Amadeus (conduttore televisivo)

conduttore televisivo e radiofonico, showman e disc jockey italiano (1962-)

Amadeus, pseudonimo di Amedeo Umberto Rita Sebastiani (1962 – vivente), conduttore televisivo, conduttore radiofonico, showman ed ex disc jockey italiano.

Amadeus (2014)

Citazioni di AmedeusModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • [Nel 2006, «è pentito di aver lasciato la Rai? Con Carlo Conti L'eredità sta andando fortissimo»] Non sono pentito. Alla Rai avevo chiesto di poter fare qualche altra cosa, una fiction magari, una sit-com. Poi c'è stato quell'episodio agli Oscar della tv: ma sì, presentavano Milly Carlucci e Daniele Piombi, e quando si è trattato di premiare me (e L'eredità era il programma dell'anno scelto dal pubblico), i conduttori se ne sono andati. Allora me ne sono andato io. A Conti ho detto che mi deve offrire un caffè, perché gli ho lasciato un quiz che è un gioiello. Lui lo fa bene, però io ho avuto una conferma: il successo lo fa il programma, non il conduttore. Se metti Schumacher sulla Ferrari, vince. Ma se gli dai un'auto mediocre, non potrà fare miracoli. In tv è indispensabile cercare programmi forti.[1]
  • [Su Lucio Presta] È una persona che si prende a cuore i suoi artisti: se condivide un progetto, lo difende a spada tratta. E ti sostiene nei momenti del bisogno.[1]
  • Onestamente ho sempre dato priorità alla televisione. Ho iniziato a fare la radio a fine anni 70 perché non c'era la possibilità di fare tv tutti i giorni. [...] L'unico modo per avere una palestra quotidiana era la radio; feci un provino in una piccola radio e fui preso. Da lì ho scoperto che la radio è una palestra meravigliosa per poter fare la televisione, ma sono due mondi completamente diversi, anche se entrambe le cose sono un grande divertimento.[2]
  • Il mio primo Festival ha fatto Rumore, il secondo ha fatto stare Zitti e buoni, ma il terzo è da Brividi![3]

"Mi hanno preso per il Cluless. Vi racconto la mia brutta esperienza a Mediaset"

Intervista di Davide Maggio, davidemaggio.it, 25 giugno 2009.

  • [«Così brutta l'esperienza a Mediaset?»] A livello umano si. Appartengo a quella categorie di persone che si è fatto tutta la gavetta partendo da una radio di quartiere a Verona e nella vita non ho mai guardato i soldi, ho sempre privilegiato il lato artistico. Per la prima volta ho dato importanza anche ai soldi. Avevo 43 anni e volevo passare alla cassa, non solo alla gloria. Poi c'era un progetto. Se mi avessero proposto semplicemente un contratto di due anni ma senza che ci fosse stato un progetto alle spalle, probabilmente avrei fatto una scelta diversa. [...] Certo, mi hanno pagato per lavorare due anni e alla fine ho lavorato sei mesi. Diciamo che, considerate le prestazioni, non posso lamentarmi.
  • Ci sono dei format [...] che vengono associati dal telespettatore alla rete sulla quale vanno in onda ed è giusto che rimangano sulla rete nella quale sono nati. È come se la gente li avessi "sposati" col logo dell'azienda.
  • [«Hai notato una differenza tra la Mediaset che ti ha dato artisticamente i Natali e quella attuale?»] Io ho conosciuto la Mediaset veloce di Giorgio Gori e di Mario Brugola. Era un'altra cosa. Per carità, sono passati 12, 13, 14 anni da quella Mediaset ma ho fatto tante edizioni del Festivalbar, Matricole, Meteore. Ricordo che Giorgio Gori mi chiamava per propormi dei format. Era un'azienda frenetica, insomma. E sono andato via da quella Mediaset per due ragioni: da una parte ho sempre avuto il pallino della RAI [...] e in secondo luogo perché non riuscivo a lavorare a Canale 5, rimanendo "ancorato" a Italia 1.
  • Ogni tanto rido perché Grasso quando critica qualcuno o qualcosa, spesso mi trova d'accordo. Allora vuol dire che quando parla male di me c'ha ragione. Scherzi a parte, il critico è giusto che ci sia ma non può essere sempre e comunque con tutti. Dopo un po' viene da pensare che non sia una critica ma un gioco al massacro. Grasso elogia principalmente personaggi di scarsa rilevanza mediatica. Come dire, faccio questo mestiere da DeeJay Television dell'88. Se tu in 20 anni mi massacri e basta... [...] Il problema è che se venissi criticato 99 volte su 100, ma ci fosse almeno una critica positiva, allora, pur rimanendoci male, potrei valutare e far tesoro delle critiche (negative) che mi sono state mosse. In questa maniera, invece, risulta un po' difficile.

Conti, riprenditi la Scossa all'Eredità

Intervista di Davide Maggio, davidemaggio.it, 2 luglio 2009.

  • Negli anni di contratto con Mediaset non ho mai lavorato un giorno in garanzia [il periodo di garanzia, entro cui le televisioni assicurano agli investitori pubblicitari una "garanzia" di risultati in termini di ascolti]. È come prendere un calciatore che tu reputi valido ma gli fai giocare solo le amichevoli e il tempo restante lo lasci in panchina. Forse c'era la paura che potessi diventare titolare.
  • Sarei bugiardo se dicessi di non essermi pentito di essere passato a Mediaset. Ma è stata un'esperienza per apprezzare quello che hai (o che avevi). Ho capito che casa mia è la Rai.
  • [...] ho una filosofia indiana. Sono come gli elefanti, non per il naso ma per la memoria lunga. Io non dimentico. Non ho bisogno di farti sapere che ti odio perché mi hai fatto del male, tanto prima o poi lo incontrerò e le persone che mi hanno remato contro affinchè il mio percorso fosse non positivo, passeranno dal fiume sulla cui riva ci sarò io ad aspettarli. E stai pur certo che passeranno.
  • [Su Fatma Ruffini] [...] è una di quelle persone che conoscono la televisione. Quando la Signora Ruffini si occupava appieno della tv avevamo una Canale 5 nella quale le produzioni iniziavano la mattina e terminavano a notte fonda. 4 quiz in un pomeriggio. Un televisione dinamica.

«Raiuno mi ha messo in panchina»

Dall'intervista a iltempo.it, 17 settembre 2011.

  • Come nel calcio: ritieni di fare gol ma ti tengono in panchina. Significa che non crede in te. [...] Quando ti accorgi che avresti potuto fare dei programmi (sono uno che ha raggiunto anche il 30% di share)... Non capisci come mai finisci per essere utilizzato in maniera part-time.
  • Non vivo di rendita. Sono una persona normale che vive del suo lavoro. Così non credo che esistano persone devote a un'azienda, per tutta la vita. Ognuno va a sposare un progetto, un'idea o un direttore. Per essere innamorati bisogna essere innamorati in due. Se non sei corrisposto non ti puoi intestardire.
  • Sono di Verona, la prima cosa che feci in gita scolastica fu quella di farmi una foto sotto al cavallo di viale Mazzini.
  • [Parlando del pubblico televisivo] Le persone sono estremamente intelligenti e il telecomando lo sanno usare.

Citazioni su AmadeusModifica

  • L'adulatore principe. Leccapiedi di tutti quelli che telefonano, com'è bravo, com'è intelligente. Adulazione dell'idiozia di massa, esaltazione della mediocrità. (Jas Gawronski)
  • L'unico [nome] che resta ancora riconoscibile è quello di Amadeus, perché il conduttore ha la tipica resistenza dei mediocri. Scegliendo il nome d'arte di Amadeus, Amedeo Sebastiani fece un'offesa, più che un omaggio, alla memoria di Mozart. [...] La sua figura artistica non acquisirebbe rilievo nemmeno se girasse un film in 3D. [...] Amadeus è come quei compagni di classe di cui ci si accorge solo a metà anno scolastico. E solo perché hanno indossato un maglione con ricamata una renna. (Tommaso Labranca)

NoteModifica

  1. a b Dall'intervista Amadeus: «Ho fallito la Formula», lastampa.it, 21 novembre 2006.
  2. Dall'intervista di Massimo Galanto, Amadeus a TvBlog: "Tale e quale show mi ha rilanciato? È servito, ma i quiz li faccio dal 1999!", tvblog.it, 19 settembre 2014.
  3. Dalla conferenza stampa di chiusura del Festival di Sanremo 2022; citato dall'Ufficio Stampa Rai in un post sul profilo ufficiale twitter.com, 6 febbraio 2022.

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