Cecilia Dazzi

Attrice italiana

Cecilia Dazzi (1969 – vivente), attrice e paroliera italiana.

Citazioni di Cecilia DazziModifica

  • Carmelo Bene mi ha aperto la testa e mi ha fatto vedere il mondo. Lui non era solo un regista, era un vulcano pieno di lava e di ispirazione, di poesia e di dolore. Mi ha insegnato a imparare dai grandi e a lasciar perdere gli inutili. Un giorno mi ha sorpreso mentre stavo leggendo Carver e ha cominciato una filippica contro Alberoni e i sociologi. In quel momento era Kierkegaard, Shakespeare. Era Carmelo Bene. Non conosceva Carver ma era come se ne avesse penetrato il pensiero. Con lui si lavorava finché non sorgeva il sole. Anche dopo l'operazione e il by-pass continuava a provare e riprovare tutta la notte. Era bionico.[1]
  • I ragazzi del muretto è stato come il servizio militare. 365 giorni di lavoro. Di giorno e di notte. D'estate con i piumoni, d'inverno con le magliette a maniche corte. Una tournee lunga un anno, ma ne è valsa la pena. C'era un divertimento e una complicità sul set che ha reso il lavoro piacevole e leggero. Eravamo tutti uguali. Entusiasmo, allegria e nessun atteggiamento divistico. Una palestra che mi ha insegnato tutto. A rispettare tempi e colleghi. A fare bene questo mestiere.[1]
  • Ogni volta che devo interpretare un ruolo [...] cerco di immedesimarmi fino all'esasperazione nella psicologia del personaggio. Vivo allo stesso modo, mangio le stesse cose che mangerebbe "lei", rido e piango secondo le sue emozioni, indosso gli abiti che poi saranno quelli di scena. Credo profondamente che questo lavoro va fatto con estrema serietà e professionalità. Detesto in maniera totale qualsiasi attore, uomo o donna non fa differenza, che vive sul filo dell'improvvisazione.[2]
  • [«Il tuo sogno da bambina era quello di fare l'attrice?»] Posso dirti che da piccola mi immaginavo investigatore. Mi sono innamorata di Conan Doyle e del suo modo di analizzare il mondo che gli stava intorno e, nel mio piccolo, ho sempre cercato di applicarlo al mio vero mestiere perchè credo che, in qualche modo, ogni attore debba scavare e andare oltre alla superficie. Il pubblico quando ti vede, riesce a capire anche qual è il pensiero che ti sta attraversando in quel momento.[3]

La creatività? Uno sguardo su quello che non c'è

Intervista di Alessia Tommasini, Vivicreativo.com.

  • [«Cosa significa per te la parola creatività?»] Una volta un amico ha detto a me e mia madre che eravamo due creative... lei ha cominciato a bofonchiare; la parola creatività le da fastidio. Sua madre faceva fiori di stoffa per le Sorelle Fontana e suo padre era un libraio che quotidianamente scambiava libri con Flaiano, Cardarelli, Moravia, Maccari, Ungaretti, Zavattini. L'ironia era l'ossigeno dei loro cervelli. Secondo me la creatività è uno sguardo su quello che non c'è, è un aggiungere qualcosa di giocoso, che non pensa, saetta. Il creativo è un ironico perché mette in atto quello che non c'è in quello che già c'è. È un: perché no?
  • Il mito dell'attore che si sveglia tardi e fa le bizze è letteratura, i più grandi attori sono puntuali e non considerano creatività, ma lavoro quello che fanno. I meri esecutori non trasmettono le emozioni, secondo me; e quelli che non puntellano i guizzi di genio, si disperdono.
  • Il ruolo più difficile di solito è quello scritto nel modo peggiore. Quando un personaggio è scritto ad arte, per quanto difficile, implica di più la parola "faticoso" nella sua costruzione e espressione. Però da subito senti che la "missione" ha un senso. Naturalmente questo non esclude anche crisi e dubbi insieme all'ispirazione. [...] Sono pochi i registi che hanno voglia di manipolare, scolpire, assemblare l'attore.
  • Ho respirato il set da quando ero piccolissima, ho capito subito che non sarebbe stata una marmellata di albicocche, e forse proprio per questo mi ci sono tuffata. Nel mestiere dell'attore c'è un po' di tutto: sceneggiatore, saltimbanco, investigatore, chimico e visionario. Ogni progetto è un caso a sé, è sempre diverso da come te lo immagini e finché non lo vedi sullo schermo non sai come è riuscito. Mi ricordo che a sei anni, all'alba, sono stata in una sala trucco: quell'ambiente mi ha incantata, c'era una magia e un'intimità che anche ora ritrovo quando inizia la giornata lavorativa sul set.

FilmografiaModifica

FilmModifica

Serie televisiveModifica

NoteModifica

  1. a b Dall'intervista di Francesco Persili, Cecilia Dazzi: "Essere artisti è sempre una questione di creatività", Recensito.net.
  2. Dall'intervista di Carla David, Boss, febbraio 1999.
  3. Dall'intervista di Giulia Farneti, Fai agli altri quello che vorresti fatto a te, Restoalsud.it.

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