Dagherrotipia

procedimento fotografico

Citazioni sulla dagherrotipia e i dagherrotipi.

  • Chi avrebbe creduto pochi mesi che la luce, essere penetrabile, intangibile, imponderabile, privo in somma di tutte le proprietà della materia, avrebbe assunto l'incarico del pittore disegnando propriamente di per sé stessa, e colla più squisita maestria quelle eteree immagini ch'ella dianzi dipingeva sfuggevoli nella camera oscura, e che l'arte si sforzava invano di arrestare? Eppure questo miracolo si è compiutamente operato fra le mani del nostro Dagherre. (Macedonio Melloni)
  • Fra tutti i veleni della meccanica che ci ha propinato questo terribile XIX secolo, non possiamo non annoverare il sano antidoto che è il dagherrotipo, È davvero un'invenzione benedetta, ecco cos'è. Oggi ho ripercorso in lungo e in largo piazza san Marco nel dagherrotipo e ho notato dei particolari a cui non avevo fatto caso sostando nel luogo reale. È proprio una bella cosa poter contare su ogni dettaglio, sapere quindi non solo che il pittore è assolutamente onesto, ma che non può permettersi di fare nemmeno un errore. Ho ritratto in questa maniera Palazzo Foscari sino all'ultimo mattone e quindi ho schedato San Marco riprendendola sopra, sotto e tutt'attorno. (John Ruskin)
  • I dagherròtipi | spacciano la loro bugiarda parvenza | di vecchiaia occultata in uno specchio | e a noi si offrono in lungo stillicidio | come futili ricorrenze | di uggiosi anniversari. | Con deformato aspetto | la loro angoscia quasi parlante | incalza le nostre anime | col ritardo di più di mezzo secolo | e a mala pena si troverà adesso | nei mattini iniziali della nostra infanzia. (Jorge Luis Borges)
  • Quando i pittori, i miniatori, gl'incisori, o qualunque altro maestro o intelligente delle arti del disegno, osservano per la prima volta i quadretti ottenuti col Dagherrotipo, essi rimangono come sbalorditi dalla perfezione di queste pitture naturali, e ammettono tutti, senza eccezione, essere quasi impossibile il figurarsi cosa più leggiadra, e più squisitamente condotta e finita in ogni sua parte. La precisione e la morbidezza de' contorni, la dolcezza de' lumi, la trasparenza delle ombre, la soavità delle sfumature, gli effetti di rilievo e di prospettiva, tutte in somma le qualità desiderabili in un disegno a chiaroscuro, vi si trovano congiunte senza nuocersi a vicenda, come avverrebbe immancabilmente nelle opere dell'arte, ove il finito dai particolari non s'acquista che a detrimento dell'effetto totale, la forza, a detrimento della delicatezza, il tondeggiare de' contorni, a detrimento della loro visibilità, e via dicendo.
    Le dimensioni de' corpi vi sono ridotte in miniatura con una esattezza per così dire matematica; e però le proporzioni relative delle varie parti che compongono il quadro vengono rappresentate con una precisione uguale, se non superiore, a quella dei più accurati disegni eseguiti col compasso o col pantografo.
    Per mostrar poi sino a quel segno è spinta l'imitazione nei lavori fotografici del Dagherre, basterà dire che gli oggetti non ben discernibili ad occhio nudo, a cagione della lontananza, rimangono tali anche nella copia, per quanto vengano guardati da vicino. Ma si dirigga sullo sfondo una lente microscopica, e le cose appena indicate e confuse degli ultimi piani appariranno tosto chiare, precise, finite nelle menome loro particolarità, come succede per l'appunto in natura quando si mirano col conocchiale gli oggetti posti sui limiti dell'orizzonte. (Macedonio Melloni)

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