Alda Grimaldi

regista italiana

Alda Grimaldi, detta Dada (1939 – vivente), regista italiana.

Alda Grimaldi nel 1969

Citazioni di Alda GrimaldiModifica

  • [Su Raf Vallone] Raf è stato un uomo meraviglioso, non soltanto professionalmente ma anche umanamente, aveva una sensibilità straordinaria ed era molto spiritoso. Quando stavamo da loro a Sperlonga, si alzava presto, andava in giro per i campi e tornava con i fichi freschi per mio marito a cui piacevano tanto. Lasciava una poesia alla moglie sul cuscino con un gelsomino. Ha avuto belle storie d'amore prima di incontrare Elena, ma ha amato sempre Elena fino alla fine.[1]

Alda Grimaldi, regista, pioniera

Intervista di Silvana Silvestri, ilmanifesto.it, 13 agosto 2022.

  • [«Jean Renoir, in visita al Centro [Sperimentale di Cinematografia], le fece dei bellissimi complimenti...»] Sì, mi disse che con le mie gambe avrei fatto molta strada... ma io con le gambe preferii camminarci.
  • Guardi, in un certo senso Visconti mi adottò. Fui io a battere la sceneggiatura di Ossessione a macchina, a casa sua. Lui rimaneva solo durante le soste ed io con lui. Fu lui a farmi comprare dei mocassini particolari a Ferrara, dove aveva acquistato anche i suoi. Tempo dopo — facevo del doppiaggio a Milano — durante l'ennesima trasferta da Torino il treno fu bombardato. Mi salvai a malapena fuggendo nei prati. Quando tornai sul treno mi accorsi che i miei mocassini si erano rotti all'altezza dell'alluce.
  • [Su Umberto Eco] Era un ragazzo molto divertente e molto, molto spiritoso, assolutamente lontano dal personaggio del professore paludato e serioso che gli si volle affibbiare.
  • [«Come sottacere la sua amicizia con Cesare Pavese?»] Certo, certo, come no. Eravamo tre amici inseparabili: io, Cesare e Raf Vallone. Vallone non legava con Calvino, troppo diverso forse caratterialmente, noi tre eravamo più "compagnoni". Eravamo inseparabili e il nostro punto di riferimento era il ristorante «Le tre galline», ancora in voga. D'estate chiudeva i battenti per aprire sulle rive del Po. Raf nasce come amico di mio marito, Giovanni Rubino detto "Ciccio". Mio marito lavorava alle Molinette, io e Cesare lo accompagnavamo spesso durante le visite. Mi ricordo, era già autunno, quando aspettando che Ciccio uscisse, Cesare raccolse da terra una foglia che misi subito in un libro che avevo con me. Per anni non ricordavo più dove avessi messo quel libro, m'è tornato fra le mani giorni fa ed ho ritrovato la foglia... [«Com'era Pavese?»] [...] lungi dall'essere il musone che hanno descritto, era invece un compagno ilare, allegro, con uno humour molto inglese, molto raffinato. Potrei dire: un "burbero allegro". Fu lui a farmi conoscere la letteratura americana, soprattutto Fitzgerald. Una cosa strana, ci davamo sempre del "lei". Non mi chieda perché, faceva parte di un certo aplomb torinese. Lui veniva ogni giorno alle 14, puntuale come un orologio, a casa nostra per il caffè. Abitavamo vicini all'Einaudi. In un certo senso ci aveva adottato. Diceva sempre che la famiglia uno non se la può scegliere "...e voi siete la mia famiglia", diceva.

La magnifica storia della prima regista tv

Intervista di Giusy Cascio, sorrisi.com, 20 ottobre 2022.

  • Ripenso spesso all'autunno del 1943. Io dovevo tornare a Torino per prendere vestiti e cappotti pesanti dal mio guardaroba. Ma ci furono i bombardamenti aerei sulla città e la casa dei miei genitori bruciò. Così Clara Calamai, che sul set di Ossessione di Luchino Visconti era diventata una mia grande amica, mi regalò il suo paltò. E quel paltò l'ho indossato per tutta la vita.
  • Sa, io da bambina sognavo di fare l'attrice. Ho iniziato a recitare nel 1937, a teatro. Poi sono arrivate le particine in un film di Vittorio De Sica, Maddalena... zero in condotta e La principessa del sogno, diretto da Roberto Savarese e Maria Teresa Ricci. Il salto fu quando ottenni la borsa di studio per frequentare il Centro sperimentale di cinematografia a Roma. I miei compagni di corso erano Giuseppe De Santis, Pietro Germi, Michelangelo Antonioni... [«Registi immensi! Siete diventati amici in classe durante le lezioni?»] Peppe [De Santis, ndr] mi diede il soprannome "Dada", che mi è rimasto. Ho anche doppiato un'attrice nel suo film forse più famoso, Riso amaro, e ho guadagnato bene perché pagavano doppio. Anche di Germi ero molto amica. Antonioni era più musone. E si è visto poi nei film che ha fatto: bellissimi, per carità, ma non certo gioiosi [ride].
  • [«Come è approdata alla tv?»] Avevo firmato il contratto per fare un film con Luigi Zampa ed ero andata a Napoli con i miei libretti da studiare, quando mi arrivò la telefonata di Sergio Pugliese dal suo ufficio di via Arsenale che mi disse: "Grimaldi, venga: la televisione la facciamo!". Lui, che sarebbe diventato il primo direttore della tv di Stato, sciolse il mio contratto senza penali e io tornai a Torino per le prime trasmissioni sperimentali. [«Il suo primo incarico?»] Ho iniziato come annunciatrice, nel 1949. Alla regia sono arrivata grazie a quello che avevo imparato al Csc, in un momento d'oro: quando fare tv era come fare cinema. Io spostavo anche mobili, quando c'era da spostarli. Una volta, in un programma con Alberto Sordi mi portai da casa una coperta per fare un fondale, ma era troppo corta e quindi lo inquadrai in piano americano, senza i piedi.
  • Il maschilismo c'è sempre stato ed è duro a morire, ma lavorare come regista per me era una cosa semplicissima perché avevo studiato, avevo le capacità. Avevo imparato come ci si comporta e che non era il caso di fare la civetta. I miei colleghi mi rispettavano perché apprezzavano ciò che facevo. Mi consideravano, e lo ero, una di loro.
  • [«E quando si passò dalla tv in bianco e nero al colore? Intuì subito la portata del cambiamento?»] Io c'ero! Realizzammo il primo spettacolo a colori con gli attori del Bagaglino. Ma lì per lì eravamo troppo impegnati a lavorare, non veniva da pensare: "Caspita, stiamo facendo la storia!". E in fondo è giusto così.
  • Da giovani si pensa: "In pensione andrò a vivere al mare". Invece, ve lo assicuro, da vecchi si vive meglio in città!
  • [«E la tv di oggi la guarda, le piace?»] Non troppo. La accendo al mattino come sottofondo per le faccende. E la sera guardo Lilli Gruber, perché ha ospiti interessanti. Poi guardo qualche documentario sulla natura e gli animali. Il resto è troppo diverso dalla tv dei miei tempi: noi avevamo solo tre camere, le muovevamo a braccio, e nel corso della giornata almeno una si rompeva. Oggi ne hanno otto, e le azionano a distanza: è un altro mondo.

NoteModifica

  1. Citato in Gli amici del cuore a Torino, poro.it.

FilmografiaModifica

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