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Alberto Ongaro

giornalista, scrittore e fumettista italiano

Citazioni di Alberto OngaroModifica

Da Alberto Ongaro: "Ho scritto dei mari di Corto Maltese ma ora le parole non navigano più"

Intervista di Antonio Gnoli, Repubblica.it, 19 giugno 2016

  • [Sulla sua vita] Ho visitato quasi tutto il visitabile, anche le zone impervie del mondo. Sono stato diversi anni in Argentina con il mio amico Hugo Pratt. Ho fatto il giornalista per l'Europeo: molti reportage è un lungo periodo da corrispondente a Londra. Ho scritto libri e vinto premi, come il Campiello, ho conosciuto persone migliori di me e peggiori. Il mondo di carta e il mondo vero li ho frequentati in eguale misura.
  • [Su Franco Basaglia] Non sembrava uno studente brillante. Nessuno dei suoi amici immaginava cosa avrebbe fatto nella vita. Mostrava timidezza nel parlare ma, al tempo stesso, aveva un modo bellissimo di ridere. Ricordo che all'università di Padova un giorno mi disse: sai, mi piacerebbe occuparmi dell'acqua. Come dell'acqua, dissi io. Sì, della cosa più elementare che conosca, replicò. Poi si iscrisse a medicina.
  • [Su Alexandros Panagulis e Oriana Fallaci] Panagulis era molto simpatico. Compensava il protagonismo di Oriana. La quale a un certo punto cominciò a sbraitare, non ricordo più contro chi. Ma questa era la cosa meno importante. Panagulis prese a battere con la forchetta sul bicchiere. Richiamò la mia attenzione e mi disse: cosa mi dai se la faccio tacere? Credo fosse il solo ad avere influenza su di lei.
  • [Sulla città di Venezia odierna] Sembra aver trasformato il prestigio di un tempo in quello di una banconota falsa.
  • [Sulla città di Venezia della sua gioventù] Tutto ciò che di bello c'era fuori mi sembrava riconducibile a un sobborgo veneziano. Anche le lingue a volte pareva avessero una cadenza veneziana.

Incipit di Interno argentinoModifica

La lettera del notaio Espinoza da Buenos Aires annunciava la morte per attacco cardiaco del dottor Pedro Ibarra Medina e quindi l'automatica risoluzione del contratto di affitto dell'appartamento numero 16 di calle Eduardo Costa 1558, Martinez, Capital Federal. Aggiungeva che i familiari del dottor Ibarra Medina avevano già provveduto a rimuovere gli effetti personali e quei mobili che erano stati proprietà del defunto – un canterano coloniale nell'ultima camera a destra in fondo al corridoio, una poltrona da salotto e, naturalmente, libri registri documenti – e chiedeva istruzioni su che cosa si dovesse fare dell'appartamento, se tornare ad affittarlo, se venderlo o tenerlo a disposizione del proprietario.

BibliografiaModifica

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