Brian Greene

fisico statunitense

Brian Greene (1963 – vivente), fisico statunitense.

Brian Greene nel 2012

Citazioni di Brian GreeneModifica

  • La teoria delle stringhe prevede un multiverso, nel quale il nostro universo è una fetta di pane di una grande pagnotta cosmica. Le altre fette sarebbero separate dalla nostra, dislocate in qualche altra dimensione dello spazio.[1]
  • Un film come Déjà Vu, anche se non ha basi completamente scientifiche, fa sì che la gente rifletta riguardo alle questioni relative al tempo e ai viaggi nel tempo, e ad alcuni dei paradossi dell'universo, e credo che questo la renda più ricettiva alla scienza reale.
A film like Déjà Vu, even if it's not completely scientifically based, it gets people to think about issues of time and time travel and some of the paradoxes of the universe and I think that makes them more receptive to the real science.[2]

La trama del cosmoModifica

  • Oggi disponiamo [...] di prove inequivocabili dell'esistenza del cosiddetto entanglement quantistico: se due fotoni sono entangled la misurazione esatta dello spin di uno dei due lungo un asse «costringe» il secondo, distante, ad avere lo stesso spin sullo stesso asse. L'atto di misurare un fotone «obbliga» l'altro, eventualmente anche lontanissimo, ad abbandonare il limbo probabilistico e ad assumere un valore di spin in accordo con quello del fotone distante, fenomeno questo che ci lascia del tutto sconcertati. (Parte prima, cap. V, p. 136)
  • La simmetria ha un ruolo fondamentale anche nel nostro concetto di tempo. Nessuno ha ancora trovato una definizione soddisfacente di tempo, ma non c'è dubbio che una delle sue funzioni primarie sia quella di registrare il cambiamento. Come ci accorgiamo che è passato del tempo? Perché qualcosa che era in un certo modo prima ora è cambiata. La lancetta delle ore di un orologio punta a un diverso numero, il Sole è a un'altra altezza nel cielo, le pagine di Guerra e pace sono meno ordinate di prima, il diossido di carbonio fuoriuscito dalla lattina di bibita gasata si è diffuso nell'aria e cosi via: tutti segni di cambiamento, a cui il tempo fornisce il potenziale per accadere. Per citare un famoso detto di John Wheeler, il tempo è il modo in cui la natura impedisce che tutto accada nello stesso istante. (Parte seconda, cap. VIII, p. 272)
  • Se fate cadere un bicchiere a terra, potete pensare a ciò che accade in tre modi: il campo gravitazionale terrestre sta attirando a sé il bicchiere; oppure, usando la più raffinata teoria di Einstein, il bicchiere sta scivolando lungo un avvallamento dello spaziotempo causato dalla massa terrestre; oppure ancora, i gravitoni (ammesso che esistano) rimbalzano freneticamente tra terra e bicchiere e «dicono» a quest'ultimo di cadere. (Parte terza, cap. IX, p. 305)
  • Ogni gravitone in realtà è una piccola stringa in vibrazione, di dimensioni circa uguali alla lunghezza di Planck (10-33 centimetri). E visto che i gravitoni sono i costituenti elementari del campo gravitazionale, non ha senso parlare di cosa succede alla gravità nel loro «interno», cioè a scale minori della lunghezza di Planck. Proprio come la risoluzione di uno schermo televisivo è limitata dalla grandezza del singolo pixel, la risoluzione del campo gravitazionale è limitata dalla grandezza del singolo gravitone. Il fatto che questo (come tutte le altre particelle) non abbia dimensione nulla fissa un limite alla precisione con cui il campo può essere analizzato.(Parte quarta, cap. XII, p. 413)
  • [...] anche se questo strano fenomeno non può essere usato per le comunicazioni superveloci, rimane la sensazione che una correlazione a distanza tra particelle così forte possa servire a fare cose straordinarie. Nel 1993 Bennett[3], che lavora nei laboratori di ricerca dell'IBM e gli altri ne scoprirono una: l'entanglement potava essere usato per teletrasportare le particelle. La comunicazione a velocità maggiore della luce non sarà forse possibile, ma se vi accontentate di un teletrasporto da un punto all'altro, a velocità minore della luce, ce la si può fare. (Parte quinta, cap. XV, p. 521)
  • [...] già la sola fase preliminare del teletrasporto, cioè approntare due cabine piene di miliardi di particelle entangled, è ridicolmente al di fuori della nostra portata. Come se non bastasse, la misurazione congiunta di due soli fotoni si è rivelata un'impresa difficile, e l'estensione di questo processo a grandi quantità di particelle sembra oggi inimmaginabile. Una valutazione onesta delle nostre attuali capacità ci porta a concludere che, per lo meno con la tecnica utilizzata per le singole particelle, il teletrasporto di un oggetto macroscopico sarà disponibile tra secoli e secoli, se mai lo sarà. (Parte quinta, cap. XV, p. 527)
  • Se si fosse fatto un sondaggio tra gli scienziati di fine Ottocento chiedendo loro cosa pensavano che fossero i costituenti elementari della natura, si sarebbero ricevute risposte discordanti. Ancora un secolo fa, l'ipotesi atomica non era universalmente accettata: scienziati illustri, tra cui Ernst Mach, sostenevano che fosse sbagliata. Anche dopo che l'atomismo fu finalmente consacrato all'inizio del XX secolo, la ricerca dei costituenti più elementari di tutti non si fermò, perché sempre nuove particelle venivano scoperte (protoni, neutroni, quark e così via). La teoria delle stringhe è l'ultima della lista a proporre i suoi candidati al ruolo di costituenti elementari, ma poiché non è stata ancora confermata sperimentalmente (e anche se lo fosse, niente impedirebbe l'esistenza di un costituente ancora più fondamentale, ancora da scoprire) possiamo senz'altro dire che la ricerca dei mattoni dell'universo non si è arrestata. (Parte quinta, cap. XVI, pp. 569-570)
  • Sia la teoria delle stringhe che la LQG [Loop Quantum Gravity (gravità quantistica a loop)] affermano di aver risolto l'annoso problema della costruzione di una teoria quantistica della gravità, in due modi molto diversi. La teoria delle stringhe è nata nel solco della tradizione della fisica delle particelle elementari, che per molti anni si è impegnata nella ricerca dei costituenti ultimi della materia; per molti pionieri della teoria, la gravità era una preoccupazione molto remota. Per contrasto, la LQG nasce da un filone di ricerca interno alla relatività generale, e dunque per i suoi adepti la gravità è sempre stata al centro dell'attenzione. Per riassumere le differenze con uno slogan, la teoria delle stringhe inizia dal piccolo (i quanti) e cerca di comprendere il grande (la gravità), mentre la LQG parte dal grande (la gravità) per approdare al piccolo (i quanti). (Parte quinta, cap. XVI, p. 573)

NoteModifica

  1. Citato in AA.VV., Il libro della scienza, traduzione di Martina Dominici e Olga Amagliani, Gribaudo, 2018, p. 312. ISBN 9788858015001
  2. (EN) Dall'intervista Quantum Physics Just Strings Us Along: An Interview with Brian Greene, Consultant on Déjà Vu..., fanboyplanet.com.
  3. Charles Henry Bennett (1943), fisico e crittografo statunitense.

BibliografiaModifica

  • Brian Greene , La trama del cosmo. Spazio, tempo, realtà (The Fabric of Cosmos: Space, Time and the Texture of Reality), a cura di Claudio Barrocci, traduzione di Luigi Civalleri e Adria Tissoni, Einaudi, Torino, 2004. ISBN 978-88-06-18091-1

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