Anastasija Ivanovna Cvetaeva

Anastasija Ivanovna Cvetaeva (1894 – 1993), scrittrice e poetessa russa.

Anastasija Cvetaeva

Nervi, amato paeseModifica

IncipitModifica

Con che piacere Marusja ed io ci assopiamo l'una di fronta all'altra sui divani sollevati a righe bianche e rosse dello scompartimento di seconda classe, al leggero dondolìo del treno (mamma e papà parlano a bassa voce, di sotto)! Abbiamo già bevuto il tè col latte e i biscotti, che papà ci ha teso su in alto, e calato il paralume blu semicircolare sulla lampada del soffitto. C'è una penombra misteriosa che ci rende familiare il nostro scompartimento, come se lì dentro viaggiassimo già da tanto tempo e non fosse invece solo la prima notte.

CitazioniModifica

  • Il porto di Genova. [...] Sì, era vastissimo. A Tarusa, oltre la linea dell'acqua, c'erano i cespugli e l'altra riva, qui, invece, un incessante luccichìo che si confondeva col cielo. Eppure ci aspettavamo qualcosa di diverso. Il mare puškiniano aveva probabilmente risvegliato, suscitato in noi qualcosa di cui non c'era traccia in quello genovese: come grossi giocattoli, le navi galleggiavano nelle tranquille correnti dell'acqua torbida, odorosa di catrame e di petrolio. Ed era tagliato dal bordo di pietra del porto. Non il mare regnava qui, ma i barili e le casse, i marinai dalla pelle scurita dal sole e poi funi, barche, scalandroni, tutte cose che impacciavano il mare e anche noi. (p. 30)
  • Il giorno dopo papà ci portò al famoso cimitero di Genova, il Camposanto. [...] E tuttavia, col Camposanto successe il contrario del mare. Ci piacque così tanto e sinceramente come nemmeno Michelangelo avrebbe potuto! La chioma scura, intagliata dei cipressi, folta come la pelliccia d'un cane (e per di più foderata!), il cielo d'un lilla mai veduto, profumo di alloro riscaldato dal mite calore del giorno (dopo le piogge autunnali di Mosca), e in mezzo a tutto questo il battito di ali marmoree nel silenzio di pietra del cimitero, città di cripte e monumenti su chi, un tempo, lì aveva passeggiato, respirato, come noi adesso. Che cosa poteva importarci, bambine di dieci e otto anni, che la posa della donna in lacrime inginocchiata accnato alla lastra di marmo fosse oltremodo patetica? E quel marmoreo dito affusolato, accostato a labbra anch'esse di marmo, non esprimeva ciò che anche noi sentivamo fra le tombe? Quel silenzio altissimo non paralizzava a un tempo le statue e noi? Ammaliate, andavamo per la bianca città dei morti richiamando da sotto le zolle immote la vita degli uomini spenti che vi giacevano. (pp. 30-31)
  • L'aria ha uno speciale odore di foglie aghiformi. Pini! A guardarsi attorno, i pini, con le chiome solitarie, verdeggiano cupi a gruppi di due, tre, qua e là per tutto il paesaggio di Nervi, con le case bianche dal tetto piatto. (p. 35)
  • C'è a Nervi un meraviglioso giardino, Lavarello, dove sono verdi prati folti d'erba e grandi alberi ombrosi che profumano tanto (sono allori. No, non allori. E allora cos'erano?). Si sta d'incanto e, sdraiati sull'erba con Volodja, abbracciati ai bianchi volpini Fido e Stella, ci si dimentica di tutto... (p. 43)
  • Alto su Nervi, a Sant'Ilario, c'è il cimitero. Quante tombe! Non soltanto i nativi di Nervi giacciono sotto i monumenti muscosi; qui sono sepolti molti di coloro che in questi luoghi vennero per curare la maledetta tisi e che essa riconquistò al sole, al mare d'Italia, ai suoi giardini, pini e allori... Accanto al recinto di pietra del cimitero si leva il verde scuro degli alti cipressi simili a candele. Gli uccelli cantano. Nella quiete azzurra odorosa sale dal basso il rumore cadenzato delle onde. (pp. 43-44)
  • Dove può mai trovarsi un luogo come questo? Quale il suo nome? «Kennst du das Land, wo die Zitronen blühen?».[1] Il verso di Goethe si limitava a domandare, ad esso rispondeva il silenzioso Röver. La sua risposta stava scritta negli album di fanciulle e bambini: il paradiso terrestre, magica visione fiorita, «Es kann ja nur die Riviera sein...».[2] (p. 77)
  • La signora Lina Cavalieri!.. Entrò nella sala, attorniata dal suo seguito, e io ricordo il profilo perfetto di quella donna bellissima e maestosa, famosissima attrice. Una specie di perla. Coi capelli scuri. Gli occhi scuri. E dal braccio teso di statua vivente, la cascata spumosa dei merletti... (p. 86)
  • Nervi, amato paese, | Mentre partivo piangevo, | Partii ch'era già primavera, | E fu della vita l'inizio... (p. 106)

NoteModifica

  1. "Conosci la terra dove fioriscono i limoni?"
  2. "Può essere solo la Riviera"

BibliografiaModifica

  • Anastasija Cvetaeva, Nervi, amato paese, a cura di Avgusta Dokukina Böbel e Caterina M. Fiannacca, Sagep, Genova, 1998. ISBN 88-7058-685-5

Voci correlateModifica

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