Walter Ralston Martin

Walter Ralston Martin (1928 – 1989), pastore battista e scrittore statunitense.

Il Geova della Torre di GuardiaModifica

  • [Su Charles Taze Russell] Come oratore soggiogò molti, come teologo non impressionò nessun competente, come uomo venne meno al cospetto del vero Dio. Egli viaggiò e parlò molto, svolgendo energiche campagne per un grande «risveglio» nel mondo. Nei suoi scritti e nelle sue conferenze negò molte dottrine cardinali della Bibbia: La trinità, la divinità di Cristo, la sua resurrezione fisica ed il suo ritorno nel corpo, la punizione eterna dei perduti, l'esistenza dell'inferno, la vita eterna dell'anima e la validità dell'espiazione illimitata, per dirne solo alcune. Per essere sinceri si può dire in tutta onestà che Russell non aveva né la preparazione né l'istruzione che giustificassero una tale sua interpretazione delle Scritture. (pp. 32-33)
  • [Su Charles Taze Russell] Dal punto di vista psicologico, egli era un egocentrico la cui immaginazione non conosceva limiti. I suoi seguaci lo pongono sullo stesso livello di San Paolo, Lutero e Wycliff come annunziatore dell'Evangelo. Parole trite per un uomo che definiva i suoi scritti necessari alla chiara comprensione delle Scritture e che giunse ad affermare che sarebbe stato meglio non leggere le Scritture e leggere i suoi libri, anzi che leggere le Scritture e trascurare i suoi libri. (p. 33)
  • Il russellismo non è morto con Russell, esso vive col suo nuovo nome «La Torre di Guardia Annunziante il Regno di Geova». Il sogno del pastore gli è sopravvissuto e costituisce oggi un vivente rimprovero per i cristiani di ogni dove. (p. 34)
  • Negli anni che seguirono alla morte di Russell, il potere e la popolarità acquistati da Rutherford si accrebbero in maniera tale che opporsi a lui era come voler porre in dubbio l'autorità di Geova Iddio. (p. 35)
  • Rutherford rasentò sovente il trionfo egocentrico del suo predecessore. Ciò, specialmente quando nel suo testo Perché servire Geova? (pag. 62) dichiarava di essere il portavoce di Geova per l'età presente e che Dio aveva dato alle sue parole carattere di divino mandato. È utile osservare la maniera nella quale Rutherford, come avviene del resto per tutte le sedicenti «incarnazioni dell'infallibilità» rivelò abissale ignoranza dei precisi ordini del Signore, particolarmente contro la predicazione di un qualunque altro vangelo. (pp. 35-36)
  • [Su Joseph Franklin Rutherford] Il grande magnetismo emanante dalla sua persona e l'aria di mistero che lo circondava spiegano molto probabilmente il suo successo come capo; infatti perfino durante la sua vita egli fu quasi un personaggio leggendario. Il giudice evitava di farsi fotografare pur essendo molto fotogenico e nonostante il portamento imponente che assumeva quando era abbigliato nel suo familiare colletto duro, cravatta a farfalla ed abito nero. (pp. 36-37)
  • Il nome testimoni di Geova altro non è che un pseudonimo per Russellismo o Aurora Millenniale. [...] Alla morte di Russell, il neo-eletto presidente, giudice Rutherford, comprese il pericolo costituito dal restare russellisti, e nel corso di quindici anni si adoperò per celare i movimentati trascorsi del «pastore», che avevano nuociuto non poco al progresso dell'organizzazione. Nel 1931 egli riuscì a dare ad essa il nome di «testimoni di Geova» evitando così il titolo di russellisti. Da uomo abile quale era, Rutherford riuscì così a celare la malgradita base teologica russellista ed a indurre milioni di persone a credere che quella dei testimoni di Geova fosse un'altra organizzazione. (p. 52)
  • I testimoni di Geova si dilettano non poco nell'affermare che la parola Trinità non esiste come tale nella Bibbia. Affermano anzi che poiché non fa parte delle Scritture, deve essere di origine pagana, e non dovrebbe essere presa nemmeno in considerazione. Sfugge però ai testimoni di Geova che la parola stessa «Geova» da essi ritenuta il solo vero nome di Dio, non appare come tale nella Bibbia, ma è un'interpolazione delle consonanti ebraiche YHWH o JHVH e che tutte le vocali aggiunte lo sono arbitrariamente. Quindi esso sarebbe non biblico alla stessa maniera in cui non lo sarebbe la Trinità. (p. 55)
  • L'affermazione dei testimoni di Geova che a diffondere ed introdurre nel credo del cristianesimo la dottrina della triplice unità di Dio siano stati Tertulliano e Teofilo è ridicola e non merita nemmeno il tentativo di una confutazione. Ogni studio non tendenzioso dei fatti convincerà lo studioso imparziale, che già prima di Tertulliano e di Teofilo la dottrina era allo studio e considerata sana. Nessuno dubita della pratica tra i pagani, come Babilonesi e Egiziani del culto di divinità demoniache, ma chiamare dottrina del diavolo la dottrina del Dio trino [...] come fanno i testimoni di Geova è blasfemo e frutto di menti incolte e di anime ottenebrate. (p. 56)
  • I testimoni di Geova [...] negano la risurrezione fisica del Signore Gesù Cristo e sostengono invece che Egli fu risuscitato come «divino essere spirituale» o come «invisibile creatura spirituale». Essi rispondono all'obiezione presentata dalla sua apparizione in forma umana, asserendo che Egli prese semplicemente le forme umane necessarie perché potessero vederlo, in quanto come Logos sarebbe stato invisibile ad occhio umano. In breve, Gesù non comparve nella «stessa» forma che pendé dal legno, poiché «se si dissolse in gas o sia conservato in qualche luogo a ricordo dell'amore divino». (p. 83)
  • I testimoni di Geova sostengono che l'espiazione non è compiuta interamente da Dio, malgrado le dichiarazioni di 2 Corinzi 5:20, ma piuttosto metà da Dio e metà dall'uomo. Secondo la loro tesi Gesù eliminò gli effetti del peccato di Adamo mediante il proprio sacrificio sul Calvario, ma l'opera sarà completata solo al ritorno volontario presso Dio dei sopravvissuti di Harmaghedon che diventeranno sudditi del governo teocratico di Geova. Per i testimoni di Geova la piena realizzazione di tutto si avrà mediante la riconciliazione con Dio all'avvento del regno millenniale. Questa interpretazione estremamente irragionevole ed illogica della Scrittura annulla la validità della «infinita espiazione» di Cristo offerta incondizionatamente da Dio all'uomo. Russell ed i testimoni di Geova hanno denigrato il sangue di Cristo concedendogli solo parziale potenza purificatrice, ma la verità non può essere annullata; o esso è sufficiente o è insufficiente. In tale ultimo caso l'uomo è disperatamente perduto in un dedalo di dottrine inconcludenti che postulano un sacrificio finito e quindi un dio finto. (p. 86)
  • Nelle Scritture [...] viene chiaramente insegnato che coloro che respingono Cristo come proprio Signore subiranno una punizione ed un tormento eterni, di cui avranno coscienza, ed il linguaggio impiegato nei testi non lascia dubbi sulla conferma che di ciò ne davano gli apostoli. I testimoni di Geova ritengono Dio un demonio perché esegue l'eterna giusta condanna. Essi fanno un gran parlare di un Dio amorevole, ma dimenticano che poiché Egli è amore, è anche giustizia e deve richiedere punizione senza fine per chiunque calpesti il prezioso sangue di Cristo, l'Agnello immolato sin dalla fondazione del mondo per i peccatori perduti. La morte non è estinzione, l'inferno non è un'illusione, e l'eterna punizione è una terrificante realtà dell'infinita giustizia di Dio nei confronti delle anime degli increduli. (p. 95)
  • Il «pastor Russell» il loro fondatore, che essi cercano di tenere nell'ombra, celando cioè il suo spiacevole passato e l'importanza teologica che egli riveste per il movimento. Ne parlano solo allorché si dimostra necessario e nel modo più succinto possibile, sarebbe molto fiero dei suoi seguaci come avverrebbe per il suo defunto successore il giudice Rutherford. Questi principali apostoli del russellismo hanno ben insegnato ai loro discepoli l'arte degli equivoci fondati sui giochi di parole, e di una irremovibile sfrontatezza, caratteri che distinguono sempre tutti gli sforzi compiuti dai testimoni di Geova. (p. 113)
  • Con un metodo di ragionamento sconosciuto ad ogni logico processo di pensiero, la Torre di Guardia «scoperse» improvvisamente l'esistenza della proibizione contenuta nella Bibbia di operare trasfusioni di sangue. Per nulla ostacolati dal fatto che la Bibbia non parla affatto di tale argomento, completamente ignoto a quel tempo, la «Torre di Guardia» proclamava nel suo numero del 1 luglio 1945, in un articolo dal titolo «Santità del sangue», che la trasfusione di sangue umano, anche ove fosse in pericolo la vita di un paziente, costituiva violazione al patto di Geova. (p. 112)
  • Nel Vecchio Testamento troviamo contenuta la proibizione fatta da Geova di mangiare, perché impuro, il sangue di animali e ugualmente quindi il sangue umano. Da un punto di vista tecnico la trasfusione di sangue è un «alimentare» il corpo quando la malattia o l'anemia riducono la quantità di sangue, affamando gli organi vitali. Ma ciò non comporta in alcun modo possibile il sacrificio della vita, o l'arrecar nocumento alla vita di un altro, o ancora la violazione di un codice di leggi sacrificali esistente ne Vecchio Testamento. I testimoni di Geova non possono presentare un solo versetto in merito, sia per quanto riguarda la trasfusione sia circa un sacrificio cerimoniale, che potrebbe in qualche modo essere spiegato come argomento che proibisca di salvare la vita di un altro. Nell'amministrare una trasfusione non si sacrifica nessuna vita e non si mangia affatto del sangue in violazione alla proibizione fatta, ma si trasferisce della vita da una persona ad un'altra; si ricevono in dono forze offerte in uno spirito di carità e misericordia. (p. 125)
  • [Sui testimoni di Geova e le trasfusioni di sangue] Finanche il giudice Rutherford con tutti i suoi torti rabrividirebbe dinanzi a questo travisamento fatto ai danni della ragione e della Scrittura. (p. 128)
  • Appare chiaro ad ogni individuo raziocinante che studi le Scritture non servendosi delle interpretazioni della Torre di Guardia, che Cristo mostrò comprensione verso la sofferenza altrui e ne guarì le cause ogni volta che l'incontrò. Quanto più dovrebbero quelli fra noi che sono suoi servi, essere sempre pronti ad alleviare il dolore e la sofferenza degli altri se ciò è nelle nostre possibilità. La Bibbia non parla mai contro le trasfusioni di sangue, sotto alcuna forma, ma solo contro il mangiar sangue in una maniera puramente sacrificale. (p. 131)
  • Ci dà forse Iddio in qualche parte una ragione umanamente comprensibile per l'elezione a salvezza di una persona e l'eterna dannazione di un'altra? No, Egli non dà alcuna «ragionevole» risposta a questo potere di scelta da Lui esercitato. Anzi Egli ci dice con garbo di badare ai fatti nostri, come è scritto al nono capitolo dell'Epistola ai Romani. [...] Quindi non dipende dalla volontà o dagli sforzi dell'uomo, ma dalla misericordia di Dio. Egli ha mercé di chi vuole e indurisce il cuore di chi vuole. (p. 137)
  • Essi non hanno alcun dubbio sul fatto che se Gesù è Geova Dio, li attende allora la condanna delle fiamme dell'inferno, ed essi temono ciò al di sopra di ogni altra cosa. Questo spiega quindi in gran parte il loro accanimento contro le dottrine dell'inferno e della Trinità. [...] L'idea di essere puniti in un fuoco inestinguibile per la loro disubbidienza a Dio è probabilmente il vincolo più forte che tiene legata insieme la fragile struttura della Torre di Guardia. (p. 139)
  • Nessuno studioso che si rispetti, si opporrà ovviamente all'uso del nome di Geova nella Bibbia. Ma poiché ci sono date solo le consonanti ebraiche YHWH, la pronunzia è sempre incerta, e il volersi intestardire in maniera dogmatica su Geova significa voler infrangere i limiti di una buona linguistica, e la loro affermazione arrogante di aver ripristinato l'uso del nome divino è semplicemente penosa. Tutti gli studiosi di ebraico sanno che tra le consonanti YHWH o JHVH si può inserire qualsiasi vocale, e quindi in teoria il nome di Dio potrebbe risultare in qualunque forma, da JoHeVaH a JiHiViH e così via, senza con ciò far alcuna violenza alla grammatica della lingua. (p. 154)
  • Per i testimoni di Geova [...] Cristo non sta per venire; è già venuto (1914 d. C.), ma in forma invisibile, e dirige le proprie attività attraverso la sua organizzazione teocratica che risiede a Brooklyn, nella città di Nuova York. (p. 163)
  • A sostegno e «prova» che i 144.000 altri non sono che la «classe spirituale» dei fedeli russellisti (nella quale sono compresi, s'intende, il «pastor» Russell e il giudice Rutherford) i quali al momento della morte vengono trasportati immediatamente nel regno celeste per essere con Cristo, i testimoni di Geova citano Apocalisse 7:14 e 14:1, 3. Ma sfugge agli zelantissimi apostoli di confusione che i 144.000 sono Giudei, non Gentili, e che neppure si tratta dello «Israele spirituale» perché vengono nominati per tribù, particolare di sapere decisamente giudaistico riflettente un'ispirazione ed un senso di natura terrena. (pp. 175-176)
  • La mente giuridica di Rutherford rese ragionevoli per la mente delle persone a cui si rivolgeva, la maggior parte delle congetture e delle sofisticherie linguistiche da lui create, e i suoi libri sono capolavori di illogiche e invalide premesse che portano a conclusioni altrettanto illogiche ed invalide. (p. 181)
  • Un'altra caratteristica che distingue la Società è quella di non far firmare le proprie pubblicazioni, come «Sia Dio riconosciuto verace»; «La verità vi farà liberi»; la «Traduzione del Nuovo Mondo» e così via. Non impegnando nessuno con la propria firma la Società sfugge allo spiacevole compito di dover rispondere dei loro numerosi svarioni. La loro tipica risposta è: «Molte persone hanno collaborato alla stesura dei libri, non si tratta dell'opera di un solo autore, ecc.». Nella loro situazione imbarazzante, non avendo alle loro spalle alcuna autorità riconosciuta in questo campo, hanno scelto la condotta più accorta, il silenzio. (p. 182)
  • La verità è che, tra tutte le sette esistenti nel mondo religioso, i testimoni di Geova costituiscono quella dove si dà meno importanza alla cultura. Secondo Selezione del Reader's Digest, meno dell'un per cento di tutti i suoi aderenti ha un'educazione di livello universitario, mentre solo meno del quindici per cento possiede istruzione media. Si aggiunga a ciò che la Torre di Guardia non possiede collegi universitari o seminari riconosciuti nei quali preparare i suoi «ministri» e missionari. [...] La religione dei testimoni di Geova non ha perciò nulla di intellettuale ma è in realtà composta di un notevole gruppo di sinceri benché male istruiti pseudoteologi che fa da scorza intorno ad un nucleo di abili, astuti, navigati impostori, ed agli insegnamenti di Charles Russell e di Rutherford. (pp. 188-189)
  • [Su Charles Taze Russell] Egli non fu mai ritenuto uno studioso qualificato della Bibbia fuori dell'ambito della setta e possedeva notoriamente un'istruzione frammentaria, che difficilmente giustificava la grandezza delle sue asserzioni relative ai suoi ammaestramenti. Egli non fu mai temuto dai ministri dell'ortodossia: dal punto di vista biblico le sue tesi avevano sapore dilettantistico e puerile, sì che pochi eruditi si presero la pena finanche di confutarle. (p. 196)
  • La chiesa cristiana mostra il suo amore per gli increduli dando da mangiare ai suoi nemici e benedicendo quelli che la maledicono. I testimoni di Geova nella loro grande maggioranza amano solo quelli della loro cerchia e provvedono solo ai loro bisogni. (p. 201)
  • [Su Dwight D. Eisenhower] Il fatto che la madre del Presidente fosse una testimone di Geova non serve certo a raccomandare a tutti di entrare a far parte della setta più di quanto il fatto che suo figlio sia presbiteriano non dovrebbe orientare il pubblico verso le idee di Giovanni Calvino, che, detto per inciso, hanno ben più precisi meriti dal punto di vista della teologia cristiana. (p. 202)

BibliografiaModifica

  • W. R. Martin & N. H. Klann, Il Geova della Torre di Guardia, traduzione di Giulio Montagna, Centro Biblico, 1968.

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