Basilide Del Zio

medico e scrittore italiano

Basilide Del Zio (1839 – 1919), scrittore e medico italiano.

Il brigante Crocco e la sua autobiografiaModifica

PrefazioneModifica

  • Non appena il capitano Massa, aiutante maggiore del 57° fanteria, mi scrisse da Gaeta che intendeva pubblicare l'autobiografia del brigante Carmine Crocco, il mio primo sospetto fu quello di non ritenerne il Crocco autore. Ma come l'ho letta, ho dovuto persuadermi della verità su quanto il Massa mi scriveva. La narrativa, la conoscenza esatta di persone, luoghi, paesi, campagne, e le iniziali di molti nominati, e dei quali mi è stato facile identificare la personalità e la famiglia, mi hanno convinto dover essere il lavoro esclusivamente del Crocco.
  • La descrizione dei luoghi, dei comuni, delle persone amiche e nemiche, possono essere solamente esposte da chi ne fu il protagonista. Il lavoro quindi, sotto questo aspetto, lascia poco, o nulla a desiderare. Non così però la verità per la storia. Mentisce in molti punti, esagera in altri, occulta quasi sempre e costantemente le sue brutalità, le sue lordure.
  • Delle sue gesta passate non restano che le memorie di un ladro feroce, di un assassino volgare.

IncipitModifica

Da una raccolta di memorie circa la reazione del 1861 ed il brigantaggio nel Melfese, dai volumi esistenti nell'Archivio di Stato di Potenza, da molte altre notizie desunte da scrittori contemporanei, e nella mia qualità di medico, da 32 anni, dei distaccamenti militari di Melfi – onde conosco buona parte della ufficialità dell'esercito qui distaccata con tanti e tanti reggimenti posso rendere di pubblica conoscenza le gesta compiute da Carmine Crocco Donatelli, di Rionero in Vulture, durante le reazioni ed il brigantaggio svoltisi nelle nostre contrade, dall'aprile 1860 a tutto il 1864.

CitazioniModifica

  • Il capitano Massa, in data 24 aprile 1902, mi scriveva: «Il Crocco nella sua autobiografia dice che il 19 marzo 1849 andò soldato, e che prestò servizio per 42 mesi. «Egli soggiunge che da Gaeta ove trovavasi di guarnigione, ebbe notizia che certo don Peppino... di Rionero, avesse cercato sedurne la sorella, e che a tale notizia divisò disertare 'Avevo una pendenza di onore, continua il Crocco, la risolsi con una sfida al coltello e poscia fuggii da Gaeta, riuscendo a giungere incolume a Rionero, dove uccisi il seduttore di mia sorella'». Ed il Massa, ben a ragione, diceva essere questo un punto oscuro del Crocco, e dallo studio del processo e dalle notizie assunte dai contemporanei del suo paese, come nel Municipio, mi è risultato essere completamente falso. E un'asserzione gratuita del bandito, che, per non classificarsi ladro, e condannato come tale, inventa una storia d'onore, la crea con tutte le forme della fantasia, la dipinge minutamente e cerca contornarla talmente bene da crederla quasi egli stesso. E si appassiona a questa sua credenza, e la costituisce come base di tutti i suoi delitti.
  • E come il Crocco evase dal bagno penale di Brindisi con altri detenuti il 13 dicembre 1859, così evase anche dal carcere di Cerignola nella notte dal 3 al 4 febbraio 1861. Durante tutto l'inverno, egli si tenne nascosto, ora nella foresta di Monticchio, ed ora nel bosco di Lagopesole. Giunta la primavera, divenne capo di una prima banda, formata quasi tutta di coloni del bosco di Lagopesole.
  • Intanto si avvicinava il momento della insurrezione in Basilicata. Garibaldi era stato vittorioso in tutta la Sicilia, ed era prossimo lo sbarco sul continente. E sin dal 6 agosto 1860, da Messina aveva diretto il famoso proclama alle popolazioni del continente napoletano. E fra gl'insorti vi era Crocco coi suoi compagni, sperando così di farsi perdonare le passate colpe. E realmente, il colonnello Camillo Boldoni, o per prudenza, o per necessità, aveva dato loro promessa della libertà e del perdono. Ma questa tranquillità del Crocco doveva durare ben poco.
  • Dopo la gloriosa e splendida insurrezione lucana, dopo che la Basilicata fu prima fra le provincie continentali a proclamare la decadenza dei Borboni, per negligenza di governanti, e per opera di tristi nemici d'ogni progresso e nemici della patria, doveva essere, in molti suoi comuni, la prima ad inalberare novellamente il vessillo borbonico.
  • Crocco era padrone di vasta zona della provincia, aveva proseliti in ogni comune, era il terrore dei commercianti, ai quali ogni strada era chiusa, in specie per recarsi a Napoli, qualora Crocco non l'avesse permesso. E così pure accadeva pei grandi proprietari, o coloni di vaste ed estese masserie, ai quali un semplice biglietto di Crocco per aver denari, vitto ed armi, era più che sufficiente a gettarli nel terrore, e quindi accontentarlo per non subire incendi o distruzione di animali, come pecore, vacche, cavalli ed altri.
  • E gli ordini di Crocco erano imperativi, e se non eseguiti, la morte ed il fuoco erano la conseguenza. Ed i poveri proprietari, o dovevano sottoporsi alla volontà del bandito, per scansare il pericolo di essere fucilati dalle truppe dei manutengoli dei briganti, o resistevano alle pretese del Crocco ed altri capi, ed in questo caso la loro vita e la loro proprietà erano più che compromesse. distrutte.

ExcipitModifica

E dopo quasi quattro anni di massacri, d'incendi, di ricatti, depredazioni ed ogni sorta di violenza, di cui furono teatro queste nostre contrade, dopo che caddero tanti valorosi militari, dopo che si è gridato, strepitato, urlato di dolore e di spavento all'orrido spettacolo di famiglie intere immolate, di campi e case date in preda alle fiamme da orde di belve efferate, dopo che queste contrade furono ridotte quasi alla disperazione ed all'impotenza, dopo tutto questo, il sentimento dell'Unità della Patria è rimasto sempre più saldo, ed i dolori sofferti costituiscono un senso di gloria immortale che niuna forza potrà mai più distruggere.

BibliografiaModifica

  • Basilide Del Zio, Il brigante Crocco e la sua autobiografia, Tipografia G. Grieco, 1903

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