Danilo Mainardi

etologo, ecologo, divulgatore scientifico e accademico italiano (1933-2017)

Danilo Mainardi (1933 – 2017), etologo italiano.

Citazioni di Danilo Mainardi

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  • Agli scienziati piace sempre moltissimo inventare nuove teorie, nuove spiegazioni e, soprattutto, nuovi nomi possibilmente astrusi. È così, oltretutto (ma questa senza dubbio è una malignità), che si raggiunge la gloria. Se non altro una bella visibilità.[1]
  • Come è facile per la femmina del cane tirar su bene la sua prole, com'è difficile per noi umani fare altrettanto.[2]
  • Convergenze evolutive significa che esistono animali che si assomigliano senza essere parenti: vivendo nello stesso ambiente tendono evolutivamente pian piano ad assomigliarsi.[3]
  • [A proposito di vegetarianismo e veganismo] Essere animalisti non coincide o non si sovrappone con le scelte alimentari che uno adotta, bensì con l'attenzione al benessere degli animali. È un impegno che dovremmo tutti sentire e non accettare di mettere nel piatto carni di animali stressati in allevamenti lager. Mi sembra più importante insistere a perseguire questo fine procedendo verso un consumo inferiore di carne, come la medicina stessa ci invita con ragione a fare, e puntare su carne di qualità speciale, quella che si ottiene da allevamenti che hanno come priorità il benessere dei loro animali.[4]
  • I cani mi piace scoprirli come persone piene di sfaccettature. Persone non umane ma ugualmente complesse e interessanti. Ognuna con la sua storia, il suo carattere, simpatie e antipatie. Con la sua personalità, insomma.[5]
  • Immaginate un posto dove la natura è protetta, anzi di più, dove è padrona di dare la vita ai suoi processi vitali e di evolversi con la minima interferenza dell'Uomo. E immaginate questo posto pieno di piante e di fiori selvatici che crescono liberamente, di acque ancora limpide dove si possono osservare piccoli animali ormai sempre più rari, come i grigi gamberi di acqua dolce o i guizzanti temoli, e poi gli uccelli, centinaia di uccelli che vanno e vengono, costruiscono il loro nido, allevano i piccoli con la sola preoccupazione di sfamarli e di difenderli dai predatori naturali, anch'essi presenti in assoluta libertà. A un posto così non si poteva che dare un solo nome: "oasi".[6]
  • L'ecologia ci insegna che la nostra patria è il mondo.[7]
  • La mente degli animali non è migliore né peggiore della nostra. Semplicemente è adatta per altri stili di vita.[8]
  • Noi esseri umani veniamo al mondo con una forte curiosità per tutti gli animali, curiosità che è scritta dentro nei nostri geni [...]. La nostra specie, per decine di migliaia di anni, è vissuta immersa nella natura e in quel lungo spazio temporale era indispensabile, per la sua sopravvivenza, saper interagire, e conoscendoli davvero, con gli altri esseri che con noi condividevano il medesimo ambiente. È per questa "necessità di sapere" che ancora nasciamo con questa curiosità. La vediamo infatti ancora molto forte nei nostri bambini, anche se poi col tempo si attenua perché ormai viviamo in un mondo "vuoto di natura".[9][8]
  • [A proposito della decisione dello zoo di Basilea di sopprimere due cuccioli di leone] Non mi sembra che programmare a priori le nascite sia meno legittimo che sopprimere vite a posteriori. In fondo, vale anche per la nostra specie.[10][8]
  • Non sono completamente vegetariano, anche se mi piacerebbe esserlo, per motivi di salute, perché ho sofferto di una grave anemia e sono costretto ogni tanto a mangiare un poco di carne. A ogni modo, credo che la nostra specie non sia naturalmente vegetariana, basta studiarne l'anatomia (per esempio i denti) e la fisiologia. Certo che sarebbe meglio mangiare molta meno carne. [...] anche questo problema del consumo di carne trova la sua causa remota nel sovraffollamento, che ha costretto l'umanità a distruggere buona parte della natura e a praticare sugli animali domestici metodi di allevamento che provocano in essi grande sofferenza. Secondo me, non è il mangiare gli animali il problema eticamente più sbagliato, ma la mancanza di rispetto e di attenzione quando sono vivi, la scarsa volontà di regalare loro una vita e poi una morte priva di sofferenza.[11]
  • Ora sappiamo che nostre aree cerebrali ricche di neuroni reattivi alla dopamina risultano attivate quando spontaneamente compiamo azioni altruistiche. Il che sta a significare che otteniamo una sorta di ricompensa biologica ogni volta che facciamo un qualcosa di positivo per qualcun altro. Essere altruisti, in pratica, ci fa sentire meglio e, al proposito, mi pare affascinante vedere confermata sul piano scientifico l'intuizione aristotelica che la virtù, già in se stessa, è felicità.[12]
  • Penso che la causa all'origine di tutti i guai della nostra specie sia che si è andata riproducendo in un modo insostenibile, tale da diventare una vera anomalia ecologica. Tutti i nostri problemi nascono dal fatto che siamo in troppi per questo pianeta.[11]
  • Può essere sorprendente, ma l'animalismo è un atteggiamento di carattere etico connaturato alla natura umana, anche se solo da poco tempo ha assunto un'importanza così rilevante. E, quando dico connaturato, intendo che le sue radici stanno proprio nel profondo della nostra biologia, che è quella di una specie molto sociale.[12]
  • Quando capiremo, a fatti e non a parole, che le scelte esercitate contro gli animali sono anche scelte contro di noi?[13]
  • Una società globalizzata si governa meglio se è fatta di persone con poco senso critico, quindi irrazionali.[7]

Dalla parte degli animali

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  • I pipistrelli sono particolarmente «sgradevoli». L'ala è flaccida, il corpo è sgraziato, il muso è affollato di peculiari «mostruosità», quali appendici nasali fogliacee e membranose, padiglioni auricolari presentanti arricciature, ripiegamenti, smisuratezze e modanature. Eppure queste singolari mostruosità partecipano, come casse di risonanza, come trasmettitori direzionali, come ricevitori, per ottenere le informazioni essenziali per il crearsi di quella raffigurazione ultrasonora del mondo che è la loro immagine del mondo. Sì, i pipistrelli non sono rondini, loro vanno capiti colla ragione, colla conoscenza. (p. 7)
  • L'asino non è meno nobile del cavallo. Ma che significa poi nobile? Che significa bello?
    Facendo l'etologo, studiando gli animali, ho scoperto altre bellezze, altre nobiltà. Ho scoperto la bellezza degli adattamenti. Non c'è animale, se conosciuto, che non sia bello. (p. 8)
  • Molto significa, per me, comprensione e rispetto per ogni forma di vita. Noi, noi umani, che colla nostra evoluzione culturale abbiamo modificato, spesso sconvolto, il mondo, noi umani abbiamo speciali doveri. E forse speciali piaceri. Sarebbe amabile coincidenza la compenetrazione degli uni cogli altri. Il piacere del rispetto, il piacere della protezione. Il piacere della conoscenza. E vi assicuro: non sarebbe soltanto una cosa bella vista «dalla parte degli animali». Perché la parte degli animali è la nostra parte. (p. 8)
  • Il rosso «stacca», il rosso attrae. Il rosso, in definitiva, è quanto di meglio, per comunicare visivamente. Del resto non è forse rosso il segnale del semaforo che ci impone il più importante tra i messaggi che convoglia? (pp. 15-16)
  • La cultura nasce dalla biologia e [...] di essa, comunque, fa parte. (p. 62)
  • Il ghepardo, un cane con la faccia da gatto. (p. 84)
  • Il visone è un po' come una lontra, un animale che ama l'acqua, che presso questa preferenzialmente vive. Dal Canada più nordico fino laggiù nell'estrema torrida Florida è possibile trovarlo, e sempre lungo torrenti, fiumi e laghi, dove le rive offrono nascondigli tra la vegetazione rigogliosa. Il visone è animale solitario, ma non asociale. Non parla molto, potrei dire, ma molto scrive. (pp. 88-89)
  • È la forza della vita: in ogni cambiamento c'è chi soffre e chi gode, chi si estingue e chi invece lussureggia. (p. 105)
  • Se ne sta lì, seduto in disparte, scrupoloso leccandosi una zampa. Come è pulito il gatto! Noi lo guardiamo e lo amiamo, e ci chiediamo: e lui, ci ama? Domanda fondamentale, visto che sempre più il gatto è animale da compagnia, compagno sociale, sostituto d'umanità. Finito è il tempo del gatto d'utilità. Del gatto cacciatore di topi, liberatore di dispense e di granai [...]. (p. 177)
  • Sì, pare proprio che il sapere, il voler essere rassicurati, circa il fatto che il loro gatto ricambi il loro amore, sia fondamentale per il crescente numero di appassionati possessori di gatti quanto una volta lo era il conoscere la loro capacità predatoria. (pp. 177-178)
  • Insomma il gatto domestico – tranquillizzatevi amici gattofili – è davvero capace di affettività. Solo che il suo linguaggio è un po' raffazzonato, è un po' dell'ultima ora. Lui non parla chiaro come il cane. Anche per questo, forse, è così misteriosamente affascinante. (p. 180)
  • Occorre, per cercare di penetrare in quel mistero che è l'animo di un gatto, tornare indietro alla sua primitiva storia naturale. [...] Mi riferisco al suo modo di cacciare, notturno, d'agguato. Il gatto, è stato detto, è un gufo senza ali, e in effetti quella del gatto selvatico e dei rapaci notturni è davvero, per molti aspetti, una vita parallela. Da ciò la straordinaria somiglianza, quei grandi occhi gialli soprattutto, ma molto di più se ve li immaginate appostati su un ramo, in attesa della preda su cui piombare. (p. 182)
  • Il toro, ho spesso letto, è simbolo della forza bruta e irriflessa. E allora (secondo l'antica mentalità delle corride) giù, torturiamolo, irridiamolo facendogli incornare uno straccio sempre sfuggente. Infine ammazziamolo. Così combatteremo, vinceremo quella forza bruta che è il male, il demonio. Ma che ne sa lui, il toro, dei nostri simboli e delle nostre simbologie? E così, per soddisfare questa umana capacità di fare esercizi simbolici, per stare al gioco sadico di un nostro transfert, ogni toro che entra nell'arena è sottoposto a indicibili sevizie. (p. 206)

Occorre, nel caso delle «feste con animali», soppesare quanto vale il rito e quanto costa, invece, la sofferenza di quegli esseri coinvolti per il nostro vizio (in questo caso assurdo) di giocare coi simboli, di antropomorfizzare tutto ciò che ci capita intorno. E a mio parere nessun rito vale la sofferenza d'un singolo animale.

L'animale irrazionale

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  • A determinare la comparsa, lo sviluppo e il permanere dell'umana capacità di credere è stato un peculiare assommarsi di caratteristiche mentali e sociali.
  • Credo davvero sia giunto il tempo di percepire la nuova centralità della cultura naturalistica. Una centralità necessaria per conoscerci meglio e, di conseguenza, per calibrare più positivamente il nostro rapporto con la natura, con i nostri simili, con noi stessi.
  • Generalizzando, il comportamento è sempre il risultato dell'interazione tra genetica e ambiente. In definitiva, è sempre, per usare un termine proprio della biologia, fenotipo, anche se l'apporto dell'informazione genetica può essere assai variabile sia qualitativamente sia quantitativamente.
  • Gli scienziati dovrebbero avere il culto della ragione; eppure, di norma trincerandosi dietro l'adusata argomentazione delle aree di competenza, trovano anche loro uno spazio per credere.
  • L'uomo è, tra gli animali, il più razionale. Eppure anche in quest'epoca dominata dalla scienza, o almeno dove la scienza ha prodotto straordinari avanzamenti conoscitivi, l'uomo continua a credere in una varietà di fenomeni, esseri o entità di non provata esistenza.
  1. Da La bella zoologia, Cairo, Milano, 2008.
  2. Da Del cane, del gatto e di altri animali, Mondadori.
  3. Citato in Piero Crispiani, Nicola Serio, Manifesto sulla progettazione, Armando Editore, Roma, 2000, p. 240. ISBN 88-7144-654-2
  4. Dall'intervista di Fabrizio Patti Dànilo Mainardi: «Si può essere animalisti e mangiare carne», Linkiesta.it, 16 aprile 2016.
  5. Dalla Prefazione a Il cane secondo me; citato in Vi racconto il cane vero, Corriere.it, 6 marzo 2017.
  6. Citato in Le oasi e i centri, Lipu.it.
  7. a b Dall'intervista di Piero Bianucci, Mainardi. La zanzara sulle ali del jumbo, La Stampa, 28 luglio 2001.
  8. a b c Citato in Giorgio Dell'Arti, Danilo Mainardi, Cinquantamila.corriere.it, 28 aprile 2014.
  9. Dal Corriere della Sera, 13 luglio 2012.
  10. Citato in Paolo Beltramin, Zoo di Basilea, soppressi due leoncini, Corriere della Sera, 23 luglio 2007.
  11. a b Dall'intervista di Alessandra Cicalini Danilo Mainardi e la passione per gli animali, Muoversinsieme.it, 2 ottobre 2013.
  12. a b Da L'animalismo? Connaturato all'uomo, Sette, n. 20, 19 maggio 2011, pag. 40.
  13. Citato in Franca Zambonini, In aiuto ai nostri "fratelli minori", Famiglia Cristiana, n. 40, 6 ottobre 2002.

Bibliografia

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  • Danilo Mainardi, Dalla parte degli animali, Longanesi, Milano, 1990. ISBN 88-304-0947-2
  • Danilo Mainardi, L'animale irrazionale. L'uomo, la natura e i limiti della ragione, Mondadori, Milano, 2002. ISBN 88-04-50815-9

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