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L'attentato a Ferdinando II di Agesilao Milano in una stampa ottocentesca

Agesilao Milano (1830 – 1856), militare italiano.

Indice

Citazioni di Agesilao MilanoModifica

  • Dio mio, muoio come un ladro per la libertà d'Italia.[1]

Citazioni su Agesilao MilanoModifica

  • Agesilao Milano fu impiccato la mattina del 13 dicembre; e l'esecuzione, preceduta dalla solita questua delle sante messe, fu così lunga e lugubre, che strappò le lacrime a molti e lasciò nei soldati incancellabile impressione. Egli morì con coraggio, dichiarando di non essere un volgare assassino, di aver affrontato il Re alla luce del sole, il Re a cavallo e armato, e ripetendo di averlo fatto per la felicità dei popoli. (Raffaele de Cesare)
  • Nel 1848 s'era trovato a Spezzano fra i militi del Ribotty; e fin d'allora, si asserì, concepisse il disegno di liberare i popoli delle Due Sicilie dal tiranno. Era un eroico alluccinato, il quale credeva che, tolto il Re[2] di mezzo, la libertà sarebbe stata assicurata nel Regno. Volontà di ferro, carattere chiuso, spirito esaltato, ma che sapeva dominarsi e dissimulare, mazziniano ardente, egli agì per suo conto. (Raffaele de Cesare)
  • Per giudicare Agesilao Milano [dopo l'attentato alla vita del re], il tenente generale Lecca convocava un consiglio di corpo del 3° battaglione cacciatori, preseduto dal capitano Enrico Pianell ed avente a commissario relatore Carlo Bertini. All'avvocato suo difensore, Milano disse di non aver nulla ad aggiungere, se non che non essere mai stato folle, siccome voleva far credere la difesa, e di aver operato con senno e premeditazione, né pentirsene. Quando gli fu letta la sentenza, all'udire la parola capestro, volse gli occhi al cielo. (Nicola Nisco)

NoteModifica

  1. Dalla relazione sull'esecuzione del commissario Berti; citato in Niccola Nisco, Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860, quinta edizione, Alfredo Guida editore, Napoli, 1908, Libro secondo, parte seconda, cap. XXII, p. 360.
  2. Ferdinando II delle Due Sicilie (1810–1859).

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