Carlo Della Corte

scrittore italiano (1930-2000)

Carlo Della Corte (1930 – 2000), scrittore e giornalista italiano.

  • Quando Flattop (Testa Piatta) morì, durante un'ennesima scaramuccia con Dick Tracy, suo giurato avversario, tutta l'America si commosse. Flattop era soltanto un meschino gangster, avventuroso ma sciocco, che tuttavia era riuscito a incatenare alla sua persona l'interesse morboso di milioni di spettatori. [...] Gould ricevette numerosi telegrammi di gente che avocava a sé il privilegio di onorare con una degna sepoltura a proprie spese l'amatissimo Flattop. Da Beaumont, nel Texas, un tizio telegrafò testualmente: 'Prego dichiarare che cadavere Flattop appartiene a sottoscritto come suo migliore amico'. Quando poi giunse il giorno della mesta cerimonia, arrivarono a quintali fiori, corone e biglietti di condoglianze sconsolatissimi, oltre a una montagna di lettere lacrimose, esacerbate, vergate da gente straziata. Nel Connecticut, a Middletown, si organizzò per Flattop una vera veglia con tanto di bara e candelotti e, a quanto pare, con fiumi di autentiche lacrime. (cit. in Luca Raffaelli, Chi è Dick Tracy in Dick Tracy, I Classici del Fumetto di Repubblica n. 60, ed. Gruppo Editoriale L'Espresso/Panini Comics, Roma, 2004, p. 5)

La Stampa, 6 marzo 1976

  • Chi era il signor Stoker? La risposta è enigmistica: si sa che morì nel 1912, in seguito a una malattia durata sei anni. Non sarà stato lo stesso Dracula a contribuire alla sua fine?
  • Dracula conta molto più del suo autore. Nel migliore dei casi, per costui, è la sua proiezione pantografata. Altrimenti un personaggio d'estro, di quelli che nascono dopo una micidiale sbronza in un pub.
  • Magari lo Stoker detestava la monarchia e i nobili in genere e cercò di caricare un conte dei più perfidi e goffi misfatti. Fu così? Non lo sapremo mai.
  • Stoker, come tutti gli scrittori di un qualche talento, aggiunse al suo cocktail uno spruzzo di particolare veleno. Tanto che, ancor oggi, questo bastardissimo Dracula funziona. Sul piano fumettistico e cinematografico, d'accordo. Ma anche psicologicamente. È diventato un modello, un maestro di ciò che non si deve essere (il «ciò che non siamo ciò che non vogliamo» di Montale?).

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