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Alija Izetbegović

attivista, avvocato e filosofo bosniaco
Izetbegović nel 1997

Alija Izetbegović (1925 – 2003), politico bosniaco.

Citazioni di Alija IzetbegovićModifica

  • Se Srebrenica cade nelle mani dei serbi, il piano Vance-Owen non può più essere valido. Dite ai vostri governi che facciano il loro dovere per difenderci o ci mettano in condizioni di autodifenderci. Molti in Bosnia pensano che se la maggioranza della nostra popolazione fosse stata cristiana l'atteggiamento occidentale sarebbe stato diverso. Io non condivido questo parere, ma va sottolineato che si tratta ora di una questione morale per l'Occidente.[1]
  • La comunità internazionale ha sbagliato strategia fin dall'inizio: perché sono stati bloccati i convogli di aiuti militari che ci stavano giungendo alla frontiera nord-occidentale? Perché invece sono stati consentiti invii di armi lungo le strade orientali consentendo a Belgrado di fornire sostegno militare ai serbi in Bosnia? La tragedia poteva essere evitata se l'Occidente non avesse rifiutato di aiutarci o almeno di autodifenderci. Nelle presenti condizioni ci ritroviamo con le mani legate dietro la schiena.[1]
  • Ho detto al papa che oggi la Bosnia-Erzegovina è lo stato della sofferenza e Sarajevo è la capitale della sofferenza nel mondo. Il papa è l'uomo che ha visitato molti luoghi di sofferenza, adesso dovrebbe visitare anche la Bosnia.[2]
  • La guerra continuerà finché i serbo-bosniaci non ci renderanno tutti i territori dove in precedenza viveva una popolazione in maggioranza musulmana: il 33,3 per cento offertoci non è accettabile.[3]
  • Quello che sta succedendo nel mio paese è il frutto della debolezza occidentale: né più né meno. L'Occidente ha reagito con una risposta cosiddetta umanitaria, pensando di curare una malattia grave con dei tranquillanti.[4]
  • Oggi sono 1.154 giorni che Sarajevo è sotto assedio. Durante questo tempo 10.550 persone sono morte nelle scuole, nelle strade, negli uffici e nelle case, gente che faceva la fila per il pane e per l'acqua. Questa cifra significa che ogni 17 giorni a Sarajevo c'è una catastrofe in cui muoiono altrettante persone che nell'attentato di Oklahoma City.[5]
  • Esiste la paura. Esistono, dunque, queste realtà che il Papa può aiutare a risolvere grazie alla grande autorità morale che gode nel mondo.[6]
  • Ho detto ieri che nessuno di noi considera perfetto e giusto l'accordo di pace. Però tutti eravamo convinti che il proseguimento della guerra avrebbe portato ingiustizie ancora maggiori.[6]
  • Anche i musulmani hanno commesso crimini di guerra. [...] Soldati del nostro esercito potrebbero avere sulla coscienza un centinaio di morti se si fa il bilancio degli avvenimenti di Kazan, Celebici, Bugojno e Grabovica.[7]
  • I crimini ci sono stati, ma quanti? Qualcuno si potrà irritare di questa domanda ma un crimine è un crimine sia che si uccida un solo uomo, sia che se ne uccidano mille. Il Corano dice che chi uccide un uomo è come se uccidesse l'intera umanità.[7]
  • Uccidere non è stata una politica deliberata dei responsabili bosniaci, né civili né militari. Avevamo un fronte di 1200 chilometri che abbiamo tenuto per 1200 giorni. Erano necessari enormi sforzi per impedire che fossero commessi crimini in un periodo così lungo.[7]

Intervista di Senad Pecanin

da Intervista con Alija Izetbegovic, Balcanicaucaso.org, 1 marzo 2002

  • Sono convinto che durante il processo a Milosevic verrà dimostrata la tesi dell'aggressione alla Bosnia Erzegovina. Le prove sono evidenti e il Tribunale non farà fatica a dimostrarlo.
  • La mia strategia mirava alla salvaguardia della Bosnia Erzegovina come paese nella sua interezza. Questa è stata una costante di tutte le mie azioni ed esistono centinaia di fatti che lo provano, sia nelle trattative di pace che sono durate tutto il tempo della guerra, sia in tutti i miei interventi, a cominciare da quelli presso l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite fino ai discorsi fatti all'estero. Per l'integrità della Bosnia Erzegovina abbiamo rischiato molto, abbiamo accettato un governo straniero, un doloroso protettorato sul paese, che ad oggi colpisce soprattutto i bosgnacchi. Non abbiamo mostrato un egoismo nazionale, volevamo la Bosnia. Questa è stata la strategia e, quando la strategia è giusta, sul piano tattico molto è concesso e quindi anche sondare i reali propositi degli altri. Come affermano alcuni, la politica di Tudjman non era lineare ma duplice. Dovevo scoprire che cosa volesse in realtà. Se avessi realmente offerto dei pezzi di paese, lui non avrebbe annunciato la cosa a tutto il mondo?
  • È evidente che non conoscete la situazione in Arabia Saudita. L'intera dinastia reale non è assolutamente wahabita. In Arabia Saudita sono wahabiti solo alcuni singoli personaggi influenti. E comunque l'allargamento del wahabismo in Bosnia Erzegovina rappresenterebbe solo un danno sia per il paese sia per il popolo musulmano che ci vive.
  • Una cosa è avere una dinastia ricca in un paese ricco, un'altra è invece una dinastia ricca in un paese povero. Il fasto della famiglia reale inglese non si distoglie molto da quello saudita. Come anche il nostro monarca Tito che aveva accanto al suo castello bianco un'altra decina di castelli in giro per la Jugoslavia, per non parlare di Brioni. Ma se i monarchi sono questi, gli perdonerei molto purché fossero in grado di far progredire il proprio paese. Questo è ciò che sta facendo l'Arabia Saudita, e si vede ad ogni passo.
  • Non penso che la comunità islamica sia in alcun modo passiva, e come suo membro sono soddisfatto delle sue posizioni. Gli Imam sono rimasti con il loro popolo nei momenti più duri.
  • I musulmani non hanno idoli ma modelli, persone di cui seguono l'esempio, e non sono sicuro che un gran numero di musulmani al mondo veda in Bin Laden un modello.
  • Rispetto ai talebani, non possiamo parlare di Islam. Il Corano proibisce chiaramente l'uso della forza e l'eccesso di fede.
  • Nei momenti di ottimismo, che non sono così frequenti, vedo che i confini del nostro paese non possono essere cambiati e che, messi di fronte a tutti gli aspetti della povertà, le persone di buon senso in tutti i tre popoli accetteranno uno spazio economico unico, affinché l'intera regione si avvicini all'Europa e ne diventi parte. Nel contesto europeo non esistono guerra e massacri, e così ai miei figli e ai miei nipoti verrà evitato di vivere la tremenda esperienza che ha vissuto la mia generazione.
  • Dopo l'uscita della Slovenia e della Croazia dalla Federazione, cosa che non ci aspettavamo, ci era rimasta solo la scelta tra restare in una Jugoslavia monca, con a capo Milosevic e Karadzic, e dichiarare l'indipendenza. La guerra in Bosnia Erzegovina non era evitabile, nemmeno se fossimo rimasti in quella Jugoslavia. Sarebbe iniziato sicuramente uno scontro serbo-croato sul nostro territorio, e anche così il paese sarebbe stato devastato, la gente sarebbe morta e i bosgnacchi sarebbero diventati carne da cannone tra i due belligeranti.
  • Per quanto riguarda la mia persona non sono stato, e non ho mai voluto essere, una forza violenta al cui solo cenno cadono delle teste. Durante la guerra, a Sarajevo vivevano sia gli accusatori che i giudici i quali solo per delle parole mi avevano spedito in prigione per 14 anni. A nessuno di loro è stato torto un capello. Non ricordo di aver mai dato del traditore a dei giornalisti, mentre non vi è alcun dubbio che alcuni di loro sono pronti tutt'oggi a scrivere le più grandi fandonie solo per vendere il proprio giornale.

Citazioni su Alija IzetbegovićModifica

  • I diplomatici inglesi e americani che lo incontrarono durante la grande crisi della prima metà degli anni Novanta scoprirono una personalità enigmatica. Desiderava conservare l'unità multietnica della sua repubblica, ma era profondamente religioso e incline a lasciare che la fede, nelle questioni controverse, avesse il sopravvento. (Sergio Romano)
  • Il presidente Alija Izetbegovic, che ha spesso nobilmente incarnato la resistenza, non sfugge del tutto alle tentazioni autoritarie di un nazionalismo musulmano (da non confondere con l'integralismo religioso, che praticamente non esiste). (Bernardo Valli)
  • In un primo tempo Izetbegović voleva che la Bosnia diventasse una provincia autonoma, multietnica e multireligiosa della Iugoslavia, ma quando la Slovenia e la Croazia furono riconosciute nazioni indipendenti dalla comunità internazionale, decise che l'unica possibilità per la Bosnia di sfuggire al dominio serbo consisteva nell'ottenere anch'essa l'indipendenza. Karadžić e i suoi alleati, molto legati a Milošević, avevano altri programmi. (Bill Clinton)
  • Si piega e si spezza; più che un protagonista è una vittima con le stigmate della sua terra, da sempre definita «triste Bosnia». (Demetrio Volcic)

NoteModifica

  1. a b Da Izetbegovic: 'Colpa dell'Occidente', la Repubblica, 17 aprile 1993.
  2. Da Izetbegovic dal papa 'Ci aiuti a sopravvivere, la Repubblica, 12 giugno 1993.
  3. Da Izetbegovic: 'No alla pace la guerra continuerà', la Repubblica, 14 gennaio 1994.
  4. Da Avete abbandonato la Bosnia, la Repubblica, 6 dicembre 1994.
  5. Da Salvate Sarajevo, salverete il mondo, la Repubblica, 4 luglio 1995.
  6. a b Da Indirizzo di omaggio del Presidente Alija Izetbegović al Santo Padre,, Papa.pa, 13 aprile 1997
  7. a b c Da Izetbegovic, 'I musulmani commisero dei crimini, la Repubblica, 1 dicembre 1997.

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