Cletto Arrighi

giornalista, politico e scrittore italiano

Cletto Arrighi, pseudonimo di Carlo Righetti (1828 – 1906), giornalista, politico e scrittore italiano.

Cletto Arrighi

Citazioni di Cletto ArrighiModifica

  • Anca lu, sur Piccaluga, a Milan? (citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 768)
  • Aspetta bue che l'erba cresca! Prima che i vaschi mollino i lugagni abbiam tempo di andare al Babbo noi e i nostri figlioli. (da La canaglia felice) [I vaschi: i padroni, i lugagni: il denaro, andare al Babbo: morire]
  • Ogni giorno che passa nello stento è un giorno sprecato. (ibidem)
  • Le cifre sono le molecole di cui è composto il corpo – e fors'anche l'anima – dell'onorevole Saracco, sindaco di Acqui e commendatore dell'ordine dei santi Maurizio e Lazzaro.
    Nell'ottobre del 1860, quando si discusse alla Camera la legge per l'esercizio provvisorio del bilancio pel 1861, il sindaco di Acqui – in allora relatore – provò ai rappresentanti italiani quanto in lui fosse sviluppato il tubere delle cifre. [...].
    In seguito il Saracco figurò in tutte le tornate ove si trattò di bilanci, di tasse, di acque e strade, di dazio-consumo, in una parola di amministrazione.
    Il suo codice è l'abaco, la sua passione è l'aritmetica. (da I 450 ovvero i deputati del presente e i deputati dell'avvenire, vol. II, presso gli editori, Milano, 1864, pp. 125-126)

Incipit di alcune opereModifica

I quattro amori di ClaudiaModifica

Costui l'ho conosciuto ciliegia!
I Francesi in questo senso dicono: Je l'ai vu poirier.
Ora è prefetto di una città... d'Europa.
Dico d' Europa, perché anche in Francia ci sono dei prefetti.
Nei giorni che al governo stava uno di quei ministeri, di cui Cesare Correnti scrisse: essere pietà il tacerne, avvenne la sua nomina. E tutti a domandarsi: Chi è costui? D'onde viene?

La scapigliatura e il 6 febbrajoModifica

In certe notti d'inverno — quando la luna, che comincia a declinar verso Ticino, trapela a stento dall'annuvolato, e la nebbia cala giú presso terra a rendere piú fosche le fiammelle del gas — Milano, a chi lo percorre frettoloso, ad ora tarda, presenta talvolta degli aspetti assai curiosi.
Nella irregolarità delle sue vie deserte e illuminate a risparmio, negli angoli sporgenti e rientranti delle sue case, nell'alto e basso delle sue grondaie, ti si affacciano talvolta dei capricci di ombra e di luce non mai prima avvertiti.

La scapigliatura milanese – frammentiModifica

Quando una parola nuova o sconosciuta risponde perfettamente ad un'idea, ad una condizione, ad un caso qualunque della vita sociale, che non si potrebbe esprimere altrimenti che con una perifrasi, la fortuna di questa parola dovrebbe essere certa.
In Francia succede infatti così. Ogni mese, si può dire, fa capolino un neologismo, e quantunque l'Accademia, gli faccia il viso dell'arme, esso viene accettato a braccia aperte dal buon senso popolare, ed entra di balzo nella lingua viva appena sia riconosciuto necessario o di buona lega.
Demi-monde? per dirne uno. Trovatemi, di grazia, demi-monde sul vocabolario.

Nanà a MilanoModifica

Nell'ottobre del 1866, moriva in Milano di pneumonite il vedovo conte Guglielmo O'Stiary dopo una fiera malattia di cinque giorni. Lasciava un milione al suo unico figlio Enrico, di passa vent'anni, col patto espresso nel testamento, ch'egli non potesse andar in possesso assoluto e dispotico della sostanza se non compiuti i ventiquattro, come portava la legge cho vigeva al tempo degli Austriaci. In caso che l'erede avesse voluto fare opposizione al testamento il severo babbo lo privava di tutto, e sostituiva nella eredità: "il Sacro Cuore di Gesù".

BibliografiaModifica

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