva ottenuto vittorie eroiche e che aveva schiacciato gli invasori. I somali risposero negando di avere truppe nell'Ogaden. Era una strana guerra: vittorie etiopi fittizie contro un esercito somalo apparentemente inesistente. (p. 39)
The Ethiopian regime greeted the first stage of the Somali offensive with announcements that it had scored heroic victories and had crushed the invaders. The Somalis responded by denying that they had any forces in the Ogaden. It was a strange war: fictitious Ethiopian victories over an allegedly non-existent Somali army.
  • L'Etiopia subì l'invasione ed immensa perdita di vita e distruzione nel 1977, non perché gli Stati Uniti l'abbandonarono, ma perché l'Unione Sovietica armò sconsideratamente la Somalia negli anni precedenti, e perché Menghistu fece un errore di calcolo puntando sui sovietici. Mentre l'Unione Sovietica lottava per mantenere la sua posizione in Somalia mentre stabiliva la sua posizione in Etiopia, continuava inizialmente a dare armi al suo vecchio cliente mentre chiaramente rallentava - o certamente non si affrettava a farlo - le spedizioni a quello nuovo. (p. 45)
Ethiopia suffered invasion and immense loss of life and destruction in 1977, not because the United States abandoned it but because the Soviet Union recklessly armed Somalia in the years before, and because Mengistu miscalculated in his gamble on the Soviets. As the Soviet Union struggled to preserve its stake in Somalia while establishing its position in Ethiopia, it at first continued to supply arms to its old client while evidently slowing - or certainly not hastening to make - deliveries to its new one.
  • A un certo punto del 1983, l'anziano leader sudanese fu colpito da una visione del suo paese come un puro stato islamico. Forse pensò che, abbracciando il fondamentalismo islamico, avrebbe potuto sopraffare il movimento di opposizione che da tempo era stata costruito contro il suo regime. Nell'agosto del 1983, venne decretato che le leggi dell'Islam fossero quelle del Sudan moderno e il sud cristiano, unito sotto un solo governo sin dagli accordi del 1979, fu diviso in tre distretti. Queste misure fecero precipitare il sud nel caos ed alienarono il favore dell'opinione araba moderata nel nord. Una cosa era applicare leggi islamiche ai musulmani, tenere fustigazioni pubbliche, tagliare arti e proibire la vendita o il consumo di bevande alcoliche; tutt'altro infliggere queste pratiche su cristiani già esausti dal dominio del nord musulmano. (pp. 82-83)
At some particular moment in 1983 the aging Sudanese leader was struck by a vision of his country as a pure Islamic state. Perhaps he thought that by embracing Islamic fundamentalism he could overpower the opposition that had long been building to his rule. In August 1983 the laws of Islam were decreed to be those of modern day Sudan and the Christian south, since the 1979 agreements united in a single governate, was divided into three districts. These measures threw the south into turmoil and alienated moderate Arab opinion in the north. It was one thing to apply Islamic law to Muslims, to hold public floggings, sever limbs and prohibit the sale or use of alcoholic beverages; it was quite another to inflict these practices upon Christians already chafing under the domination of the Muslim north.
  • Dobbiamo scartare una volta per tutte la nozione che l'Etiopia sia governata da una giunta militare o che Menghistu regni solo come un primus inter pares. Ancora oggi, gli scrittori occidentali dell'Etiopia continuano ad usare il termine "Derg" per descrivere l'istituzione apparentemente responsabile del governo in Etiopia. Questo alimenta un' impressione totalmente falsa di un processo decisionale collettivo quando in realtà la direzione degli affari è concentrata nelle mani di un solo individuo. (p. 106)
We must dispense once and for all with the notion that Ethiopia is governed by a military junta or that Mengistu sits only as primus inter pares. Even today, Western writers on Ethiopia continue to use the term "the Derg" to describe the body supposedly responsible for the governance of Ethiopia. This fosters a wholly inaccurate impression of collective decision-making when in fact the direction of affairs is concentrated in the hands of a single individual.
  • I ministri di Menghistu stanno sull'attenti in sua presenza e non azzardano opinioni dissenzienti. Nelle sue rare apparizioni in Addis Abeba, il leader etiopico sta seduto su una specie di trono, una sedia laccata d'oro rivestita di velluto rosso posta al di sopra e di fronte alle sedie meno ornate fornite per le altre figure di spicco del regime. In questo ed in altri modi, Menghistu Haile Mariam è una figura che resta nel solco della tradizione etiope che può essere considerata come un monarca, un imperatore, un successore di Haile Selassie e di Menelik. (p. 107)
Mengistu's ministers stand at attention in his presence and do not venture dissenting opinions. In his rare public appearances in Addis Ababa, the Ethiopian leader sits on a kind of throne, a red velvet upholstered gold-laquered chair emplaced above and in front of the less ornate seats provided for the other senior figures of the regime. In these and in other ways, Mengistu Haile Mariam is a figure in the mainstream of Ethiopian tradition, one who can be looked upon as a monarch, an emperor, a successor to Haile Selassie and to Menelik.
  • La carestia è stata compagna dell'Etiopia nel corso della sua storia. In Etiopia, come nella maggior parte delle società in cui predomina l'agricoltura di sussistenza ed in cui manca una buona rete di trasporto stradale, non c'è modo di resistere quando le piogge scarseggiano o c'è un'invasione di parassiti. Il popolo può morire di fame in una provincia mentre, in un'altra, a solo poche decine di chilometri di distanza, c'è abbondanza di cibo. Quando il cibo si esaurisce, la popolazione ha la scelta di fuggire o morire sul luogo. (p. 117)
Famine has been Ethiopia's companion throughout its history. In Ethiopia, as in most societies in which subsistence farming predominates and which lack a good road transport network, there is no way to cope when the rains fail or pests invade. People may starve in one province while in another, only a few tens of kilometres removed, there is plenty. When food runs out, the population has the choice of fleeing or dying on the spot.
  • Nella cultura etiope tradizionale, la carestia non era la conseguenza d'una calamità naturale o del fallimento d'un sistema politico e socio-economico, ma un atto di Dio. Era una punizione per il peccato. Nessun essere umano o istituzione, quindi, era da incolpare. I governi non si mobilitarono per combatterla, poiché anche se l'avessero visto in modo diverso, ci sarebbe stato poco che avrebbero potuto fare. Questo cambiò nel ventesimo secolo quando la rete stradale si espanse e le scorte mondiali aumentarono. Ma gli atteggiamenti tradizionali permanevano. (p. 117)
In traditional Ethiopian culture, famine was not the outgrowth of natural calamity or the failure of a political and socio-economic system, but an act of god. It was punishment for sin. As such, no human being or institution was to be held responsible. Governments did not mobilize to fight it, for, even if they had viewed it otherwise, there would have been little that they could have done. This changed in the twentieth century as Ethiopia's road network expanded and the world's food stockpiles grew. But traditional attitudes lingered.
  • [Sulla Carestia etiope del 1983-1985] Anche se l'Etiopia avesse avuto un sistema agricolo forte e resistente, sette mesi senza pioggia avrebbero lasciato il segno. Per il suo sistema basato sull'agricoltura di sussistenza, minato da politiche agricole volte a disincentivare l'agricoltura privata e dare impulso alle fattorie collettive e statali, e dalla guerra civile, il colpo fu terribile. (p. 119)
Even had Ethiopia had a strong and resilient system of agriculture, seven months with no rainfall would have left its mark. For its system based on subsistence farming, undermined by agricultural policies aimed at discouraging private farming and encouraging collectives and state farms, and by civil war, the blow was terrible.
  • [Sulla Carestia etiope del 1983-1985] Era naturale sperare, se non aspettarsi, che lo sforzo erculeo dell'Occidente di salvare le vite di milioni di etiopi affamati sarebbe stato apprezzato e avrebbe spinto il governo etiope a ripensare la sua posizione internazionale. Qualcuno a Washington pensava, insomma, che il regime etiope avrebbe visto che, quando si trattava di questioni elementari di sopravvivenza, l'Occidente aveva più da offrire dell'Est. Mosca poteva dare armi per continuare guerre civili infinite, ma non poteva fornire né viveri in un momento d'emergenza né un modello economico che avrebbe assicurato all'Etiopia la capacità di produrre abbastanza cibo per nutrire la sua popolazione in continua crescita anche in tempi normali. (p. 127)
It was natural to hope, if not to expect, that the West's Herculean effort to save the lives of millions of starving Ethiopians would be appreciated and would cause the Ethiopian government to take a second look at its international position. Surely, some in Washington reasoned, the Ethiopian regime would see that, when it came to basic matters of survival, the West had a lot more to offer than the East. Moscow could give arms to prosecute endless civil wars, but it could provide neither food in time of emergency nor an economic model that would assure Ethiopia the ability to produce enough food to feed its burgeoning population even in normal times.
  • [Sulla Carestia etiope del 1983-1985] Ad ogni contributo sovietico e del blocco orientale, per quanto piccolo, fu dato grande risalto nei mezzi di informazione etiopi. Spesso i contributi del blocco orientale furono contati tre volte: quando venivano annunciati, quando erano consegnati al porto, e quando effettivamente si trovavano nei campi. Se gli ambasciatori occidentali e canadesi insistevano abbastanza, potevano normalmente guadagnarsi un servizio televisivo o un articolo in un giornale sul loro più recente contributo. Ma le donazioni statunitensi di prodotti alimentari erano motivo di grande imbarazzo per il regime. Il Ministero delle comunicazioni rifiutava testardamente di pubblicare le cifre complessive relative alle donazioni governative statunitensi dopo che aumentarono di decine di milioni di dollari nella tarda estate del 1984, e infine a cento milioni di dollari e oltre alla fine dell'anno. (p. 131)
Every Soviet and East bloc contribution, no matter how small, was given lavish publicity in the Ethiopian media. Often East bloc donations were counted three times: when announced, when delivered to port, and when actually in the field. If the Western European and Canadian ambassadors pressed hard enough, they could usually get a clip on television or a story in the newspaper about their most recent donation. But American food donations were a great embarrassment to the regime. The Ministry of Information steadfastly refused to publish the overall figure for American government donations after they grew to the tens of millions of dollars in late summer 1984, and then to one hundred million dollars and beyond at year's end.
  • Che sia di proposito o semplicemente per pragmatismo, Haile Selassie trasformò l'Etiopia, durante i suoi cinquantotto anni di reggenza, da un impero feudale primitivo a uno stato moderno incipiente. Consolidò il potere centrale privando i regnanti regionali della loro autonomia tradizionale; non gli era più permesso essere re, solo, al massimo, grandi servitori dello Stato. Creò un esercito nazionale permanente, dove prima c'erano solo le coscrizioni feudali, e una struttura governativa moderna. Sotto il suo regno, furono fondate le istituzioni di istruzione superiore e furono poste le basi per l'istruzione in massa. Furono lanciate politiche e programmi per incoraggiare lo sviluppo economico. La diplomazia dell'Imperatore fece dell'Etiopia un soggetto attivo e rispettato negli affari africani e persino mondiali. In un certo senso, i semi della sua caduta erano incorporati in ciascuna di queste misure, sebbene sia difficile comprendere come avrebbe potuto sperare di sopravvivere così a lungo come riuscì, se non avesse adottato tali misure. Alla fine, il sistema politico, sociale ed economico a cui diede vita fu distrutto perché il suo creatore esaurì la sua abilità di portare avanti il progetto e, come tanti autocrati, fallì nel fare quanto necessario alla sua successione. (p. 155)
Whether by design or simply through pragmatic response, Haile Selassie transformed Ethiopia, during his 58 years of rule, from a primitive feudal empire to an incipient modern state. He consolidated central power by depriving regional rulers of their traditional autonomy; no more were they allowed to be kings, only, at most, great servants of the state. He created a standing national army, where before there had been only feudal levies, and a modern governmental structure. Under his rule institutions of higher learning were founded and the basis was laid for mass education. Policies and programs for encouraging economic development were launched. The Emperor's diplomacy made Ethiopia an active and respected player in African and even in world affairs. To a degree, the seeds of his own downfall were embedded in each of these measures, though it is hard to see how he could have hoped to survive nearly so long as he did if he had not taken them. In the end, the political, social and economic system that he brought into being was destroyed because its creator outlived his ability to carry on the task and, like many autocrats, failed to make adequate arrangements for his succession.
  • [Su Menghistu Hailè Mariàm] La sua visione è quella di uno stato unitario e totalitario in cui le differenze regionali ed etniche verranno sommerse dall'ideologia politica e in cui tutte le attività saranno controllate e disciplinate dal partito, dallo Stato e dai soui vari organi. Questo, è quasi superfluo dirlo, è un programma ambizioso, in particolar modo per un Paese che è fra i più poveri ed arretrati del mondo e che per storia e tradizione è stato destinato al separatismo e all'anarchia. (p. 155)
His vision is one of a unitary, totalitarian state in which regional and ethnic differences will be submerged by political ideology and all activities will be controlled and regulated by the party, the state and their various agencies. This, it hardly needs to be said, is an ambitious program, particularly for a country that is among the poorest and most backward in the world and that by history and tradition has been given over to separatism and anarchy.
  • Le origini immediate dell'insurrezione eritrea risalgono ai 50 anni di colonizzazione italiana, dall'ultimo decennio del diciannovesimo secolo fino alla sconfitta delle forze italiane per mano dei britannici nel 1941. Il regime coloniale italiano fu spesso duro e le leggi italiane stabilirono standard di discriminazione razziale che i fautori dell'apartheid potrebbero solo ammirare. Ciononostante, gli eritrei beneficiarono dell'industria, del commercio e del livello generale di sviluppo culturale che l'Italia portò nel loro paese. I frutti della colonizzazione italiana fecero sì che gli eritrei si ritenessero superiori ai loro cugini in Etiopia e, particolarmente fra i musulmani, rinforzarono le già esistenti propensioni separatiste. Di fatto, però, gli eritrei hanno molto poco in comune. L'Eritrea non ha nessuna delle caratteristiche che normalmente sono alla base di una rivendicazione all'autodeterminazione; la sua popolazione non ha alcuna religione comune, alcuna lingua comune o alcuna origine etnica comune. È divisa piuttosto equamente tra cristiani e musulmani. (pp. 157-158)
The Eritrean insurgency traces its immediate origins to 50 years of Italian colonization from the last decade of the nineteenth century through the defeat of Italian forces at the hands of the British in 1941. Italian colonial rule was often harsh and Italian laws set standards of racism that proponents of apartheid could only admire. Eritreans nonetheless benefited from the industry and commerce and the general level of cultural development that Italy brought to their country. The fruits of Italian colonization made Eritreans think of themselves as superior to their cousins in Ethiopia and, particularly among Muslims, reinforced pre-existing inclinations toward separatism. Eritreans in fact, however, have very little in common. Eritrea has none of the characteristics that ordinarily underpin a claim to self-determination; its population has no common religion, no common language, and no common ethnic origin. It is divided about equally between Christians and Muslims.
  • L'indipendenza è una chimera per l'Eritrea. Sarebbe una catastrofe per tutte le parti coinvolte: eritrei, etiopi e i popoli di paesi confinanti. Un'Eritrea indipendente non potrebbe essere autosufficiente, particolarmente se, come sembrerebbe inevitabile, fosse isolata dalla sua madrepatria etiope. Diventerebbe una pedina nelle mani di qualunque potenza o potenze straniere disposte a fornirla d'armi e denaro. Non conoscerebbe mai la pace, perché nessun governo etiope di qualsiasi orientamento politico accetterebbe la sua indipendenza. (p. 161)
Independence for Eritrea is a chimera. It would be a catastrophe for all concerned, Eritreans, Ethiopians and the peoples of neighboring countries. An independent Eritrea could not be self-sustaining, particularly if, as would seem unavoidable, it were cut off from its Ethiopian hinterland. It would be a pawn in the hands of whatever foreign power or powers cared to underwrite it with arms and money. It would never know peace because no Ethiopian government of any political stripe would ever come to terms with its independence.

Assassination in KhartoumModifica

  • Abbud governò per quasi sei anni prima di essere costretto a dimettersi in seguito a una serie di manifestazioni di protesta e di disordini. Non aveva alcun programma all'infuori della destituzione del regime parlamentare fallito sul piano politico. Non aveva concepito nessun piano, ad eccezione di un inasprimento della repressione, per affrontare la guerra civile nel sud; non aveva avuto la minima idea su cosa fare per invertire o anche arrestare il perdurante declino economico del paese. (p. 76)
Abboud ruled for close to six years before being forced from office by a series of public demonstrations and riots. He had no program other than that of ousting the politically bankrupt parliamentary regime. He had had no plan, other than more repression, for dealing with the civil war in the south; he had had no notion of what to do to reverse or even arrest the country's continuing economic decline.
  • Quando assunse il potere nel 1969, Nimeyri aveva giurato che avrebbe messo termine alla guerra civile concedendo al sud una larga misura di autonomia. Ma, durante i suoi primi due anni in carica, non fece quasi niente per onorare questa promessa. Invece, come i suoi predecessori, fece ricorso ad una più grande repressione. Così la guerra civile continuò a aggravarsi, come una grande ferita cancrenosa che non guariva e che fiaccava sempre più la vitalità economica e politica del Sudan. (p. 90)
Nimeiry had pledged, when he seized power in 1969, that he would bring the civil war to an end by granting the south a large measure of autonomy. But during his first two years in office, he did almost nothing to fulfill this pledge. Instead, like his predecessors, he resorted to more repression. So the civil war continued to fester, like a great gangrenous wound that would not heal and that increasingly sapped the Sudan of its economic and political vitality.

BibliografiaModifica

  • David A. Korn, Ethiopia, the United States and the Soviet Union, Croom Helm, 1986, ISBN 0709931166
  • David A. Korn, Assassination in Khartoum, Indiana University Press, 1993, ISBN 0253332028

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