Corrado Maria Daclon

saggista, giornalista e accademico italiano

Corrado Maria Daclon (1963 – vivente), giornalista, docente e saggista italiano.

Corrado Maria Daclon a Sarajevo, durante l'assedio nel 1994

Citazioni di Corrado Maria Daclon

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  • Nessuno negli Stati Uniti o in Francia (ma neppure in Svizzera) indice referendum di piazza imbanditi dagli Agnoletto e dai Pecoraro Scanio chiedendo se si vuole una Chernobyl nel proprio cortile oppure no. (da Piazza Continua, L'Indipendente, 8 dicembre 2005)
  • Si è passati ormai da una "geopolitica degli spazi" ad una "geopolitica dei flussi": il territorio ha perduto quello che era il suo valore originario dal profilo strategico, e le guerre, aperte o sotterranee, si combattono per garantire flussi di risorse e non più per conquistare nuove terre. (da Il caro Kyoto pesa sull'energia, L'Indipendente, 24 maggio 2006)
  • [Riferendosi alla situazione politica in Sudamerica] Una sorta di malintesa dottrina Monroe in salsa bolivariana. (da La morte di un dittatore non è sempre una soluzione taumaturgica, Politicamente Corretto, 23 ottobre 2007)
  • Il "fronte" inteso militarmente non esiste più, il terrorismo è dematerializzato rispetto i confini molto precisi che esistevano al tempo del Patto di Varsavia. (da Geopolitica dell'ambiente, Franco Angeli, 2008)
  • [Riferendosi agli accordi internazionali sull'ambiente] Rischiano di essere stipulati tra quattro o cinque repubbliche delle banane (con tutto il rispetto per l'Ecuador, che ne risulta il primo produttore al mondo). (da Una rottamazione d'ambiente, intervista a Liberazione del 29 gennaio 1999)
  • Dispiace notare come le battaglie per la qualità italiana in settori come le scarpe vengano combattute con fermezza e determinazione, ma che lo stesso non accada per altre risorse più strategiche come l'università e la ricerca. (da Gli strani reazionari delle università, L'Indipendente, 30 settembre 2005)
  • Quella dell'Aral non è solo una catastrofe ecologica, sostiene Adbikirim Tleyov, un ex funzionario del partito comunista di Muynak, è soprattutto una catastrofe umana. Come se fossero due cose diverse. (da Aral, il lago assassinato, Specchio della Stampa, 3 ottobre 1998)
  • [Riferendosi alla NATO e alla posizione americana] Hanno anche dimostrato di considerare l'alleanza come una sorta di "cappello magico" dal quale estrarre, di volta in volta, gli alleati disponibili. (da Sopravvivenza e credibilità dell'Alleanza Atlantica, Politicamente Corretto, 18 febbraio 2008)
  • La guerra è finita ma la pace non decolla. (da Bosnia, l'innocenza perduta, Specchio della Stampa, 25 ottobre 1997)
  • [Riferendosi ai pacifisti e alle guerre africane] Si potrebbe azzardare di scrivere in un dizionario "dicesi guerra il conflitto armato in cui sono impegnati almeno uno o più soldati degli Stati Uniti". Tutto il resto sembra non sia guerra, se non c'è almeno una bandiera a stelle e strisce. (da Per un rinnovato sapere delle scienze ambientali, Franco Angeli, 2005)

C'è un episodio che le cronache internazionali non hanno riportato. Appena iniziata la guerra, con l'invasione da parte dell'esercito serbo di Belgrado delle neonate repubbliche di Slovenia e Croazia dapprima, e di Bosnia in seguito, un ammiraglio della marina militare, che comandava la flotta al largo di Spalato, ha ricevuto l'ordine di bombardare le città della costa.
Quelle città, quei territori che per tutta la vita gli era stato insegnato di difendere e proteggere contro ogni aggressione. Ora doveva colpire e uccidere coloro i quali aveva sempre difeso.
Disperato, si è sparato un colpo di pistola alla tempia, a bordo della sua nave da guerra, dopo aver ricevuto l'ordine. "Non sarò io a uccidere la mia gente", pare abbia detto al suo secondo prima di morire. Il suo equipaggio ha anch'esso rifiutato di eseguire gli ordini di Belgrado. A quest'uomo, a quelli che come lui sono morti per la loro terra, è dedicato questo libro.

Explicit di Scenari di geopolitica per il millennio

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Il problema del futuro non sarà che molte persone delle società industrializzate avranno difficoltà a trovare un posto di lavoro. Il problema sarà che il lavoro stesso non esisterà più, buona parte dei posti di lavoro come li intendiamo oggi semplicemente non esisteranno più. Prima del 2050 i governi dovranno farsi carico di masse enormi di persone non utilizzabili e non impiegabili in quelle che saranno le pochissime, sofisticate ed elitarie posizioni professionali. Centinaia di milioni di persone inutili, inoccupate e inoccupabili. Questa sarà la vera crisi sociale, la vera drammatica e spaventosa esplosione geopolitica da gestire da qui a qualche decennio, al confronto della quale l’immigrazione o le epidemie di coronavirus saranno fenomeni assolutamente inconsistenti.

Bibliografia

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  • Corrado Maria Daclon, Bosnia, Maggioli Editore, 1997.
  • Corrado Maria Daclon, Scenari di geopolitica per il millennio, Aracne Editrice, 2020.

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