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Carlo Cassola

scrittore e saggista italiano

Citazioni di Carlo CassolaModifica

  • Amo la periferia più della città. Amo tutte le cose che stanno ai margini.[1]
  • Ho sempre pensato che l'Illuminismo sia stata la migliore cultura che abbia prodotto il mondo. Nota bene: si tratta proprio di una cultura, non di un'ideologia o di un insieme di ideologie, come potrebbe far pensare quell'ismo finale.[2]
  • Non esistono riforme indolori: ogni vera riforma mette fine a un privilegio.[3]
  • Nulla è più stupefacente di un'esistenza comune, di un cuore semplice.[4]

Fausto e AnnaModifica

IncipitModifica

Era tutto buio. Non si udivano rumori di sorta. "Mio Dio, saranno appena l'una o le due", pensò Anna. Non poteva più pensare a dormire. La sera aveva rifiutato una coperta in più offertale dalla zia, senza considerare che tra Volterra e San Ginesio c'è uno sbalzo di trecento metri. Così, si era svegliata tutta infreddolita. E, a parte il freddo, non aveva più sonno. La mente era lucida e gli occhi si rifiutavano di tornare a chiudersi.

CitazioniModifica

  • «Ebbene», la interruppe nuovamente Fausto, «il novanta per cento delle donne si sposa per interesse e negli altri casi avviene questo: che dopo i primi tempi l'amore svanisce e resta solo il legame dell'abitudine...» (p. 35)
  • Quando due si vogliono bene davvero, continuano a volersene anche dopo sposati... (p. 35)
  • Egli sentiva il fascino del matrimonio e, insieme, il fascino della religione; ma continuava a credere che la famiglia e la chiesa fossero i due cancri dell'umanità. (p. 77)

ExplicitModifica

Non parlarono più. Un soffio di vento fece rabbrividire Anna, che si affrettò a coprirsi meglio col golf. «Su, moglie, a letto», disse Miro alzandosi. Anche Anna si alzò. Miro spinse la porta ed entrò in cucina. Prima di seguirlo, Anna diede un'ultima occhiata fuori. Era tutto buio. Non c'era nessuno.

Fogli di diarioModifica

  • Ho riletto la chiusa di un romanzo[5]che m'era piaciuto molto da giovane: «Anche adesso, quasi nessuno ricorda Esteban e Pepita, fuori di me. Soltanto Camilla ricorda suo figlio e lo zio Pio, questa donna ricorda sua madre. Presto moriremo, e ogni memoria di quei cinque darà scomparsa dalla terra, e noi stessi saremo amati per breve tempo, e poi dimenticati. Ma l'amore sarà bastato; tutti quei moti d'amore ritornano all'Amore che li ha creati. Neppure la memoria è necessaria all'amore. C'è un mondo dei viventi e un mondo dei morti, e il ponte è l'amore, la sola sopravvivenza, il solo significato». Non credo all'Amore con la maiuscola. Ma credo che la vita abbia un senso solo per quello che si dà agli altri e che si lascia loro quando ce ne andiamo. (p. 21)
  • In fondo è giusto che il premio dell'emozione ci venga accordato raramente. E che ne sia privato proprio chi ne va in cerca. L'estetismo è un male, e non deve essere incoraggiato. (p. 24)
  • Al crepuscolo, le cose diventano tutte uguali. La nudità le affratella. Sembrano tutte ugualmente consapevoli che la giornata è al termine, che sta per cancellarle. (p. 66)
  • Le formule rinascimentali, romantiche e decadenti dell'uomo che fabbrica il proprio destino e piega al proprio volere le cose, elimina cioè il caso dalla propria vita, mi hanno sempre ripugnato. Bisogna sottomettersi alla vita, non pretendere di modellarla. (p. 69)
  • Sempre, in ogni età, ho preteso di mescolare esistenza e vita. Lo facevo da bambino, da ragazzo, cioè molto prima che mi venisse l'idea di scrivere. Logico che scrivendo sia stato guidato dalla stessa insensata pretesa.
    Giacché l'esistenza e la vita non possono coincidere. L'esistenza è indeterminata, la vita è determinata. L'esistenza è senza carattere, la vita ne ha sempre uno. L'esistenza è immobilità e immutabilità, la vita è movimento e mutamento. (p. 127)
  • Mi accade spesso di pensare al mare. Penso al mare quando è calmo. Ecco, il mare calmo mi sembra l'immagine stessa dell'esistenza, cioè di quella vita immutabile che è sempre stato il mio vano sogno. (p. 130)
  • Ma ciò che vi è di di personale nell'uomo continuerà ad aver bisogno dell'arruffio e del disordine. Un pesco cresciuto per caso in mezzo agli olivi, un olivo nato troppo vicino alla macchia e inselvatichito, la forma irregolare di un campo, l'andamento incerto di un viottolo, appagano il nostro animo perché sembrano persone come noi. Hanno un'individualità inconfondibile. Imbattendosi in uno di loro, sembra d'incontrare un amico. (p. 144)

Il cacciatoreModifica

IncipitModifica

Nelly aveva l'abitudine di alzarsi presto anche nel colmo dell'inverno. I rumori della stalla la svegliavano, e lei non era buona di restare a godersi il calduccio delle lenzuola. Cominciava a pensare a una cosa e a un'altra, finché un pensiero più vivo la spingeva a fare un movimento brusco: e quasi senza volerlo si trovava seduta sulla sponda del letto.

CitazioniModifica

  • Non era così anche la vita? Il caso, il caso soltanto ne determinava il corso.
  • L'uomo non sbaglia mai, Nelly. Perché chi ci scapita, è sempre la donna.
  • Gli uomini hanno tutti cattive intenzioni: solo, che non bisogna dargli pretesto...

ExplicitModifica

«Già» pensò Alfredo; e gli tornò in mente la lettera che aveva strappato. Con un colpo di pedale avviò il motore; si accomodò sul sellino, e infilò gli occhialoni e i guanti. Il cane era saltato sul serbatoio. «Forse, se non l'avessi strappata...» poi il chiasso del motore e il vento della corsa dispersero i suoi pensieri.

Il superstiteModifica

IncipitModifica

Il padrone aveva indovinato a chiamarlo Lucky: fu infatti il solo animale che si salvò dalla catastrofe atomica. Se sia stata davvero una fortuna, è per lo meno dubbio.

CitazioniModifica

  • Gli stenti della vita erano la sola cosa che attirasse l'attenzione di tutti, uomini e donne. I partiti facevano la loro fortuna organizzando il risentimento sociale: i partiti di sinistra quello della povera gente, i partiti di destra quello dei pochi signori e dei ceti intermedi che avevano anch'essi in dispregio la condizione dei poveri. Nessuno che s'interessasse del problema della sopravvivenza: forse perché avrebbe dovuto interessare tutti, ricchi e poveri, chi viveva in ozio e chi si ammazzava dalla fatica. (p. 183)

ExplicitModifica

Lucky pensò che in quelle condizioni non valeva la pena sopravvivere. Decise di lasciarsi morire.

Il taglio del boscoModifica

IncipitModifica

Dopo Montecerboli i viaggiatori si ridussero a cinque: un giovanotto, un uomo, due donne e un bimbo. Il fattorino si fregò le mani: «Siamo proprio in famiglia, stasera,» disse soddisfatto. L'uomo in fondo sorrise, poi si mise a guardare fuori dal finestrino, benché non si vedesse nulla a causa del buio.

CitazioniModifica

  • Meglio così, star distesi nell'ombra, lasciando che gli occhi seguissero il vago chiarore della fiamma semispenta e che i pensieri andassero senza ordine dove il caso li portava. E sperare che il sonno venisse presto. (p. 63)
  • Precipitare nel buio del sonno era quanto di meglio gli restava. Quando Guglielmo sentiva il sonno venire, era contento, perché per qualche ora sareb stato liberato da ogni pensiero, e perché un altro giorno era passato. (p. 63-64)
  • L'uomo che si annoia, che fatica, che soffre, si consola andando col pensiero ad altri momenti della sua vita: tira fuori dal passato ricordi cari, anticipa le dolci aspettative dell'avvenire. (p. 79)

ExplicitModifica

Pensava che Rosa avrebbe dovuto aiutarlo. Non era possibile continuare così. Lassù dal cielo doveva dargli la forza di vivere. E guardò in alto. Ma era tutto buio, non c'era una stella.

L'uomo e il caneModifica

IncipitModifica

Quella sera Alvaro tornò a casa di umore peggiore del solito. Chi ne fece le spese fu il cane, come vedremo subito. (p. 7)

CitazioniModifica

  • I cani, se lo vuoi sapere, aspirano tutti ad avere un padrone. Cani che amino la libertà più del padrone non se ne sono ancora visti. Anche se il padrone fa far loro una cattiva vita. (p. 26)

ExplicitModifica

Il sole, ormai basso sull'orizzonte, illuminava di sbieco la scarpata che limitava da una parte il campiello e, sopra, il fianco della chiesetta e del campanile. Da dietro la siepe venivano le voci tranquille delle ragazze che s'erano spinte fin là a passeggiare. Poi le campane cominciarono a suonare per il Vespro e il loro suono lungo, profondo, alternato coprì le voci delle ragazze e i gemiti del cane. Jack morì dopo aver molto sofferto. Estate 1976. (p. 129)

La ragazza di BubeModifica

IncipitModifica

Mara sbadigliò. Era una bella noia essere costretta a stare in casa per colpa del fratello! Le venne in mente che avrebbe potuto lo stesso andarsene fuori: Vinicio si sarebbe messo a strillare, e poi la sera lo avrebbe raccontato alla madre; ma lei avrebbe potuto sempre dire che non era vero, E, dopo, gliele avrebbe anche date, a Vinicio.

CitazioniModifica

  • È cattiva la gente che non ha provato il dolore. [...] Perché quando si prova il dolore, non si può più voler male a nessuno.

ExplicitModifica

Alla prima curva, si scoprì la Valdelsa. C'era un mare di nebbia, laggiù: da cui emergevano come isole le sommità delle collinette. Ma il sole, attraversando coi suoi raggi obliqui la nebbia, accendeva di luccichii il fondovalle. Mara non distoglieva un momento gli occhi dallo spettacolo della vallata che si andava svegliando nel fulgore nebbioso della mattina.

Le amicheModifica

IncipitModifica

Mamma e figliola camminarono per un po' a braccetto, ma quando furono a un centinaio di metri dalle Due Strade, Anna corse avanti. Arrivata in cima, si fermò.

CitazioniModifica

  • Quando uno prende marito, i guai vengono uno dopo l'altro, non si ha più un momento di bene. (p. 147)
  • «Si è giovani una volta sola,» fece Anita. «Bisogna godersela la vita, no?» e rise. (p. 161)

ExplicitModifica

«Erano bei tempi,» aggiunse poi. «È inutile quando siamo ragazze, libere...» «Proprio così,» disse franca. Anna la guardò e si mise a ridere: «Ma tu sei sempre ragazza. Anzi è proprio ora che...» Ebbe come un brivido. «Vogliamo andare?» disse. «mi pare che cominci a far fresco.»

Monte MarioModifica

IncipitModifica

Mentre l'attendente sparecchiava, il capitano accese un'altra sigaretta. Buttò via il fumo e si guardò intorno soddisfatto. Con gli arretrati avrebbe finito di arredare il soggiorno. Avrebbe comprato un mobiletto-bar e un tappeto.

CitazioniModifica

  • Basta un comando sbagliato a far perdere la faccia a un ufficiale. La truppa continuerà a temerlo, ma non lo rispetterà più. (p. 13)
  • «I sentimenti sono un miscuglio» sentenziò Elena. «C'è la simpatia, c'è l'affetto e c'è anche qualche altra cosa...Sia con quelli del nostro sesso che con quelli dell'altro sesso... (p. 22)
  • Il tuo torto, è quello di pensare troppo... Uno non farebbe mai niente nella vita, se ci stesse tanto a pensare. (p. 27)
  • Perché si cambia, è inevitabile che si cambi... Quello che va bene in una circostanza, non va più bene in un'altra. (p. 35)
  • Mi sono sposata a vent'anni, è stato quello lo sbaglio. È meglio adesso, che le ragazze si sposano a venticinque... (p. 49)
  • La moda è per le ragazzine...Ma le signore o le ragazze attempate fanno ridere quando si mettono la mini o la maxi o tutta quell'altra chincaglieria addosso. (p. 50)
  • La simpatia è una cosa e l'amore un'altra. (p. 53)
  • Voi donne siete tutte uguali. (p. 64)
  • È questo il guaio, la gelosia, l'amore... Io vado in cerca dell' amicizia. (p. 71)
  • Vado in bestia appunto perché nell'intimo sono cosciente di essere dalla parte del torto. (p. 99)
  • Tu non puoi sapere se sarai felice con un uomo se non ci vai insieme a letto. (p. 101)
  • Una ragazza perbene non si dà al primo venuto. Si dà a quello che crede che sarà l'uomo della sua vita... (p. 140)
  • Ognuno deve farsi la sua vita e infischiarsene degli altri. (p. 162)

ExplicitModifica

No, non l'amava più, ne aveva avuto la riprova: in tutto quel tempo, l'aveva guardata sì e no due volte... Non avrebbe nemmeno saputo dire come era vestita... «Mi ha fatto pena quando s'è messa a piangere.» Aveva ancora negli orecchi i suoi singhiozzi. Meglio non pensarci: l'amore, poteva ricominciare anche da lì.

Paura e tristezzaModifica

IncipitModifica

Un giovedì pomeriggio tre alabastrai facevano merenda alle Balze. S'erano trovati al caffè di piazza, e dopo una partita avevano deciso che era una giornata troppo bella per passarla chiusi in bottega. A San Giusto avevano comprato un fiasco di vino e un pane casalingo; il pane, se l'erano fatto affettare.

CitazioniModifica

  • Le promesse si fanno apposta per non mantenerle. (p. 1319)

ExplicitModifica

Nel campo di sotto, apparivano e sparivano i lumicini delle lucciole. Di lì, e anche più lontano, veniva il canto dei grilli. Non ci aveva fatto caso, le sere avanti: né alle lucciole né ai grilli. "Ormai siamo in autunno" pensò. La settimana prossima, avrebbero vendemmiato. Presto avrebbero anche bacchiato le castagne. Per un momento si sentì contenta, come le succedeva sempre da bambina, quando il principio dell'autunno voleva dire andare a vendemmiare da Ersilia, andare con la mamma a raccattare le castagne, e ricominciare ad andare a scuola.

Rosa GagliardiModifica

IncipitModifica

Quella mattina Rosa si svegliò un'ora più tardi del solito. Scese dal letto e disse le preghiere intanto che si vestiva, per guadagnar tempo. Poi spalancò la finestra e per qualche istante respirò l'aria profumata della mattina. Rosa, è tardi. Come tutte le persone che vivono sole, Rosa aveva l'abitudine di parlare a se stessa.

CitazioniModifica

  • Tutto può succedere, siamo nelle mani di Dio, ma perché pensare sempre che debba succedere il peggio? (p. 137)

ExplicitModifica

Se qualche volta pensava all'avvenire, era solo per domandarsi: sarà bambino o una bambina? Meglio una femminuccia. Anche Anna era del suo parere; Amelia invece no, preferiva il maschio. Ma tanto era inutile starci a pensare. Avrebbero preso quello che il buon Dio manderebbe.

Tempi memorabiliModifica

IncipitModifica

Erano sempre partiti ai primi di luglio. Il primo no, perché c'era troppa folla sui treni; il due o il tre, a volte anche dopo, se i fratelli erano impegnati con gli esami.

CitazioniModifica

  • L'amore: gli era antipatica anche la parola. E cos'erano tutte quelle storie, far la corte a una signorina. Fingere di provare chissà che cosa per lei, dirle ogni sorta di stupidaggini. (pp. 74-75)
  • «Io amo Anna», disse a se stesso. Barcollò quasi: la felicità gli era montata alla testa, dandogli le vertigini. (p. 76)
  • Prima di addormentarsi, Fausto andava col pensiero alla mattina dopo, quando l'avrebbe rivista. Si contentava di questo, di rivederla; non aveva altri desideri. (p. 83)
  • Si può esprimere un sentimento parziale, un sentimento rivolto a un oggetto particolare; ma quando un sentimento ti riempie l'animo, coincide con la tua vita, con la vita, anzi; quando riguarda tutte le cose, perché non c'era nulla per lui che non avesse relazione con Anna: è forse possibile esprimerlo? (p. 84)

ExplicitModifica

Ma nulla sarebbe trapelato; nessuno, vedendolo, si sarebbe accorto del suo turbamento. Nessuno avrebbe saputo quant'era commosso, e com'era felice. Quelle poche settimane, è vero, lo avevano cambiato profondamente. Ma era rimasto un solitario. Da ragazzo, quando si accendeva per qualcosa, ci pensava di continuo, ma non ne parlava con nessuno. E così ora, la felicità dell'amore l'avrebbe assaporata in solitudine.

Un cuore aridoModifica

IncipitModifica

Il libeccio era durato fino alla notte prima, e un largo tratto di spiaggia era stato spianato e scurito dalla mareggiata. Anna camminava adagio, guardando in terra. Seguiva la traccia di due piedi nudi. Poi la sua attenzione fu attirata da un'orma composta da tre graffiature: pensò che l'avesse lasciata un gabbiano. Risalì il pendio e si mise a camminare lungo l'orlatura bianchiccia che segnava l'estremo limite della mareggiata. Con la punta del piede smuoveva le conchiglie e i sassolini che la furia delle onde aveva portato fin là. Notò un pesciolino morto; e una bava che sotto la carezza del vento sembrava volesse staccarsi da terra e prendere il volo. Le bastò sfiorarla, perché si sfacesse.

CitazioniModifica

  • Bisognerebbe non conoscerlo mai, l'amore. Continuare a sperarci... Ma che non venisse mai.
  • La felicità, quella gioia acuta che sconvolge il cuore, quella specie di spasimo dell'anima.

ExplicitModifica

Mentre aspettava che il latte bollisse, scostò la tendina e guardò fuori. Il mare era scolorito, salvo la sriscia turchina dell'orizzonte. La baracca aveva le imposte sprangate. Enrico e Bice dovevano essere ancora a letto. Forse erano svegli, e si godevano l'intimità coniugale. Anna non provava invidia. Era ormai una donna soddisfatta, quieta e saggia; non aveva desideri né rimpianti, e non temeva la solitudine.

Incipit di alcune opereModifica

GisellaModifica

I giovanotti del posto avevano l'abitudine di fare una passeggiata lungo i seicento metri di spiaggia tra il Bagno Vanni e il Bagno Pellegrini. Camminavano sul banco di ghiaia vicino riva, incuranti dei ciottoli puntuti. Quelli di Cecina si consideravano del posto perché tra Cecina e Marina ci sono solo due chilometri. Volendo, avrebbero potuto farla a piedi.

I vecchi compagniModifica

Era mezzanotte quando Arnaldo bussò alla porta di Piero. Piero stesso andò ad aprire in camicia da notte: «Che è successo?» fece vedendo l'amico. «Sono venuto via da casa» rispose Arnaldo freddamente. «Dormirò per terra qui in cucina, se non ti dispiace» aggiunse guardandosi intorno.

L'amore tanto per fareModifica

Il colonnello Varallo aveva una relazione con una donna sposata.[6]

La visitaModifica

Il colonnello Delfo viaggiava verso Collie, lungo il Fiume dei Cigni. Il paese era ricco di fiumi, laghi, ponti, e lo animavano comitive di cacciatori in calzoni rossi e giubbe azzurre: seguivano i servi portando fagiani dorati, lepri e cinghiali, e i cani si muovevano nei gruppi. Sullo sfondo le chiome degli alberi ricordavano le felci e le infiorescenze. A Collie Delfo scese in un grande prato dove alcune figure discorrevano con grazia a distanze progressivamente maggiori. L'ampio spazio d'aria era chiuso da un edificio a cupola intorno a cui svolavano gli uccelli come puntolini neri.

Una relazioneModifica

Una volta seduto, Mansani si allentò la sciarpa, perché la lana gli dava prurito al mento; si sfilò i guanti, buttò indietro il cappello, e tirò fuori il pacchetto di Macedonia dalla tasca interna della giacca. La prima sigaretta della giornata: la migliore. L'accese, l'aspirò profondamente, e ricacciò il fumo dalla bocca e dal naso.

Citazioni su Carlo CassolaModifica

NoteModifica

  1. Da Alla periferia, ne La visita.
  2. Da Letteratura e disarmo, Mondadori, 1978, pp. 110-111.
  3. Da Ultima frontiera, BUR, 1976, p. 30.
  4. Da Gita domenicale, ne La visita.
  5. Il ponte di San Luis Rey di Thornton Wilder.
  6. Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937

BibliografiaModifica

  • Carlo Cassola, Fausto e Anna, Einaudi, 1952.
  • Carlo Cassola, Fogli di diario, Rizzoli, Milano, 1974.
  • Carlo Cassola, Gisella, Biblioteca Universale Rizzoli, 1974.
  • Carlo Cassola, I vecchi compagni, Einaudi, 1953.
  • Carlo Cassola, Il cacciatore, Einaudi, 1964.
  • Carlo Cassola, Il superstite, Rizzoli, 1978.
  • Carlo Cassola, Il taglio del bosco Biblioteca Universale Rizzoli, 1998.
  • Carlo Cassola, L'uomo e il cane, Rizzoli, 1977.
  • Carlo Cassola, La ragazza di Bube, Einaudi, 1960.
  • Carlo Cassola, La visita, Einaudi Editore, 1982.
  • Carlo Cassola, Le amiche, in Il taglio del bosco, Biblioteca Universale Rizzoli, 1998.
  • Carlo Cassola, Monte Mario, Rizzoli, 1973.
  • Carlo Cassola, Paura e tristezza, Einaudi, 1970.
  • Carlo Cassola, Rosa Gagliardi, in Il taglio del bosco, Biblioteca Universale Rizzoli, 1998.
  • Carlo Cassola, Tempi memorabili, Einaudi, 1966.
  • Carlo Cassola, Una relazione, Einaudi, 1969.
  • Carlo Cassola, Un cuore arido, Einaudi Editore, 1975.

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